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IF – Gli amici immaginari: reimparare a sognare | Recensione

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Ryan Reynolds e John Krasinski, due delle star del cinema più amate della scena attuale uniscono le proprie forze per un film che ci fa riscoprire i sogni di bambini. Stiamo parlando di IF – Gli amici immaginari, protagonista di questa recensione, che a partire da domani 16 maggio sarà disponibile nelle sale italiane. Una pellicola che prende un’idea relativamente semplice e ci gioca fino in fondo, riuscendo a toccare le corde giuste.

IF – Gli amici immaginari, di cosa parla il film con Ryan Reynolds?

Bea è una ragazzina di dodici anni che sta andando a vivere dalla nonna a New York. Si tratta di una situazione temporanea, solo per qualche giorno, mentre il padre si trova in ospedale per un’operazione difficile. Una situazione impegnativa, che porta ricordi dolorosi alla mente di Bea, che ha perso la madre in giovane età.

Mentre sfoglia i disegni che aveva fatto anni prima a casa della nonna e vaga per il palazzo, incontra alcune figure bizzarre. C’è una elegante farfalla che sembra uscita da un cartone animato anni ’30 di nome Blossom, un gigantesco mostro peloso viola di nome Blue e un uomo di nome Cal, il più equilibrato del gruppo. E da questo incontro si apriranno le porte di un mondo straordinario.

Bea infatti scoprirà l’esistenza degli IF, ovvero degli imaginary friend, gli amici immaginari. Quelle creature che i bambini creano quando sono piccoli e che in realtà non restano confinati nella fantasia, ma hanno una loro vita concreta. Crescendo però ci dimentichiamo della loro esistenza e non riusciamo più a vederli. Cal si è quindi lanciato nella missione di trovare nuovi amici agli IF che li hanno persi e recluterà Bea in questa impresa.

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Se l’idea può ricordare Gli amici immaginari di casa Foster (amatissima serie animata creata da Craig McCracken), imprescindibile riferimento quando si tratta questo argomento, in realtà poi il film prende tutta un’altra piega. La storia di Bea si sviluppa su linee narrative che restano comunque facilmente prevedibili per un pubblico adulto, ma ci lasciamo trasportare con piacere.

I trucchi più semplici sono quelli più efficaci

Da tempo ormai il concetto di “film per bambini” ha allargato i suoi confini. Autori e filmmaker hanno imparato a creare storie sì rivolte principalmente a un pubblico di giovanissimi, ma che sono pienamente capaci di coinvolgere anche gli adulti, che si tratti dei genitori che accompagnano i piccoli in sala o meno.

Per raggiungere questo obiettivo, ci sono tantissime vie e IF – Gli amici immaginari sceglie di percorrere una delle più immediate: raccontare una storia sulla crescita e l’importanza dell’infanzia. Un modo per posizionarsi esattamente a metà tra i due target e coinvolgerli, attirandoli da due poli opposti. Una tattica semplice sulla carta, ma che è assolutamente efficace.

Così come funziona bene nel toccare le corde del cuore la scelta di raccontare la storia della perdita di un genitore e la potenziale perdita di un altro. Non è difficile immaginare come questo sia un centro emotivo sensibile per tantissimi spettatori, che siano piccolissimi o più cresciuti.

Il risultato è che IF – Gli amici immaginari riesce a essere divertente per i bambini, che si troveranno immersi in un’avventura immaginifica, capace di sorprenderli e farli sorridere. Il character design estremamente vario, regalerà loro un mondo coloratissimo e vivace in cui tuffarsi. La sequenza del “colloquio” di Bea è straordinaria in questo senso, uno dei punti più alti del film.

E al contempo, scenderà in profondità nel cuore degli spettatori più cresciuti. Come un esperto arpista sfiorerà leggermente le corde, creando una sinfonia di pieno effetto: preparate i fazzoletti, perché c’è una concreta possibilità che si aprano i rubinetti a cascata. Come solo i “film per bambini” sanno fare.

IF – Gli amici immaginari non è un film perfetto, ma è un film che si fa amare

Questo è il momento della recensione di IF – Gli amici immaginari in cui dobbiamo parlare dei suoi problemi, che esistono. La narrazione, soprattutto nella fase iniziale, è piuttosto confusa, con un ritmo che fatica a ingranare. C’è una certa prevedibilità, con gli spettatori più smaliziati che coglieranno immediatamente alcuni indizi (ma ancora, non sono loro il target). E in generale tutto il concetto degli amici immaginari e della loro missione è abbastanza nebuloso.

Ma la verità è che tutto questo importa solo fino a un certo punto. IF – Gli amici immaginari è un film che è riuscito pienamente a smuoverci qualcosa, a farci emozionare come raramente è successo nell’ultima stagione. E questa è una vittoria più importante di qualsiasi valutazione oggettiva. Dategli una possibilità, ritrovate lo sguardo di bambino e portate i fazzoletti.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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