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Lo Hobbit: Glòin e la Trilogia Classica

La serie di undici speciali che ci accompagneranno dritti dritti fino all'uscita del film più atteso dell'anno (e non solo, se lo chiedete a noi), Lo Hobbit, Un Viaggio Inaspettato, prosegue imperterrita come se avesse alle calcagna degli Spettri dell'Anello. Dopo avervi parlato del futuro Signore di Moria, Balin, eccoci alla seconda puntata, dedicata nientemeno che al padre di Gimli figlio di Glòin, ovvero -ma siamo certi che ci arrivate- Glòin, figlio di Gròin.
Glòin è, come tutti i nani coinvolti nella missione per riappropriarsi della Montagna Solitaria, strettamente interconnesso genealogicamente con molti dei suoi compagni. Nello specifico, Glòin è il fratello minore di Óin, ed entrambi sono cugini di primo grado di Balin e Dwalin, figli di Fundin, fratello di Gròin. Tutti loro, poi, sono cugini molto alla lontana del comandante della spedizione, Thorin Scudodiquercia, e dei nipoti di quest'ultimo, Fìli e Kìli, che sono i figli di sua sorella Dìs.
Ma siamo certi che tutto questo vi era già perfettamente noto.
Quello che rende interessante Glòin in fatto di parentele, però, è ovviamente il fatto che sia il padre di uno dei membri della Compagnia dell'Anello, e come tale l'unico dei tredici nani che abbiamo già visto rappresentato sul grande schermo. Eh già, perchè Glòin è uno dei nani che accompagnano suo figlio Gimli a Granburrone in occasione del Consiglio di Elrond, ed infatti, seppure per un breve cameo, e sebbene la sua presenza non venga in realtà mai riconosciuta da nessuno degli altri personaggi, è possibile scorgerlo ne La Compagnia dell'Anello. Si tratta del nano con l'enorme barba completamente bianca che si vede in qualche rarefatta inquadratura durante le scene di Granburrone. Nel primo film della trilogia originale l'attore che interpreta il nano in queste brevi apparizioni non è altri che John Rhys-Davies, che come sapete tutti è l'attore che ha dato vita a Gimli, il miglior nano guerriero che il cinema abbia mai visto, e con la cui interpretazione tutti gli altri attori che vedremo in azione nella nuova trilogia (e in particolare Peter Hambleton, che sarà Glòin) verranno confrontati e pesati.

Parlare di Glòin, quindi, è un ottimo pretesto per estendere la portata delle nostre considerazioni. Non abbiamo utilizzato i termini “trilogia classica” e “nuova trilogia” a caso, infatti: tradizionalmente, appena sentiamo parlare di una “trilogia classica” e di una “nuova trilogia” andiamo subito a pensare a Guerre Stellari, non ci si può far nulla. E la trilogia del Signore degli Anelli, che già veniva spesso e volentieri accostata alla creatura di Lucas (in maniera molto semplicistica e anche tecnicamente piuttosto scorretta, le due trilogie sono diventate le rappresentanti rispettivamente del cinema fantasy e del cinema fantascientifico nella mente di molti). Ora, con la notizia che Lo Hobbit di Jackson sarà effettivamente anche lui una trilogia, il parallelo si rafforza: sei film per ogni saga, divisi in due blocchi di tre film, il secondo dei quali è un prequel del primo.
Da un lato siamo contentissimi della piega che gli eventi stanno prendendo: Lo Hobbit è un libro effettivamente meno lungo e meno denso de Il Signore degli Anelli, ma rimane comunque un'opera di Tolkien, il che significa che è a sua volta straordinariamente intricato e sfaccettato. Sebbene non siamo persuasi fino in fondo che Peter Jackson non potesse farci stare tutto quando in due film, siamo anche pronti a fidarci di lui sul fatto che aggiungere un terzo film non sia una scusa per allungare la minestra.

Come chi ha letto i libri sa molto bene, e come chi non li ha letti scoprirà molto presto, le due saghe sono molto più profondamente intrecciate l'una con l'altra: a parte Bilbo e la sua avventura personale, l'incontro con Gollum e il recupero dell'Anello, tutti gli eventi, i personaggi e i luoghi che vedremo al cinema nei prossimi anni hanno dei collegamenti importanti con ciò che abbiamo visto ormai ben dieci anni fa. La parentela fra Gimli e Glòin non è che uno fra le decine di esempi possibili. Per questo motivo ci rallegriamo del fatto che il team che sta dietro ai film de Lo Hobbit sia lo stesso de Il Signore degli Anelli, Peter Jackson in testa: troviamo fondamentale, proprio per restituire al meglio la coerenza di due storie che in realtà sono due parti di una stessa, che ci sia un'unità artistica in tutti i livelli.
Con la speranza, naturalmente, che questa “nuova trilogia” non faccia la deludente fine dell'altra “nuova trilogia”! Ve l'immaginate Gandalf che parla di midi-chlorian?

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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