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Resident Evil: Welcome to Raccoon City – un passo indietro | Recensione

Le indicazioni dicevano "Raccoon City" ma, probabilmente, erano sbagliate

Oggi, 25 novembre, Resident Evil: Welcome to Raccoon City esce ufficialmente nelle sale cinematografiche. A distanza di quasi vent’anni dal primo capitolo della saga di Paul W.S. Anderson, il panorama cinematografico si arricchisce con un nuovo capitolo reboot realizzato da Johannes Roberts. Sarà riuscito a convincerci? Scopriamolo insieme con la nostra recensione.

La recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City

Resident Evil è uno dei franchise più famosi della Capcom ed era questione di tempo prima che qualcuno decidesse di trasformarlo in un film. Il primo a fare questo tentativo è stato Paul W.S. Anderson nel lontano 2002 con il primo film ispirato alla saga videoludica.

Sebbene l’intera saga cinematografica abbia riscosso un discreto successo, i videogiocatori non sono riusciti ad apprezzarla appieno a causa delle numerose mancanze e differenze con la saga videoludica. Prima tra tutte la presenza di Alice, personaggio inesistente nel franchise di Capcom, l’assenza di nomi fondamentali della serie e la poca coerenza con la trama.

Con l’arrivo dei nuovi capitoli la saga si è arricchita con nuovi personaggi – alcuni arrivati direttamente dal famoso franchise di Capcom. Tuttavia questo elemento non è comunque riuscito a convincere i fan della saga videoludica. In effetti possiamo affermare che, nel corso degli anni, le trasposizioni cinematografiche ispirate ai videogiochi non hanno riscosso un grande successo.

In un modo o nell’altro mancava sempre qualcosa, un elemento chiave oppure una coerenza narrativa che non permetteva alla pellicola di portare onore al prodotto videoludico.

Pochi anni fa Johannes Roberts, grande appassionato della saga di Capcom ed esperto di film horror, ha annunciato il suo speciale ritorno alle origini con Welcome to Raccoon City. Roberts ha rivelato che la sua pellicola avrebbe reso i videogiocatori fieri.

Nei mesi passati, dopo aver confermato il titolo ufficiale della pellicola, Roberts ha confermato ancora una volta che il film avrebbe incluso elementi dei primi due videogiochi. Tra di essi ha evidenziato l’amata Stazione di Polizia di Raccoon City e l’incredibile Spencer Mansion, icona del primo Resident Evil (Biohazard). Roberts ha inoltre voluto sottolineare più volte che il film sarebbe stato il più fedele possibile alla famosa saga videoludica che ha conquistato il mondo.

I dubbi però sono sorti quasi subito: in che modo il regista sarà riuscito a mettere in scena due linee temporali differenti? Come ben sappiamo nel primo Resident Evil la Squadra Alpha arriva alla Spencer Mansion il 24 luglio 1998 mentre la storia di Resident Evil 2 si svolge circa due mesi dopo, il 29 settembre 1998.

Adesso lo scopriamo insieme.

Le indicazioni dicono “Benvenuti a Raccoon City”…

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Questa è la prima differenza sostanziale con la saga videoludica. Johannes Roberts ha deciso di ambientare il suo film il 30 settembre 1998, cambiando un po’ le carte in tavola a suo favore. Siamo onesti: questo cambiamento non ci ha sconvolto più di tanto perché ci ha permesso finalmente di vedere i nostri personaggi in azione – o meglio, di vederli.

Jill Valentine, Chris Redfield ed Albert Wesker si recheranno comunque a Villa Spencer mentre Leon S. Kennedy e Claire Redfield si tratterranno alla Stazione di Polizia di Raccoon City ed esploreranno luoghi vicini. Inoltre i loro destini, in un modo o nell’altro, si intrecceranno senza però andare ad appesantire troppo la trama.

I problemi, in realtà, sono altri.

La fedeltà e il ritorno alle origini di cui ha parlato Roberts sono presenti ma tremendamente incompleti. Il nostro cuore ha sobbalzato nel vedere la Stazione di Polizia di Raccoon City e Villa Spencer ricreate alla perfezione, nei minimi dettagli, lo ammettiamo. Ci siamo anche emozionati nel vedere Claire, ad un certo punto della pellicola, tenere in mano le chiavi di PiccheQuadriCuori e Fiori. Anche la presenza di Lisa Trevor di certo non passa inosservata: in questo caso l’attenzione al dettaglio è stata spettacolare, quasi perfetta.

Non manca poi un enigma a Villa Spencer e il famoso Itchy Tasty, per i più esperti. Tutti questi elementi, durante la nostra visione, hanno fatto salire in noi la curiosità e la certezza che, finalmente, avremmo potuto davvero tuffarci nel film che abbiamo sempre desiderato.

Sfortunatamente non è stato così perché tutti questi elementi, ambientazioni comprese, sono solo di passaggio.

Si vedono per pochi secondi e poi svaniscono nel nulla, quasi come se non fossero mai esistiti. Roberts non ci ha dato l’opportunità di respirare l’atmosfera che questi luoghi iconici emanavano perché il minutaggio non lo permetteva. Questo è un altro grande problema dell’intero film: il regista ha voluto condensare due videogiochi estremamente dettagliati in un film della durata di un’ora e 46 minuti. Un po’ pochino, non credete?

Adesso, il discorso è il seguente. In quanto videogiocatori non pretendiamo un film che racconti nei minimi dettagli gli avvenimenti del primo Resident Evil o del secondo perché ci rendiamo conto che è pressoché impossibile. I primi due capitoli, così come il terzo, sono caratterizzati da numerosi dettagli, enigmi ed elementi che rischierebbero di allungare troppo il “brodo”.

Tuttavia Roberts ha voluto strafare e ha messo fin troppa carne al fuoco: una carne che, come potete immaginare, ha iniziato a bruciare dopo una decina di minuti.

Riteniamo che se il regista avesse deciso di realizzare una pellicola ispirata ad uno solo dei due capitoli, mettendo in evidenza gli avvenimenti principali, le cose sarebbero state diverse. Volendo offrire al pubblico una pellicola ispirata a due videogiochi, con timeline e personaggi diversi, Roberts sperava di essere fedele ad essi e ritornare alle origini.

In realtà ha ottenuto – e offerto – l’effetto opposto.

L’intera trama risulta poco comprensibile, ci sono tanti elementi e poco tempo per potersi concentrare su ognuno di essi. La pellicola è caotica e poco coerente con gli eventi narrati nei videogiochi. Ci siamo resi conto che, purtroppo, non basta inserire delle ambientazioni (tra l’altro non sfruttate) e piccoli elementi catchy per catturare l’attenzione del pubblico o per offrire un prodotto decente.

… ma sono errate

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Un altro grosso problema di Resident Evil: Welcome to Raccoon City sono i suoi protagonisti. Non ci stiamo riferendo alla scelta di attori e attrici ma proprio ai personaggi che interpretano. Era chiaro fin dai primi trailer e i primi poster che la protagonista indiscussa della pellicola sarebbe stata Claire Redfield, interpretata da Kaya Scodelario.

Abbiamo apprezzato molto l’attrice nei panni dell’ingenua ragazza alla ricerca di suo fratello maggiore, Chris. L’unica differenza è che, in questo film, Claire è tutto tranne che ingenua. La Scodelario infatti interpreta un personaggio agguerrito e determinato a scoprire cosa succede a Raccoon City.

Anche da questo punto di vista, infatti, la trama cambia un po’. Cercheremo di non entrare troppo nel dettaglio ma vogliamo comunque affrontare questo punto insieme a voi. Nei videogiochi Claire era alla ricerca di suo fratello Chris: anche qui lo cerca ma per avvertirlo ed esporgli ciò che ha scoperto sulla Umbrella Corporation.

Come potete immaginare si parla ovviamente di Virus T – elemento portante di tutta l’intera saga – che, in questo caso, sta inquinando l’acqua delle abitazioni e sta facendo ammalare i suoi abitanti. Chi conosce la saga videoludica sa però come funziona questo virus.

Per farla breve, il processo degenerativo del virus conduce il soggetto ad una sorta di morte cerebrale e poi lo riporta in vita. Gli effetti primari del virus sono infatti quelli di riportare in vita le cellule morte. Dopo aver rianimato i morti, nel loro cervello è come se rimanesse attivo solo un interruttore: il bisogno primario di nutrirsi.

Sappiamo inoltre che il virus presenta un alto livello di contagio: basta infatti un morso o un semplice graffio per mandare in circolo il Virus T nel corpo dello sfortunato di turno che, dopo qualche ora, morirà per pochi secondi per poi tornare in vita sotto forma di zombie.

In Resident Evil: Welcome to Raccoon City gli abitanti della città non sono zombie. Non entriamo nel dettaglio perché, come abbiamo detto poco fa, non vogliamo rovinare la sorpresa ma possiamo affermare che quelli con cui i protagonisti combattono nel corso del film non sono in tutto e per tutto zombie.

Non sono zombie proprio perché non affrontano il processo di “morte e ritorno in vita”.

Un altro punto a sfavore della pellicola di Roberts sono proprio loro: gli zombie non zombie. Mettendo da parte l’iconica prima scena dello zombie di Villa Spencer, presente anche nel trailer, questi esseri si vedono per poco tempo e anche male, la maggior parte delle volte.

Per quanto riguarda gli altri personaggi, non c’è molto da dire. O meglio, ci sarebbe ma preferiamo non dilungarci troppo. Partendo in ordine, possiamo affermare che Jill Valentine, “c’era oppure no”, non cambiava molto la situazione. Sapevamo che era presente anche lei perché, all’inizio della pellicola, si è presentata ma dopodiché è scomparsa. Lo stesso vale per Chris Redfield e Albert Wesker: in particolare quest’ultimo è stato cambiato molto e non in positivo.

Ultimo tra tutti Leon S. Kennedy. Qui vorremmo spendere due parole in più perché è l’elemento che più ci ha deluso in assoluto. Come ben sappiamo, Leon affronta il suo primo giorno di lavoro alla Stazione di Polizia di Raccoon City e, per uno sfortunato scherzo del destino, si ritrova a combattere contro zombie e creature terrificanti.

Possiamo dire un primo giorno di lavoro entusiasmante.

In seguito a questa disavventura viene poi reclutato dal governo statunitense e dopo un duro allenamento, diventa agente governativo (ruolo che poi ricoprirà meglio nel quarto capitolo della saga videoludica). Inoltre il personaggio di Leon ci è sempre stato presentato come un ragazzo determinato, risoluto e che non si arrende davanti alle difficoltà. A volte risponde in modo spavaldo ai suoi nemici ma questo capita principalmente in Resident Evil 4.

Purtroppo Resident Evil: Welcome to Raccoon City ha reso uno dei personaggi migliori dell’intera saga videoludica, un ragazzo che non è nemmeno in grado di tenere in mano un’arma. Ci sentiamo in dovere di sottolineare anche un altro difetto, ovvero questa incontrollabile voglia di voler mettere dell’umorismo ovunque, anche in un film che teoricamente dovrebbe essere horror.

Diciamo teoricamente perché la pellicola, di horror, non ha nulla. L’angosciante atmosfera che si respira nei primi due capitoli videoludici e che ci accompagna passo dopo passo fino alla fine, è completamente inesistente. Non sappiamo nemmeno come poter definire questa pellicola.

La recensione di Resident Evil: Welcome to Raccoon City – in conclusione

Avevamo riposto molta fiducia nella riuscita di questa pellicola ma siamo rimasti delusi. Resident Evil: Welcome to Raccoon City vanta la presenza di numerosi elementi fedeli al gioco che però non vengono sfruttati appieno e che si perdono sullo sfondo.

Ci troviamo davanti a zombie che, a conti fatti, non sono zombie ed effetti speciali – passateci il termine – piuttosto imbarazzanti. Risultano poi ancora più imbarazzanti se paragonati a quelli di Resident Evil del 2002. Il licker, il doberman zombie e il Dottor Birkin, che ci deliziano con la loro presenza sullo schermo per circa 5 minuti, sembrano fin troppo finti. Purtroppo, nel 2021, una cosa del genere non è accettabile.

Non credevamo che un momento simile sarebbe mai arrivato ma lo ammettiamo: gli effetti speciali della prima pellicola di Anderson sono nettamente superiori.

Fortunatamente ci sono elementi che hanno ricevuto più attenzioni. Ci sentiamo di nominare ancora una volta lo zombie di Villa Spencer e Lisa Trevor, gli unici due personaggi che hanno fatto battere il nostro cuore di videogiocatori. I personaggi principali, invece, era come se non ci fossero. Fatta eccezione per Claire, che domina palesemente l’intera pellicola, gli altri non si potevano nemmeno considerare secondari.

La pellicola è stata poi condita da così tanto umorismo inutile che, anche se ci fosse stata un minimo di tensione, quest’ultima sarebbe stata completamente messa in secondo piano dalle sciocche battute dei personaggi. L’aspetto peggiore riguarda proprio la mancanza di queste atmosfere terrificanti ed angoscianti che rappresentano il nucleo principale della saga videoludica di Capcom.

Un’altra scelta che non abbiamo condiviso, e che ha reso l’intero film tutto fuorché horror, è stato il comparto sonoro.

Da una parte siamo quasi contenti di non aver visto il Tyrant perché siamo certi che avrebbe fatto parte della lista degli “elementi iconici messi in secondo piano”. Oltretutto, come abbiamo detto prima, la pellicola è stracolma di elementi ed è davvero complicato riuscire a seguire la trama.

Sfortunatamente Johannes Roberts ha voluto strafare, rovinando una pellicola che, con qualche attenzione in più, avrebbe potuto davvero offrire tanto al suo pubblico. Noi, da fan della saga di Capcom e amanti del cinema horror, ci siamo annoiati. Non abbiamo ricevuto stimoli durante la visione e, a volte, a causa di quella battutina in più, avremmo davvero voluto abbandonare la sala.

Terminata la pellicola è stato quasi spontaneo pensare: “Ah, tutto qui?”

Ci sarebbero tante altre cose di cui discutere ma crediamo di aver detto abbastanza.

Tutto ciò ci spezza il cuore ma ormai quel che è fatto, è fatto. In ogni caso, oggi Resident Evil: Welcome to Raccoon City arriva nelle sale cinematografiche italiane e se da piccoli avete avuto il coraggio di affrontare il Nemesis, crediamo che riuscirete ad affrontare anche questo. O almeno lo speriamo.

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Veronica Ronnie Lorenzini

Videogiochi, serie tv ad ogni ora del giorno, film e una tazza di thé caldo: ripetere, se necessario.

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