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Meduse e Dottori: non solo i Signori del Tempo si rigenerano

Laozi, la figura leggendaria a cui si associa l’origine del Taoismo, avrebbe lasciato scritto: “Non sono interessato all’immortalità, ma solo al gusto del tè”. Per comprende appieno un concetto filosofico così sofisticato bisognerebbe conoscere a fondo la storia e le tradizioni di quello che per noi è l’estremo oriente. Ma c’è una via facile, una spiegazione breve, una scorciatoia per poterne almeno apprezzare l’essenza. Laozi era più interessato a quel istante di esaltazione concreto ed immediato che ad un’indefinita eternità.

Cosa rappresenta davvero l’immortalità? La prima definizione che ci sputa il web è: “La costante sopravvivenza all'opera distruttrice o trasformatrice del tempo”. In tal senso non possiamo pensare a nulla che sia davvero immortale nell’intero universo, in quanto ogni cosa è quantomeno in costante trasformazione. Se invece entriamo nella sfera delle religioni, molte di esse (e molte correnti filosofiche) parlano di immortalità dell’anima. Un concetto su cui potremmo speculare a lungo, senza arrivare realmente da nessuna parte.

E dal punto di vista biologico? L'immortalità biologica è un nullo o basso tasso di mortalità da invecchiamento delle cellule. Questo non significa che l’organismo sia immune alle ferite o alle malattie, semplicemente la sua vita potrebbe continuare in modo pressoché indefinito a patto che non vi siano variazioni ambientali o incidenti capaci di alterare i suoi naturali processi biologici. Nonostante l’uomo si consideri l’apice di tutti i processi evolutivi mai avvenuti sul pianeta, questa capacità si manifesta principalmente in specie unicellulari. Vi sono però delle eccezioni degne di nota, come ad esempio i meravigliosi tardigradi (o orsi d’acqua), noti per la loro capacità di sopravvivere in condizioni estreme, tra cui: irraggiamento UV-A e UV-B, alti livelli di radiazioni, pressioni superiori a quelle dei fondali oceanici, temperature inferiori a -200 °C o superiori a 100 °C, mancanza d’acqua (fino ad un decennio…) e mancanza di ossigeno. È stato persino dimostrato che sarebbero in grado di sopravvivere alcuni giorni nello spazio. Non è però che il buon tardigrado ignori queste minacce, semplicemente prende le contromisure adeguate di volta in volta a fronteggiare il problema. Non male per un animale grande 1 millimetro.

Vi sono però anche casi meno “esotici” di immortalità biologica in organismi pluricellulari, dove “esotico” fa riferimento all’abitudine di osservare la specie più che alla sua rarità, dato che siamo letteralmente circondati dai tardigradi. Ovunque. Sempre. Si, anche adesso.

Due esempi degni di nota sono sicuramente astici e molluschi, di cui sono stati trovati 
esemplari vecchissimi, che hanno semplicemente continuato a crescere per tutta la loro esistenza, raggiungendo a volte dimensioni colossali. Se si tratti però di vera immortalità biologica o di semplice “senescenza trascurabile” (fenomeno osservabile anche nelle tartarughe) è un dibattito ancora aperto nel campo della biologia. Il confine tra i due concetti è sottile e da non addetti potremmo considerarlo quasi trascurabile.

L’estensione dell’immortalità biologica all’uomo ha sempre affascinato non solo scienziati, ma anche scrittori e registi. Richard Schenkman nel suo film “L’uomo che venne dalla terra” ci presenta un esempio particolarmente affascinante, un uomo delle caverne giunto senza invecchiare fino ai giorni nostri che, in uno dei suoi numerosi alter ego, sarebbe stato persino Gesù.
L’immortalità ci è stata presentata non solo come “rimanere in vita”, ma anche come “ritornare in vita dopo la morte”. Basti pensare a tutti i film su vampiri, zombie e fantasmi, in cui si punta a volte sul concetto di immortalità dell’anima e a volte sul concetto di immortalità di anima e corpo. Zombie a parte, a quelli la maggior parte delle volte non viene concesso un simile lusso.

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Esiste poi nell’universo fiction una creatura che ha mostrato almeno due tipi differenti di immortalità, una legata alla durata della sua messa in onda (dal 23 novembre 1963 ad oggi per essere precisi) con addirittura due periodi di criptobiosi (chiamatelo “letargo” se non avete voglia di sfogliare Wikipedia) dal 1989 al 1996 e poi dal 1996 al 2005, la seconda un’affascinante capacità propria di rigenerazione che non ha alcun parallelismo con il mondo, del cinema o naturale. Parliamo ovviamente del Dottore.

Ma ne siamo sicuri? Se andiamo ad esaminare il processo di rigenerazione, scopriamo che si tratta di un processo biologico (o almeno… quasi) in cui un Signore del Tempo rigenera le sue cellule, che vengono guarite o ringiovanite, in un certo senso come se tornassero ad uno stadio precedente. Questo processo si è un po’ alterato con l’avanzare delle serie, tanto che il buon Capaldi difficilmente potrebbe sembraci più giovane di Matt Smith. Ci viene anche spiegato, ancora nel 1976, che il numero di rigenerazioni è limitato a 12, illudendoci quindi che non si tratti di una vera immortalità biologica. Peccato che già nel 1996 ci venga rivelato che questa regola può essere facilmente aggirata. Ma, eccezioni e dettagli a parte, soffermiamoci sul concetto di “ritorno ad uno stadio precedente” che comporta anche una modifica dell’aspetto. Esiste in natura davvero qualcosa di simile?

Si. Un caso unico. La Turritopsis nutricula, comunemente nota come “medusa immortale” non si è guadagnata il suo nomignolo per caso. Attraverso un processo chiamato “transdifferenziazione” (ammettetelo, suona molto più figo della banale rigenerazione del Dottore) è in grado di ritornare al suo stato precedente di polipo. La transdifferenziazione non è un fenomeno proprio della nutricula, avviene infatti anche nelle cellule staminali. Quello che appare incredibile nella nostra piccola medusa è che questo processo interessa l’intero organismo riportandola, de facto, ad uno stadio più giovane. Per la precisione, la transdifferenziazione è in grado di riportare alcune cellule ad una fase totipotente da cui possono poi differenziarsi in cellule diverse. Non è noto quante volte possa venire ripetuto, ma teoricamente, in assenza di malattie, predatori o altri fattori esterni, potrebbe avvenire all’infinito.

Date un TARDIS a quella medusa.

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