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Il mostro in prima pagina

Il contesto è importante, creiamo il nostro.
Sbatti il mostro in prima pagina è un film del 1972 interpretato da Gian Maria Volonté.
Più di undici giorni fa, invece, è stato ritrovato il cadavere di Noemi Durini, una studentessa sedicenne di Specchia uccisa dal proprio ragazzo, almeno per sua ammissione.
L'indagine ovviamente continua visto che i dettagli della faida famigliare, tra quella della vittima, la vittima stessa e quella del fidanzato, si sprecano.
La ragazza pare sia stata accoltellata e colpita da una pietra, nulla è ancora certo.
Il fidanzato della ragazzina è un minorenne di Montesardo, frazione di Alessano, era stato l'ultimo ad averla vista, ripreso da una telecamera di sicurezza di un'abitazione privata alle 5 del mattino e pare proprio che sia anche l'esecutore dell'omicidio.
Il ragazzo ha confessato.
Il film diretto da Marco Bellocchio, invece, ci racconta di come la stampa può essere utilizzata per gestire l'opinione delle masse e di come la spettacolarizzazione è una munizione nell'arma dell'informazione.
Questo è il contesto, lo abbiamo.

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Conosciamo tutti la trasmissione “Chi l'ha visto?”, uno dei format più longevi di Mamma Rai, un format che ha un titolo cristallino riguardo i suoi contenuti. C'entra anche lui.
Titolo che però ora muta in una domanda che vi pongo, avete visto l'ultima puntata di Chi l'ha visto?
Il programma ospitava proprio uno speciale sul caso, con tanto di intervista dei genitori del ragazzo ad opera della giornalista Paola Grauso.
Non ci saranno immagini di quell'intervista qui e vi sprono a non cercarla, non guardarla, non condividere nessun tipo di immagine o video al riguardo.
Pensateci e basta.
Pensateci perché l'inviata, dopo una introduzione preliminare, ha cominciato ad aggiornare i coniugi sulla situazione delle indagini.
Proprio durante quell'intervista il padre e la madre dell'assassino sono venuti a conoscenza della confessione, non è stato un atto casuale, la reazione potete immaginarla.
Giancarlo Bizanti è il personaggio interpretato da Gian Maria Volontè, il direttore del giornale fittizio della pellicola degli anni 70, Bizanti sa chi è l'assassino della ragazza nella vicenda narrata, ma vuole utilizzare l'informazione a suo scopo, magari dopo le elezioni.
La redazione di “Chi l'ha visto?” voleva lo scoop. L'effetto Grande Fratello.
Due genitori che scoprono che loro figlio ha compiuto un omicidio, in tv, un'emittente, una redazione, un format che decide deliberatamente di mandare in onda il video e, come se non bastasse, si arroga il diritto di portare una notizia del genere in una famiglia.
Ecco il secondo contesto.

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Alcuni l'hanno definita “Pornografia del Dolore”, terminologia adatta forse, ma troppo altisonante.
Perché riduce tutto a qualcosa di tollerabile, di esagerato, ma che può capitare.
Invece l'atto privo di etica compiuto è molto più grande, più dannoso, di quello che quella definizione incarna.
Si tratta di qualcosa che travalica la professionalità, travalica il buon gusto, supera la deontologia, perfino il buonsenso. Un acido che scivola e corrode tutti gli strati precedenti per arrivare ad intaccare qualcosa di prezioso e vitale come la giustizia.
Non mi riferisco a una giustizia legislativa, gli avvocati non c'entrano, parlo di una giustizia insita nell'uomo, una giustizia formata da regole non scritte ma comuni perché naturali come la ricerca della felicità o il diritto alla dignità.
Se non scorgete la profonda ustione, la menomazione lasciata da quell'acido significa che la vostra pelle ha perduto sensibilità da tempo, ferita e colpita da decenni di piccole gocce di quella sostanza corrosiva che ora ci è caduta addosso.

In “Sbatti il Mostro in Prima Pagina” la cattiva informazione vince, non lasciate che succeda anche qui: non condividete quel video. Non sfamate il mostro della cattiva informazione con la vostra attenzione, che muoia di stenti.

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