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Stephen Colbert: Your Moment of Zen

Queste ultime settimane sono state dense di novità in ambito televisivo, come del resto capita sempre in questo periodo: telefilm che ricominciano, nuove serie che cercano di farsi notare…e il delizioso paradosso è che le novità non sono una novità.
Eppure, l'inizio della stagione televisiva 2015/2016 ha portato a due novità davvero nuove, e che tutti noi di Orgoglio Nerd, ed io in particolare, stavamo aspettando con ansia. Vi avevamo già parlato, con un misto di rammarico, eccitazione e preoccupazione, del previsto addio di David Letterman al Late Show, leggendario talk show (anche se la definizione è riduttiva) da lui condotto da più di vent'anni. Sapevamo anche l'identità della persona chiamata a tentare l'impossibile impresa di succedergli, ovvero Stephen Colbert. 

Ora: come ho scritto allora, pensavo e penso tuttora che se ci fosse una persona in grado di non sfigurare di fianco ad un gigante come Dave, quella è proprio Stephen Colbert. Colbert è…geniale. Non uso questa parola a cuor leggero. Già ai tempi, ahimè passati, del Colbert Report, in cui interpretava il personaggio Stephen Colbert, ovvero un opinionista bigotto, conservatore, arrogante e del tutto privo di cultura, Stephen riusciva come nessun altro non soltanto a commentare le attuali storture e idiosincrasie della politica e della cultura americane (compito svolto, meglio, da Jon Stewart e il suo Daily Show), ma a proiettarvisi all'interno e diventarne parte, per fare emergere il surreale semplicemente essendolo lui stesso: ricordo il paio di volte in cui si è messo a correre per la Presidenza, oppure quando ha creato un SuperPAC, ovvero un escamotage burocratico che permette ai politici di ricevere donazioni anonime senza alcun controllo, oppure ancora quando ha testimoniato, totalmente in character, di fronte alla commissione sull'immigrazione…in ognuna di queste occasioni il suo coinvolgimento ha permesso di fare una luce su queste vicende altrimenti irraggiungibile. Diverse volte Colbert ha riassunto la differenza fra il lavoro di Jon Stewart e il suo dicendo che Jon, con il Daily Show, sputava contro l'idiozia degli Stati Uniti…lui, invece era lo sputo stesso
Il problema che ha reso le ultime settimane così intense, però, è che Colbert aveva dichiarato che, una volta assunta la guida del Late Show dopo Letterman, avrebbe definitivamente abbandonato i panni del proprio personaggio, apparendo in televisione come sé stesso per la prima volta. Era quindi davvero una prova del fuoco: il Report era ormai assodato, aveva la sua routine, il conduttore dominava del tutto il mezzo. Ma ora…bè, ora ce lo saremmo ritrovati in una veste del tutto nuova e del tutto imprevedibile. Ebbene…una ventina di puntate è trascorsa, e possiamo tirare le somme. Come si è comportato Colbert? Com'è il nuovo Late Show? Innanzitutto, diverso. Diverso dal vecchio Late Show, e diverso dal Colbert Report, una sorta di misto fra i due e qualcosa di totalmente inedito. Com'è Colbert? Mi spiace ripetermi, ma…diverso. Diverso da David Letterman e diverso dal suo vecchio personaggio. Quest'ultima in particolare, mi pare, è la differenza che sta cercando di marcare di più, soprattutto a beneficio del pubblico, che ancora ha il riflesso condizionato di intonare il coretto di “Stephen, Stephen!” appena il presentatore entra in scena. Certo, c'è molto del vero Colbert nel suo vecchio personaggio, e si vede: riesco a notare senza alcuna difficoltà certi atteggiamenti, certi modi di fare, certe scenette assurde che hanno portato il personaggio ad essere quello che è. E forse proprio per questo, invece, nei momenti in cui le differenze si notano, si notano molto. In particolare nelle interviste: memorabile quella al Vicepresidente Biden, un'intervista per nulla politica, tutta dedicata alla sua martoriata vita personale, un'intervista intima, profonda, molto emotiva, del tutto inconcepibile nell'ambito del Report. 
Oppure quella al candidato Repubblicano Ted Cruz, che si aspettava probabilmente una chiacchierata “alla Letterman”, e invece si è trovato di fronte un Colbert di taglio giornalistico, che ha fatto un'opera di fact-checking in diretta senza lasciare passare una sola delle menzogne propagandistiche che Cruz metteva quasi automaticamente nelle sue frasi. In questa intervista, che vi linko perché è assoltamente memorabile, Colbert è riuscito magistralmente a ritagliarsi un'identità di intervistatore spietato, da non sottovalutare, ma contemporaneamente accomodante e giusto, soprattutto quando ha interrotto i fischi del pubblico spiegando che “Cruz è mio ospite, e qualunque cosa voi pensiate non voglio che i miei ospiti vengano fischiati”. Anche la scelta degli ospiti parla chiaro: pochissimi attori, moltissimi politici e soprattutto moltissimi imprenditori ed inventori. Addirittura, ha ospitato una demo di No Man's Sky, un videogioco indie di prossima uscita, con l'ospitata di uno degli sviluppatori, e PewDiePie, nientemeno. Lasciatemi essere esplicito, dunque: Colbert ha raggiunto le mie aspettative e le ha infrante, riuscendo a sbalordirmi e galvanizzarmi come non mi sarei onestamente mai aspettato. Non mi perdo una puntata, e così dovreste fare voi. 
All'inizio dell'articolo ho parlato di due novità. Qual è la seconda? Ebbene, se seguite il mondo dei talk americani saprete già di cosa sto parlando: non solo il Colbert Report è finito lo scorso anno, ma anche il ben più longevo Daily Show ha avuto un traumatico cambio al timone con la decisione di Jon Stewart di abbandonare per dedicarsi alla propria famiglia. Ancor più interessante della scelta di Colbert come successore di Letterman è la scelta del successore di Stewart: si tratta di Trevor Noah. Chi? Appunto!
Trevor Noah è stato assunto come correspondant per il Daily Show pochi mesi prima della fine dell'ultima stagione, facendo in tutto due apparizioni. Trevor Noah è un comico sudafricano, ragionevolmente famoso in patria. Trevor Noah ha fatto parlare di sé per qualche tweet controverso. Questo è quanto si sa del nuovo conduttore di uno dei programmi più seguiti, ma soprattutto importanti, della televisione americana. Un po' pochino, direte voi…e non posso che essere d'accordo. Ho seguito le prime puntate del “nuovo” Daily Show, e devo dire che…il ragazzo se la cava, ma è evidente che dovranno passare molte settimane prima che trovi la sua dimensione e dia una sua impronta al programma. Per ora, comunque, anche grazie allo stesso, sensazionale team di sceneggiatori e all'affiatata squadra di inviati, sta facendo un ottimo lavoro a tenere testa alla pressione, che immagino stratosferica. E francamente, per ora non gli si può proprio chiedere di più. 
La colonna sonora consigliata non può che prevedere Jon Batiste and Stay Human, la band musicale scelta da Colbert per un altro difficile compito, quello di succedere a Paul Shaffer come band del Late Show. Anzichè proporvi la sigla, però (che comunque è molto bella e dovreste correre a sentire!), che ne dite di…cliccare qui?

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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