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The Tragedy of Macbeth, Shakespeare in streaming | Recensione

Il nuovo film di Joel Coen (senza fratello) ha un tono sognante e un Denzel Washington esplosivo

Joel Coen ha per la prima volta sceneggiato e diretto un film senza il fratello Ethan, ma si è scelto un partner all’altezza: William Shakespeare. In The Tragedy of Macbeth, Coen ha condensato la storia di ambizione sanguinosa della tragedia scozzese, scegliendo per protagonista un Denzel Washington capace di un’interpretazione che incolla allo schermo della vostra TV (il film è disponibile in streaming su Apple TV+). In questa recensione vi raccontiamo cosa ci ha fatto provare The Tragedy of Macbeth, un film che tiene i piedi in due mondi, quello del teatro e quello del cinema, più che adattare uno all’altro.

Recensione di The Tragedy of Macbeth, fra teatro e cinema

Shakespeare è l’autore più adattato al cinema (anche se Stephen King sta recuperando terreno). Di solito, ci sono tre strade che i registi seguono per farlo. Da un lato c’è chi vuole semplicemente portare il teatro sul grande schermo. Sfruttando i primi piani per dare potenza alle interpretazioni, muovendo la telecamera fra le scene in modo da non essere costretti alle stesse scenografie. Ma restando fedelissimi al testo del Bardo.

Altri decidono di trasformarlo in puro cinema. Portando l’azione al livello successivo, qualcosa di potente specie in drammi come Macbeth, con battaglie e omicidi in ognuno dei cinque atti. Adattando il testo in modo che suoni più semplice da capire alle nostre orecchie moderne, pur rispettandone le dinamiche. Infine, ci sono quelli incapsulano il concetto dell’opera ma lo traducono con diversi personaggi e ambientazioni: West Side Story per Romeo e Giulietta, Il Re Leone per Amleto.

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Joel Coen e Frances McDormand sul set (Credit: Apple TV+)

Joel Coen, fra la trasposizione fedele a teatro e la reinterpretazione cinematografica, sceglie una via di mezzo complicata. Il testo Shakespeariano brilla con tutte le sue rime, anche se Coen l’ha condensato in un’ora e quarantacinque minuti, rimuovendo ogni scena, ogni battuta che non racconta dell’ascesa al trono di Scozia e della crudeltà ambiziosa di Macbeth. Ma dalla recitazione all’ambientazione, la sua trasposizione è un ibrido di cinema e teatro davvero interessante.

Recitare per la telecamera o per la sala

La prima scena di The Tragedy of Macbeth apre sulle streghe che predicono il futuro di Macbeth, re di Scozia. Kathryn Hunter interpreta tutte e tre le sorelle in un’unica terrificante strega, che si contorce in pose impossibili e graffia con la sua voce che, nella bocca di un’attrice con minor genio teatrale, sembrerebbe esagerata. Ma Hunter ha incantato il pubblico da ogni palco, compreso il Globe di Londra. La sua interpretazione ci strega, spaventa e ammalia.

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Kathryn Hunter interpreta tutte e tre le streghe (Credit: Apple TV+)

Agli antipodi recitativi, c’è Frances McDormand nei panni di Lady Macbeth. Una delle migliori interpreti cinematografiche di tutti i tempi, le bastano gli occhi per convincere Macbeth a portare avanti la sua sanguinosa ricerca del trono. Recita i versi perfetti assegnatile dal Bardo con una precisione che, in un teatro dal vivo dove la telecamera di Coen non può metterla in primo piano, non si vedrebbe.

Il film gioca in queste due dimensioni, con interpretazioni così grandi ed eloquenti che si sentono dall’ultima fila del teatro e altre che invece si intuiscono solo negli angoli espressionisti delle inquadrature. Corey Hawkins è un Macduff composto anche nel suo enorme dolore, Bertie Carvel è invece un Banquo in cui ogni espressione del volto è gridata. Brendan Gleeson come Duncan mostra una malinconia infinita, interpretando il re scozzese in maniera moderna eppure autentica.

Denzel Washington è un Macbeth eccezionale

La sintesi perfetta di questi due mondi però la rappresenta il protagonista, interpretato da Denzel Washington. A tratti si vede l’attore potente visto in Barriere, che urla la propria follia nel vedere un Banquo fantasma con la sua potente voce. Ma quando recita il suo più celebre monologo (“Domani, e domani, e domani“) lo fa invitando la telecamera a sentire il suo sussurro. Facendoci sentire come le parole del Bardo siano ancora modernissime: in quel monologo del 1606 c’è lo stesso esistenzialismo che i Coen hanno raccontato in Non è un Paese per Vecchi e A Serious Man.

Le streghe della Hunter ci fanno venire la voglia di correre a teatro. L’interpretazione di McDormand impressiona nei primi piani ma forse rende meno giustizia al testo potente. Washington invece riesce a cavalcare in entrambi i mondi della recitazione, alternando la furia che apprezzeremmo al Globe Theatre e le precise sfaccettature da godere in 4K.

Il suo Macbeth è atipico, ma sintetizza quella che sembra essere l’intenzione di Joel Coen con quest’opera. Una fusione di teatro e cinema, classico e moderno. Non piacerà a tutti, ma noi non siamo riusciti a staccare gli occhi dallo schermo in ogni scena, che Denzel Washington domina con forza.

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Denzel Washington e Frances McDormand sono Macbeth e Lady Macbeth (Credit: Apple TV+)

Set e fotografia da sogno

Joel Coen ha scelto Bruno Delbonnel come direttore della fotografia di quest’opera “da solista”. Lui e il fratello avevano già collaborato con Delbonnel per A proposito di Davis. Stefan Dechant invece ha curato la scelta dei set e il lavoro dei due ci sembra complementare, in qualche modo.

La scelta del bianco e nero, con un formato quasi quadrato per le inquadrature. Gli ambienti con geometrie rigide e glaciali, spogliate di tutto quello che non è essenziale alla trama (in camera da letto c’è solo il letto). Le inquadrature spesso con prospettive forzate, con primi piani ripresi dal basso, oppure campi medi che mostrano gli attori negli ambienti minimalisti. Giocando con il chiaroscuro e con le ombre in tutte le scene. Joel Coen ha voluto continuare il suo viaggio a cavallo fra teatro e cinema anche qui, facendoci sedere sotto il palco con la sua telecamera e mostrandoci set spogli ma evocativi.

Il risultato è un ambiente che ricorda l’espressionismo tedesco a tratti, facendoci sentire degli spettatori di un vecchio film degli anni Trenta. Ma nelle scene d’azione, come l’attacco al castello di Macduff o il combattimento finale fra quest’ultimo e Macbeth, ci ritroviamo in un moderno e cruento film storico. Un effetto potente e interessante. Anche se l’uso prominente di simboli e la nebbia che aleggia in ogni scena rischiano di essere un po’ esagerati. Almeno al cinema, mentre sarebbero più appropriati a teatro. Ma il rumore roboante di una goccia di sangue che cade sul pavimento, le dissolvenze perfette fra le scene e il ritmo incalzante della tragedia sono puro cinema.

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Joel Coen e Frances McDorman nel set di Dunsinane (Credit: Apple TV+)

Recensione di The Tragedy of Macbeth, molto più che un esercizio di stile

Noi siamo dei grandi fan dei Coen. Sanno giocare con il medium cinematografico come nessun altro, spezzandone le regole. Lebowski non dovrebbe funzionare, è un personaggio passivo e la trama continua senza di lui. Eppure è un capolavoro. E lo stesso potremmo dire di ognuna delle pellicole girate dalla coppia dei fratelli.

Anche da solo, Joel dimostra di applicare lo stesso metodo, persino a Shakespeare. The Tragedy of Macbeth diventa una ‘metaesplorazione‘ di cosa è cinema e cosa è teatro, che permette agli appassionati di discutere dopo aver visto il film su Apple TV+.

Ma secondo noi in quest’opera c’è molto di più di un’analisi interessante e uno stile ingombrante ma ben gestito. Chi non conosce Macbeth può impararne la storia e ascoltarne le rime, pur in versione sintetica e senza distrazioni per cogliere esattamente quello che succede. La fotografia e l’ambientazione sono epiche nella loro semplicità, dimostrando come il cinema possa emozionare anche solo con le immagini. E le interpretazioni mostrano una grande varietà di scelte recitative, che di solito non si vedono in un film.

Il risultato, per qualcuno, potrebbe essere un film con interpretazioni scostanti e set pretenziosi. Per noi, sono ispirate e diverse le prime e grandiosi i secondi. Ma nessuno può dire che The Tragedy of Macbeth non sia coraggioso e originale. Amatelo o odiatelo, ma guardatelo e discutetene. Magari anche con noi, dicendoci cosa ne pensate nei commenti!

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, Nerd da prima che andasse di moda.

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