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We are all the Same. Il Dalai Lama a Milano.

Nel giorno del suo 77esimo compleanno vi raccontiamo della conferenza che il Dalai Lama ha tenuto in esclusiva per gli studenti, il 26 giugno presso il Teatro dal Verme a Milano.
Una volta ricevuto il biglietto che ci garantiva la partecipazione via mail, si veniva avvertiti che per ragioni di controlli sarebbe stato ottimo se ci si fosse presentati all'entrata un'ora e mezza prima dell'inizio della lezione: e così la redazione ha fatto. La fila di giovani era già discreta ma mano a mano che il tempo passava si allungava a vista d'occhio, arrivando a colonizzare l'intera strada davanti al teatro. Le formalità sono state espletate con solerzia e finalmente i vostri inviati hanno potuto prendere posto al fresco e attendere in tutta comodità l'arrivo del 14° Dalai Lama, premio nobel per la pace nel 1989
Notiamo, appena entrati, che gli organizzatori si sono premurati di preparare una comoda poltrona arancione, non hanno certo rinunciato alla componente fashion! La cosa ci fa sorridere. 
I minuti scorrono in fretta e il chiacchiericcio dei presenti riempie la sala come il frinire delle cicale nelle sere d'estate, poi del movimento, una porta si apre e Tenzin Gyatso si fa avanti, con passo lento ma deciso. 
Il silenzio cala nella sala, non un fiato, non una parola.
Inutile dire che quando ci si trova al cospetto di una persona che ha un tale peso sulle spalle, che ha vissuto ciò che ha vissuto lui, c'è bisogno di un attimo per realizzare cosa sta realmente accadendo. Lui, forse abituato all'effetto che può fare la sua presenza, procede dopo aver accuratamente salutato e ringraziato chi lo sta aiutando, si toglie le scarpe e si siede a gambe incrociate sul divano dalle tinte in tono con la sua tunica. La risata scoppia nel teatro, quando il Dalai Lama ne apprezza la comodità, particolarmente soddisfatto. Dopo le presentazioni di rito – è presente anche il Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Milano- sua santità comincia a raccontare.
Nella sua vita ha visto guerre, massacri, ha sopportato l'esilio, ma è fortemente convinto che il mondo stia migliorando; abbiamo smesso di essere solo nazioni confinanti ma abbiamo cominciato a considerarci vicini, non più solo nemici ma alleati. Si lavora insieme per cercare di sistemare gli errori, tentando di ridurre il numero quando possibile.
“Ho perso la mia libertà a 16 e la mia terra a 24” sono parole tristi pronunciate con voce pacata, usa la esperienza per far comprendere a tutti noi che le avversità, viste da angolazioni differenti, ci permettono di maturare. Ma non possiamo fare a meno di chiederci quanta solitudine può provare chi rappresenta la speranza per un intero popolo.
Ci racconta delle sue conversazioni con la regina d'Inghilterra sul futuro del mondo, entrambi  convinti che si stia sviluppando una maggiore solidarietà, una maggiore compassione.
“Perdonare ma non dimenticare” dice, o altrimenti il perdono perderà di significato perché ciò che è accaduto ha cessato di esistere e nessuno ne avrà ricavato nessun beneficio. Così come spiega il rapporto dei monaci tibetani con i cinesi: l'essere compassionevoli non significa essere umili sino alla perdita della dignità. Se veniamo percossi e umiliati non dobbiamo dire “Oh grazie, prego vai pure avanti”, non dobbiamo reagire con altrettanta violenza ma essere decisi e impedire che ci pieghino.
Ha studiato fisica quantistica, viaggiato per il mondo, discusso di religione con cristiani e musulmani. Ha fatto molto, sta ancora facendo molto e sprona le nuove generazioni a prendere il mano le redini del futuro per cercare di ottenere quella pace che ancora sembra solo un miraggio. Quando gli chiedono come possiamo fare, perché l'uomo non cambia e fa sempre gli stessi errori lui non smentisce, ma ribadisce che ognuno di noi deve cominciare da se stesso, cercare la pace interiore e combattere per raggiungere ciò che ci si prefissa.
“We are all the same” conclude,nel suo inglese un pò stentato ma comprensibile, provato dalle tre ore consecutive trascorse a parlare.
Quindi si è fatto avanti, ha stretto le mani agli studenti seduti in prima fila, spettinando divertito la cresta da pseudo punk di uno di loro.
Questo è il Dalai Lama, un uomo di settantasette anni che ha il calore e le premure di un nonno, la saggezza di uno studioso e la risata gioiosa di un bambino.
Gli auguriamo un buon settantasettesimo compleanno e lo ringraziamo per tutto quello che sta facendo. 
Poche informazioni per chi non sapesse molto riguardo a questa importante figura del buddhismo tibetano potete fare un salto sul sito ufficiale.

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