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MewTwo aveva ragione

Gli altri bambini correvano più veloce, spingevano e scalciavano per raggiungere la libreria azzurra sulla parete opposta della palestra. La vita all'asilo era difficile.
Le mensole erano ricolme di giocattoli, quelli tozzi e colorati tipici degli anni ottanta, Tartarughe Ninja, He-Man e tutti quei wrestler dei quali nessuno sapeva il nome.
Pupazzetti di plastica pesante con meno articolazioni di quelle di cui avrebbero bisogno, erano i giocattoli che andavano via prima.
I bambini litigavano per avere i lottatori, non parliamo poi dell'unico calciatore di plastica che c'era, mai visto in vita mia, la sua presenza era leggendaria.
Come ho detto gli altri bambini erano più veloci, non che io volessi prendere i wrestler, certo, ma anche se avessi voluto non avrei potuto farci proprio niente.
I larghi cesti di vimini che le maestre ci porgevano dalla libreria erano pieni fino all'orlo di quei balocchi malfusi.
Il tappeto rosso in pochi secondi pullulava di bambini sdraiati e intenti a muovere il proprio ometto di plastica emettendo rumori che poco c'entravano con chi effettivamente rappresentava il balocco.
L'asilo è fatto così, anche lì ci sono i modaioli. Anche se sono sicuro che sappiate cosa intendo quando parlo di modaioli più avanti ne riparleremo, ora discutiamo delle mie corse lente.
Alcuni potrebbero dire che una corsa lenta non è affatto una corsa, ma una camminata, forse un trotto per usare un termine “inumano”ma un Nerd è un esperto nella corsa lenta.
La corsa lenta è un muoversi verso i propri obbiettivi valutando i rischi, con attenzione e in maniera ponderata, ecco cosa è una corsa lenta.
La mia era una corsa lenta verso i cesti di vimini, non avrei avuto problemi ad afferrare un qualsiasi soldatino dall'aspetto sportivo e atletico, no di certo, ma io miravo ad altro.
C'era, sempre dimenticato da tutti, una strana lattina con le ruote, non sapevo cosa era, lo chiamavo il “robot”, volevo solo quello.
Qualcosa di quel barattolo scintillante mi attirava, non erano gli strambi riflessi e nemmeno le strane protuberanze che lo ricoprivano, solo ora che sono passati venti anni ho capito.
Il robot era di forma cilindrica, alla base aveva delle piccole ruote e era sovrastato da una cupola dai toni azzurri, era r2-d2.
1391215796 Mewtwo Strikes Back
Ora lo so, prima no. La consapevolezza di ciò che stavo utilizzando per giocare arrivò una decade dopo, ma quale era la “Forza” che mi aveva condotto a quel balocco in particolare?
Sapete benissimo che secondo noi di ON chiunque, a prescindere dai giochi con i quali giocava, può essere considerato Nerd. Sapete anche benissimo che fra Nerd però ci sono argomenti che primeggiano e Star Wars è innegabilmente in lista.
Perchè allora, anche senza stimoli esterni mirati, qualcosa mi spingeva a evitare tutto per puntare a quel simpatico e affascinante Robot?
Significa che l'essere Nerd è dentro di noi fin dalla nascita? Significa che i Nerd nascono Nerd? Forse è semplicemente un caso.
Quando è notte e non riusciamo a dormire, magari fissiamo il soffitto, ci tornano in mente tutti gli errori che abbiamo commesso, le persone che abbiamo perduto, lei, i momenti imbarazzanti, e scommetto che anche a voi balzano in mente, finalmente, le parole che avreste dovuto dire a quel cretino durante la litigata! Ecco che dovevo rispondere, sono stato troppo buono! 
Mi è capitato di pensare all'asilo, a un bambino lasciato su un enorme tappeto rosso a giocare da solo con il suo robot. Da solo perché, ovviamente, wrestler e calciatori non possono combattere contro i robot, almeno questo è quello che dicevano gli altri bambini.
Allora un'altra ipotesi è nata in me: e se fossero gli altri a renderci Nerd? Proprio quelli che ci spingono a giocare da soli? Non è possibile. Non sono, non siamo, il frutto della malvagità umana. Come avrei potuto andare avanti, quella notte, sapendo questo? Sapendo che tutto ciò che sono, che siamo, lo dobbiamo a un bullo, a una prepotenza, a un atto di odio.
Mi alzai, smarrito, diretto verso il televisore, dovevo pensare a altro. L'immagine illuminò tenue  la stanza, lo schermo proiettava un cielo calmo di nuvole. Una voce calma, era la fine della pellicola, magicamente disse: Il modo nel quale si viene al mondo è irrilevante. E' quello che facciamo del dono della vita che stabilisce chi sei. 
Mewtwo aveva ragione. Spensi il televisore e tornai a letto.

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Commenti

  1. Devo ammettere che pur essendo orgogliosamente nerd nell’anima, fino alle scuole medie la bulla che picchiava gli altri bambini ero io

  2. Anche io penso che il vero nerd non diventa tale perchè gli altri lo isolano. é lui stesso ad “autoisolarsi” (all’inizio inconsapevolmente, poi, con gli anni e con una crescente maturità, sempre più consapevolmente). Ha princìpi e aspirazioni diversi dalla maggioranza (non voglio dire “più alti”… anche se in realtà lo penso…), princìpi verso i quali non vuole scendere a compromessi, per nessun motivo; non riesce a entrare perfettamente in sintonia col mondo; non è asociale, ma è su una lunghezza d’onda diversa…

  3. Il Nerd è Nerd anche se dormiente ma il fatto di essere allontanato dai sui coetanei può porlo di fronte a scelte interessanti.
    questa è la mia opinione, anche se la maggior parte era in risposta all’ articolo.

  4. Una persona vittima di bullismo o simili ha buone probabilità di diventare nere, ma non è detto che un nere sia per forza vittima di bullismo o emarginato.

  5. Sono d’accordo con asmina: da bambino giocavo spesso da solo, sia perché avevo interessi diversi dagli altri miei coetanei (per esempio a me non piaceva per niente il calcio, lo ritenevo, e lo ritengo tutt’oggi, uno banale svago dove delle persone rincorrono una sfera di cuoio), sia perché ero abituato da sempre a giocare da solo (ero figlio unico). Non penso però che un Nerd diventi tale a causa del bullismo, dell’emarginazione o simili.

  6. Erano i tempi “bui” delle scuole medie, e il bullo di turno mi aveva appena riso in faccia perché avevo affermato che per natale mi sarebbe stato donato pokèmon rosso fuoco. Li per li non diedi peso a quella risata, che andava ad associarsi nel dimenticatoio insieme alle ormai tante altre risate di derisione. Poco tempo dopo gli occhi fissi su uno schermo, il mio charmander stava aumentando di livello dopo aver battuto il suo primo avversario, guardo la scatola del gioco su un lato della tavola, il pokèmon impresso sopra emana grinta allo stato puro. In quel momento capii che quella risata era dettata dall’ignoranza, perché solo chi ignora l’emozione di aiutare una lucertola a diventare un cazzutissimo drago poteva ridere di ciò.

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