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A cosa serve l’archeologia?

Nonostante la mole di lavoro cali notevolmente durante l’estate, la redazione di ON non va in vacanza. Nascono così occasioni per lunghe riflessioni, che evolvono in conversazioni prima e discussioni poi, per finire, nel migliore dei casi, in articoli. Questo è il caso. 

La provocatoria riflessione di partenza metteva al centro del mirino la popolarità di alcune discipline scientifiche a ingiusto discapito di altre che godono di meno visibilità. Negli ultimi anni, grazie ai grandi progressi, alla presenza di personaggi influenti e di diverse scoperte sensazionali, astronomia e fisica (per citare le più popolari) hanno monopolizzato l’attenzione del grande pubblico. A volte anche generando polemiche, ma pur sempre catalizzando interesse. La nostra riflessione è quindi andata verso tutti i ricercatori che su altri fronti e campagne continuano a testa bassa il loro lavoro, in attesa di risultati e obiettivi. Risultati che potrebbero regalare una visibilità insperata e utile proprio ad accelerare ulteriormente il raggiungimento dell’obiettivo successivo. 

Continuando a ragionarci però la riflessione è andata più in profondità, raggiungendo così un più provocatorio dubbio: esistono discipline di troppo? Spieghiamo meglio. Al netto della mancanza di risultati di una determinata ricerca; mancanza che può essere dettata da sfortuna, carenza di fondi, tentativi falliti (le variabili sono davvero molte), si può ammettere che oggigiorno esista un campo di ricerca se non superfluo, quantomeno non prioritario? 

Abbiamo allora preso a esempio, come diametrale opposto, l’archeologia. Laddove le discipline "pop" stanno lavorando orientare al futuro, alla ricerca di stelle e pianeti, l’archeologia continua imperterrita a scavare nel nostro passato assorbendo, impegnando e consumando fondi che potrebbero essere destinati a ben altri e più urgenti scopi, è davvero così? Diamo una rapida occhiata. 

Lo scorso mese, luglio 2016, l’Università di Oxford ha analizzato gli isotopi stabili di carbonio e ossigeno presenti in gusci d'uovo, resti di animali e frutti di mare per conoscere le condizioni ambientali del Sud Africa occupato tra 98.000 e 73.000 anni fa, scoprendo che i cambiamenti nell’ambiente potrebbero non essere stati direttamente collegati con i progressi culturali, come ad esempio l'uso di strumenti in osso. Questo suggerisce che dobbiamo considerare che siano stati altri fattori a guidare l'innovazione umana in questa fase evolutiva della nostra specie. Ok. Non è questa gran cosa. Ma sempre nello stesso mese un team di ricercatori ha identificato 99 frammenti di ossa di Neanderthal all’interno di un insediamento. Un terzo di questi erano stati pelati, tagliati e divisi dal midollo, esattamente come numerosi dei resti di cavalli e renne trovati in luoghi analoghi, il che fa pensare alla possibilità di cannibalismo tra clan. Curioso, ma poco utile. Sempre a luglio l'analisi del DNA raccolto dalle viscere di diverse mummie ha dimostrato che contenevano batteri resistenti alla maggior parte degli antibiotici di oggi. Suggerendo così che i geni per la resistenza esistevano nell'intestino umano ben prima che Alexander Fleming scoprisse la penicillina nel 1928. Apparentemente sempre poco utile. Continuiamo allora. Secondo un’indagine le scimmie cappuccino brasiliane hanno utilizzato strumenti di pietra per aprire anacardi per almeno 700 anni, pari a circa 100 generazioni. Gli strumenti sono cambiati poco nel corso del tempo, suggerendo che i cappuccini siano molto bravi a trasmettere il comportamento. Si tratta dei più antichi strumenti non umani trovati al di fuori dell'Africa e in assoluto i più antichi conosciuti non realizzati da esseri umani o scimpanzé. Ancora nulla di interessante? Proseguiamo… A Lipsia, in Germania, l’analisi di impronte di 1,5 milioni di anni fa suggerisce che l'Homo erectus, un antenato umano, camminava come gli esseri umani moderni. Risultati precedenti hanno indicato che l'Homo erectus potrebbe essere stato il primo antenato umano con le proporzioni del corpo simili a quelli degli esseri umani moderni, tra cui le gambe lunghe adatte per camminare o correre su due piedi.

…e ancora, l’analisi genetica di chicchi d'orzo risalenti a 6.000 anni fa rivela che erano estremamente simili alle varietà moderne. Circa 10.000 anni fa, partendo da piante selvatiche, i primi coltivatori hanno cercato di eliminare gradualmente le caratteristiche indesiderate, similmente all’allevamento selettivo dei nostri giorni. Trovare i grani antichi intatti adatti a uno studio genetico è molto inusuale. In questo caso, i grani sono stati scavati da una grotta in un'antica fortezza nei pressi del Mar Morto in Israele, dove sono stati preservati da condizioni estremamente secche.

Lo ribadiamo, tutte le notizie riportate risalgono al solo mese di luglio 2016 che, per completezza, dovrebbe comprendere anche la scoperta di nuove terme romane, nuove tombe egizie, cimiteri, campi di battaglia, relitti, mummie e molto molto altro. A questo punto, pare evidente che l’archeologia è una disciplina tutt’altro che ferma o inattiva, lenta forse e sicuramente non sensazionalistica, ciò che forse la rende meno mediatica delle sorelle più fortunate. 

E’ questo il problema? ….eppure, cercando bene salta fuori un’altra notizia…. Nel midollo dello scheletro di un antenato umano di circa 1,7 milioni di anni fa, un team di ricercatori si è accorto che l’osso non era vuoto come avrebbe dovuto essere. Confrontandolo con biopsie moderne di pazienti affetti da cancro, hanno realizzato trattarsi di un tumore maligno, un osteosarcoma, meglio noto come cancro delle ossa. Il tumore avrebbe colpito la mobilità della persona, e quindi la capacità di sopravvivere. Riflettendo sulla scoperta, Edward Odi, dell’Università di Witwatersrand, spiega che la medicina moderna tende a ritenere che cancri e tumori negli esseri umani siano malattie solitamente causate da stili di vita e ambienti moderni, ma quest’ultimi studi mostrano origini di queste malattie verificatesi nei nostri antenati milioni di anni prima che esistessero le moderne società industriali. 

Quest’ultima notizia apre infiniti campi di analisi e ricerca, restituendo all’archeologia il merito di sporcarsi le mani (anche letteralmente) per andare a conoscere e sapere di più di noi stessi e del pianeta che abitiamo, così da metterci nella condizione migliore per affrontare il nostro futuro prossimo e delle generazioni che verranno. Voi cosa ne pensate? Scienze come l’archeologia sono utili? Oppure vanno considerate non di primaria importanza? 

Noi intanto ci rimettiamo al lavoro.

Jacopo Peretti Cucchi

Il suo compito è occuparsi di tutti i “progetti speciali”, meglio ancora se sono segreti. Amante della buona cucina e grande appassionato di rugby e motori.

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