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John Donne ti voglio bene.

Warning: questo articolo usa in modo disinvolto uomini di penna vissuti cinquecento anni fa. Accettatelo nel bene o nel male.
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E' normale, almeno nella statistica, che un Nerd sia introverso.
Sta bene in compagnia di se stesso, ama i momenti in cui è da solo, soprattutto quelli in cui può godersi le proprie passioni.
Io lo sono almeno. Non farò da campione dell'intero mondo, ma cerco di parlare di cose che so bene. E' normale vivere un mondo interiore frenetico, in continuo movimento e scambio di idee con se stesso e con quello che scopre dall'esterno; è parimenti normale che diventi una condizione privilegiata. Spesso cerchiamo la compagnia di poco più che noi stessi: magari i 'pochi ma buoni' con cui il linguaggio ormai è fitto di piccoli rituali quotidiani, ricordi, così via. Normali meccanismi di amicizia in cui s'intrecciano l'introversione e la fortissima dedizione a passioni sicuramente non da grande pubblico: anche il cinema per un appassionato è comunque fatto di persone ognuna sul proprio sedile. A parte quelle lì a provarci con l'altra/o.Sicuramente non paragonato all'andare allo stadio. 
Ed è normale, abbiamo passioni la cui prima fruizione è da soli o comunque fra noi stessi. 
Ma nessun uomo è un'isola, dice quel dannato inglese del seicento, intero in se stesso. Ogni uomo è un pezzo del Continente. 
John Donne, te lo dico di cuore: sei un rompiballe. 
Mi dichiaro Nerd, sono normalmente preso da un senso di superiorità nei confronti della massa superficiale e al 90% dei casi aborro i momenti di massa. La mia camera è la perfetta Fortezza della Solitudine e ormai, tra Internet e varie, ho più finestre sul mondo che non l'Empire State. Cosa venite tu inglese e pure tu dal Pulpito a farmi la morale?
Un passo indietro, allora. 
Quella del condividere è sempre una questione strana, e ultimamente ci ho pensato spesso per via del gioco di ruolo. Quello cartaceo.
Saltando tutti i processi di pensiero e il contesto: sono in un momento in cui l'esperienza ideale di gioco per me non è più con le stesse persone da anni. E' una cosa che faccio ancora e con grande gusto quando ci si riesce a trovare, ma non potrei rinunciare all'idea di conoscere – anche superficialmente, anche solo di nome – un buon numero di persone, diciamo un centinaio, e potere chiedere quando voglio "ehi, chi fa una partita a Pincopallino?". 
Mi è capitato per esempio di giocare con persone che conoscevo solo di faccia alcune delle partite più belle della mia carriera di appassionato. E con quelle persone ho finito per fare amicizia, legare, rigiocarci, o anche semplicemente per salutarci con un abbraccio come fra vecchi amici. Quest'ultima non sarà la più profonda delle considerazioni sulla socialità umana, ma diamine se non è liberatorio! 
E questo non prescindeva dal volere portare avanti una passione, in questo caso il gioco; anzi ne era profondamente legato. Perché prima di tutto ognuno ci metteva se stesso. Si impegnava, ci metteva passione, spunti personali, anche emozione se veniva provocata… davanti a quasi perfetti conosciuti. Qual è il segreto, secondo me? Che ognuno era lì per quello. Ci si fidava l'uno dell'altro, e ognuno partiva con l'idea che gli altri avessero belle idee. So a malapena come ti chiami ma mi fido che puoi fare qualcosa di bello.  
Esporsi agli altri è un rischio: puoi sempre trovare quello che ne approfitta. O anche se non lo fa, tu rischi sempre di svelare dei punti deboli ad altri.
Non starò a fare il conto dell'esperienza in cui qualcuno ti ha colpito alle spalle e magari tu hai fatto lo stesso con qualcun altro, chiunque ne ha avute di una e/o dell'altra. E non è sicuramente una condotta che puoi tenere sempre. Sul posto di lavoro può essere pericoloso. E poi il mondo ti dice spesso che tutti gli altri sono cattivi e aspettano per farti la pelle, la mitologia Nerd ti dice che gli Altri sono sempre lì pronti ad emarginarti di nuovo, non importa quanto Bill Gates e Nerd di successo vari siano all'apice, anzi forse proprio per un senso di ripicca… e così via.
Però, di nuovo, diamine quanto è liberatorio.
Soprattutto, non è un 'prendi uno a caso dalla strada e fidati come se fosse il tuo migliore amico'. Deve esserci qualcosa in comune, ovvio: devi sentirlo. E alla fine tutto questo sproloquio è qui giusto per dare una testata al mito che non esistano persone interessanti là fuori dalla nostra area sicura.
Insomma: un Nerd non è appassionato per eccellenza, in primis? Se c'è passione intesa come essere sempre in movimento, analizzare, scoprire, mettere in discussione quello che so… abbiamo già molto terreno in comune. E da quel terreno può nascere una sconfinata possibilità di confronto; o ci parlerò una volta sola, ma magari mi avrà dato lo stesso qualcosa.
Dal Pulpito ho avuto modo di presentarmi come un maledetto snob, certo; ma anche come una persona ottimista e desiderosa di condividere e scambiare le proprie passioni. 
Sarò ancora più franco: su queste pagine ci scrivo in primis per condividere qualcosa, che siano impressioni, scoperte o il dovere di informazione su argomenti di una certa importanza nel nostro mondo Nerd. Può essere banale, ma per me tutta la criticità e atteggiamento da torre d'avorio si trasformano in pulsione elitaria, in solitudine, solo se quella voglia di solitudine c'è di base. Mi considero uno snob ma di quelli che, proprio perché pretendono, vogliono ancora imparare e vogliono sentire cosa un'altra persona ha da dire.
Sicuramente non sono una 'cosa' autonoma, perfetta in solitudine: quello che mi piace lo voglio comunicare. E poi:
Se una Zolla viene portata via dall'onda del Mare,
la Terra ne è diminuita
come se un Promontorio fosse stato al suo posto,
o una Magione amica o la tua stessa Casa.
Ogni morte d'uomo mi diminuisce,
perché io partecipo all'Umanità.
E così non mandare mai a chiedere per chi suona la Campana:
Essa suona per te.
Per la chiusura solenne e poetica posso prendere come scusa il fatto che sono sul Pulpito.
Lascio John D. all'eterno riposo, passo e chiudo.

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Commenti

  1. Sono d’accordo, è accaduto anche a me di fidarmi di un perfetto sconosciuto soltanto perché si era sviluppato quello strano legame tra nerd appassionati delle stesse cose. Sai che l’altro non è lì per pugnalarti alle spalle, e ne sei sicuro perché è come te.

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