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Bones and All: il mondo dell’amore non ammette mostri | Recensione

Luca Guadagnino torna al Lido con il suo nuovo controverso film.

«Il mondo dell’amore non ammette mostri». Una sentenza di rara tristezza ma allo stesso tempo incredibilmente umana, che racchiude il senso del nuovo film di Luca Guadagnino Bones and All, basato sull’omonimo romanzo di Camille DeAngelis e in concorso a Venezia 79. Dopo le streghe del suo Suspiria, presentato sempre al Lido nel 2018, il regista italiano torna ad abbracciare l’orrore e il raccapriccio in un racconto on the road nell’America degli anni ’80, teatro di una dolce e raccapricciante storia d’amore fra reietti della società.

Timothée Chalamet (di nuovo al lavoro con Guadagnino dopo Chiamami col tuo nome) e l’astro nascente Taylor Russell interpretano i giovani Lee e Maren, condannati a spostarsi continuamente lungo il territorio degli Stati Uniti e a non stringere mai legami stabili per via della loro particolare condizione: entrambi sono affetti dall’insopprimibile desiderio di cibarsi di carne umana. Una necessità che li porta a commettere atti deprecabili, ma che non li priva di umanità. Per loro il cannibalismo non è una scelta ma un inevitabile destino, nonché l’unico modo per sopravvivere. L’esistenza da emarginati di Lee e Maren non è fatta solo di momenti dolorosi, come il difficile rapporto coi genitori e gli incontri con l’altro cannibale Sully (Mark Rylance), ma anche di attimi di estrema vitalità, come la continua ricerca di una stabilità sociale e affettiva.

Bones and All: non solo orrore

Bones and All
Credit: Yannis Drakoulidis

A ben vedere, il cinema di Luca Guadagnino ci ha sempre parlato di personaggi in cerca di un proprio posto nel mondo, di una casa emotiva prima ancora che fisica. Cercava una propria dimensione il giovane Elio di Chiamami col tuo nome, alle prese con la scoperta della propria sessualità, ma anche la Susie Bannion di Suspiria, destinata invece all’occulto. Compiono lo stesso viaggio Lee e Maren, costretti a scendere a compromessi con loro stessi e con una società che non può accettare la loro controversa natura. Una dinamica che apre la porta a un altro dei temi portanti del cinema di Guadagnino, ovvero il senso di colpa. I protagonisti di Bones and All infatti non sono zombie assetati di sangue, ma anime fragili e tormentate, in cerca di difficili risposte ai loro quesiti esistenziali e di un proprio codice morale, con cui sopravvivere senza trasformarsi in belve feroci.

Guadagnino si concentra particolarmente sul contrasto fra cannibalismo e necessità di una vita normale, riempiendo Bones and All di formidabili ed efficaci contrasti. Gli ampi spazi rurali americani, vuoto a rendere per eccellenza del cinema, diventano così sia luoghi di contemplazione che teatri di esecuzioni a sangue freddo; il racconto dell’atto di cibarsi di carne umana è accompagnato da una musica romantica; le immagini di un duplice omicidio sono affiancate in montaggio alternato da dettagli di vita quotidiani dentro e fuori dalle mura di casa. Scelte che sottolineano il vero cuore pulsante del film, cioè il contrasto fra le situazioni estreme che vivono i protagonisti e il loro desiderio, del tutto ordinario, di amore e di accettazione. Desiderio che non si limita al presente ma abbraccia anche il passato, rappresentato da genitorialità complesse e da eredità difficili da decifrare.

Le interpretazioni di Timothée Chalamet e Taylor Russell

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Anche se non mancano i momenti di puro ribrezzo, sarebbe semplicistico definire Bones and All un film dell’orrore. Guadagnino non cerca infatti né il disgusto fine a se stesso né la paura dello spettatore, ma si concentra invece sui desideri e sulle emozioni dei protagonisti, accompagnandoli nel loro viaggio alla scoperta di se stessi. Un viaggio in cui il sangue e la violenza sono inevitabilmente esposti ed enfatizzati, mentre l’amore è sempre implicito e sussurrato, come per proteggere questo sentimento da un mondo irto di pericoli e ostacoli. Un contrasto sottolineato dalle musiche originali di Trent Reznor e Atticus Ross e da brani di celebri gruppi del periodo, come i Duran Duran, i Joy Division e i New Order.

Pregevole anche la direzione degli attori da parte di Guadagnino, ben lontana dagli stereotipi dei teen drama, dei racconti di formazione indie e dagli horror di bassa lega. In particolare, il regista conferma la sua alchimia con Timothée Chalamet, trasformandolo in un antieroe ribelle e tormentato estremamente convincente, degna spalla narrativa e sentimentale della sorprendente Taylor Russell, ormai pronta a percorrere la stessa inarrestabile ascesa di Zendaya, a cui la accomuna un evidente talento ma anche una palese somiglianza fisica. Completa il quadro il solito affidabile Mark Rylance, che si conferma un interprete poliedrico e di classe in un ruolo ben più spregevole e sinistro di quelli da lui impersonati ne Il ponte delle spie, Ready Player One e Il processo ai Chicago 7, ideale contraltare emotivo dell’imperfetta e fragile vitalità dei protagonisti.

Bones and All: Guadagnino attraversa i generi e ribalta i cliché

Bones and All

Con Bones and All, la poetica decadente e irrequieta di Luca Guadagnino trova il proprio apice, trascinando lo spettatore in un racconto capace di attraversare i generi e di ribaltare i cliché. Un’opera intima e personale, che ci ricorda che nonostante le nostre debolezze e i nostri difetti non siamo mai davvero soli al mondo. Là fuori è pieno di mostri come noi, con le stesse ossessioni e le medesime fragilità, che possiamo affrontare e superare solo attraverso l’empatia e l’amore.

Bones and All arriverà nelle sale italiane il 23 novembre, distribuito da Vision Distribution.

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