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Old: un inquietante viaggio nel tempo | Recensione

Cosa aspettarsi dal nuovo film di M. Night Shyamalan? Ve lo raccontiamo noi!

Old di M. Night Shyamalan apre uno squarcio nella finzione temporale e annega i suoi personaggi nella sua ineluttabilità. La sperimentazione visiva e simbolica di questo regista, che tanto ci ha appassionato e sedotto con le sue pellicole (da Split ad Unbreakable, passando per Glass, The Visit e Il sesto senso), si cristallizza nel suo nuovo film, Old, adattamento cinematografico della graphic novel Castello di sabbia (Château de sable), scritta da Pierre-Oscar Levy e Frederick Peeters.

Di cosa parla Old di M. Night Shyamalan?

Guy (Gael Garcia Bernal) è in vacanza con la propria famiglia in un resort esclusivo e lussuoso, con la moglie Prisca (Vicky Krieps) e i figli Maddox (Thomasin McKenzie) e Trent (Alex Wolff). Una gita su un’isola con altri ospiti, un luogo paradisiaco e incontaminato, in breve tempo assume contorni spaventosi e funerei quando un cadavere di una giovane donna affiora dal mare. Ma non è l’unica stranezza ad attenderli su quella spiaggia. Ben presto i villeggianti si accorgono che in quel luogo il tempo scorre in modo vertiginoso e accelera tutti i processi fisiologici, come la crescita e l’invecchiamento.

La sensazione di essere in un incubo dal quale è impossibile destarsi è snervante, asfittica e produce un senso di pura claustrofobia, una sensazione che è impossibile dismettere e che il regista sa perfettamente come bilanciare con il senso estetico del suo lavoro. Shyamalan non gioca solo con i generi a lui più cari, come il thriller, la fantascienza e l’horror psicologico, ma dilata il suo spettro visivo accorpando dentro la sua opera riferimenti e rimandi a chi quel cinema l’ha forgiato e determinato, come Hitchcock, o da cui è stato segnato come Andrej Tarkovskij, e dal punto di vista visivo e dal punto di vista tecnico: movimenti lenti e lunghe riprese ipnotiche dal un lato, e febbrili e vorticose inquadrature attorno ai propri protagonisti dall’altro.

Old diventa il palcoscenico di un un vero e proprio incubo a cielo aperto: tra scene di sangue, panico e la vita che scivola via come la sabbia dalle mani, Shyamalan riesce a ritagliare nella vertigine del tempo che passa momenti più calmi e meditativi sull’invecchiamento, sulla crescita – la scelta dei colori come persuasione e metafora dell’infanzia che lascia il posto all’adolescenza – momenti in cui il regista ha l’ambizione quasi filosofica di fotografare l’essere umano nella sua forma più fragile, intrappolato in una campana di vetro, costretto a sentire e a osservare inerme il tempo che si muove a un ritmo allarmante, estenuante.

Il tempo, minaccia invisibile

old shyamalan

Se per Dostoevskij il tempo non era un oggetto ma un’idea, e per Tarkovskij era il senso estetico della sua filmografia, per Shyamalan diventa sintesi della contemporaneità; il regista è un indagatore della modernità e i suoi personaggi, alla ricerca di una vita spezzata, di un tempo perduto, e di ricordi che non potranno forgiare nella memoria, diventano sempre più consapevoli di non essere niente di più che un granello di sabbia costretto a combattere con onde sovrastanti e incombenti, con troppo poco tempo a disposizione per lasciare un segno in questa vita.

Shyamalan sceglie l’immagine, sceglie le inquadrature audaci, sceglie tecniche di ripresa aggressive e le pone al di sopra della storia, al di sopra della tensione e dell’azione. Come nel sottovalutato E venne il giorno, i protagonisti si trovano dinanzi a una minaccia inesorabile e invisibile, in cui non mancano personaggi instabili, feroci, come anche il suo proverbiale plot twist che sfocia in implicazioni e intrecci ficcanti e disarmanti.

Old di M. Night Shyamalan è un inquietante viaggio nel tempo, e come tale è una storia di fantasmi; Shyamalan ha adattato una graphic novel e adattare significa scegliere, scegliere un punto di vista, uno sguardo, una prossemica e la distanza tra spettatore e personaggio. I personaggi di Old sono fragili, anzi sono infragiliti, sono deboli e sono fatti di sogni, di sogni che non potranno mai avverare, e noi come loro siamo composti degli stessi sogni, della stessa materia di cui sono fatti i sogni, ma anche di tempo: è il tempo la materia di cui siamo fatti.

Testi di Lucia Tedesco

Unbreakable - Il predestinato
  • Willis/L.Jackson (Actor)
  • Audience Rating: Non valutato

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