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Ma davvero il 51% dei quindicenni è analfabeta funzionale?

La settimana scorsa molti giornali, e poi anche politici, hanno ripreso un dato straordinario e preoccupante, apparentemente fornito da una organizzazione autorevole come Save The Children: il 51% dei quindicenni sarebbe infatti incapace di capire un testo, praticamente un analfabeta funzionale. Peccato, anzi per fortuna, che questo dato non sia vero, e deriva ironicamente da una erronea lettura degli effettivi dati. Proviamo a fare chiarezza sulla situazione

Il 51% dei quindicenni NON è un analfabeta funzionale

Il dato è arriva dal report IMPOSSIBILE 2022 di, appunto, Save The Children, che prova ad inquadrare le condizioni apparentemente “impossibili” su cui bisogna lavorare di più per migliorare la qualità della vita dei bambini.

Nella sezione dedicata all’educazione e alla lotta alla povertà, si parla di “dispersione scolastica implicita“, ovvero quella parte di giovani che, pur frequentando la scuola, non apprende le competenze minime. Il report segnala ad esempio, per gli studenti alla fine della scuola secondaria superiore, il fatto (senza fonte) che il 44% dei ragazzi non ha un livello minimo di competenze in italiano, una percentuale che sale al 51% se si parla invece di matematica.

Questo dato è stato riportato, in maniera leggermente modificata, dallo stesso presidente dell’assocazione Claudio Tesauro durante la presentazione del report, aggregando entrambi i dati in un “quasi il 50%” dei quindicenni che sarebbe affetto da dispersione scolastica implicita.

Un po’ di fact-checking

Già con quanto visto fino a questo momento è evidente che nei giornali ci sia stata una confusione nelle percentuali, visto che il dato dell’analfabetismo funzionale nei quindicenni era in realtà quello relativo alle conoscenze matematiche. Ma si tratterebbe comunque di un dato preoccupante, se fosse vero.

quindicenni analfabeta funzionale grafico

Provando, come fatto da altre testate, a cercare le fonti dei dati, anche fornite dalla stessa Save The Children, troviamo però un quadro diverso. Nel report del 2021 Riscriviamo il Futuro, si parlava infatti sempre di quindicenni e competenze minime, utilizzando i dati OCSE 2018 derivati dal test PISA. Ma le percentuali, anche per chi viene dalle famiglie più svantaggiate da un punto di vista socioeconomico, sono alte ma non così alte: 38.3% per scienze, 42% per la lettura di un testo, 40.6% per la matematica. E si tratta degli studenti più svantaggiati, non della totalità della popolazione quindicenne, che complessivamente si assesta su livelli più bassi.

Approfondendo i dati

Guardando gli stessi dati OCSE dal report originale, le competenze di lettura dei quindicenni restano stabili nel lungo periodo. Il 77% degli studenti raggiunge i livello minimo di competenza di lettura, che è una percentuale analoga a quella media internazionale. Chi non raggiunge questo livello spesso è perché si trova in situazioni socioeconomiche e territoriali che determinano uno svantaggio iniziale più difficile da colmare e una carenza di risorse.

Parlando proprio di dispersione scolastica implicita, e andando a cercare dati ancora più recenti, il problema è ancora più ridimensionato. Secondo quanto emerge dalle Prove INVALSI 2021, infatti, per chi ha finito le superiori la percentuale è solo del 9.5%. Si tratta comunque di una percentuale superiore al periodio pre-pandemia. C’è stata infatti una leggera flessione, soprattutto nei già citati ceti socioculturali svantaggiati, che probabilmente non hanno avuto accesso agli adeguati strumenti necessari per la DaD. Ma non ci si avvicina minimamente al 51%.

I dati giusti prima di tutto

Risulta evidente come il dato sbandierato da molte testate non sia in alcun modo sostanziato. Si tratta, ironicamente, di una mancata comprensione del testo e una cattiva interpretazione dei dati. Dati che oltretutto erano già di loro presentati in maniera discutibile e senza fonti citate per sostenerli, che però sono stati presi come veritieri senza nessuna forma di verifica.

Questo non vuole dire che ci siano problemi riguardanti l’istruzione e la scuola, anzi. Ma per poterli affrontare è necessario basarsi su dei dati sostanziati e correttamente interpretati, in modo da avere un quadro aderente con la realtà su cui ragionare per capire come muoversi.

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