Cultura e Società

La misteriosa storia di D. B. Cooper

La storia dell’uomo misterioso che si buttò da un aereo e scomparve per sempre

Definito dall’FBI uno dei più grandi casi irrisolti della loro storia, lo strano caso di D.B. Cooper intriga la masse da cinquant’anni. Nel 1971, un uomo noto successivamente con il nome (errato) D. B. Cooper, dirottò un aereo, ottenne più di 1,2 milioni di dollari di riscatto in cambio dei passeggeri e scomparve nel nulla. Vediamo più da vicino la storia di D. B. Cooper, tutto ciò che sappiamo, i sospettati e ciò che non quadra.

La storia di D. B. Cooper

Confutiamo subito il primo mito: in realtà non si chiamava D. B. Cooper. L’uomo misterioso acquistò un biglietto di sola andata da Portland a Seattle usando il nome Dan Cooper. Il nome D. B. Cooper nacque e si diffuse a causa di un errore di comunicazione dei giornali ed è ancora oggi il nome più conosciuto e utilizzato.

Era il 24 novembre 1971, il giorno prima del Giorno del ringraziamento, e D. B. Cooper si sedette al suo posto e ordinò un bourbon e soda. A detta degli altri passeggeri indossava un completo da uomo d’affari coperto da un impermeabile nero e aveva con sé una ventiquattrore e una busta di carta. 

Le hostess e gli assistenti di volo diedero delle descrizioni molto simili, che vennero usate per creare l’identikit di D.B. Cooper e lo sketch della polizia. Cooper venne descritto come un uomo alto circa un metro e ottanta, circa ottanta chili, sulla quarantina con occhi castani. Il timbro della sua voce era basso e non aveva un accento.

Poco dopo la partenza, chiamò una assistente di volo e le passò un bigliettino. La donna lo mise in tasca senza pensarci due volte, fino a che D. B. Cooper non la chiamò di nuovo a sé e pronunciò le fatidiche parole “Signorina, farebbe meglio a dare un’occhiata a quel biglietto. Ho una bomba”. Non conosciamo i contenuti esatti del bigliettino, dato che l’uomo misterioso lo riprese. Sappiamo che nel biglietto Cooper chiedeva all’assistente di sedersi accanto a lui, affermava di possedere una bomba e la avvisava di quello che sarebbe successo più tardi, cioè che lui stesso avrebbe dirottato l’aeroplano. Diversi testimoni affermano che il biglietto si concludesse con la particolare espressione “no funny business”, cioè “niente scherzi”, cosa che sarà importante per uno dei sospettati.

L’assistente di volo si sedette di fianco a lui, osservò i contenuti della valigetta che le stava mostrando (definiti poi come “barrette rosse e un mucchio di cavi”, non sappiamo se fosse davvero una bomba) e scrisse, su ordine di D. B. Cooper, ciò che le stava dettando.

Voglio duecentomila dollari entro le 17:00, in contanti, in uno zaino. Voglio due paracaduti primari e uno di riserva. Appena atterriamo, voglio che sia pronto un camion di carburante per fare il pieno all’aereo. Niente scherzi o farò il colpo

Fotografia dell’FBI della cravatta di D. B. Cooper

L’aereo atterrò come previsto a Seattle, e i 36 passeggeri scesero dall’aereo ignari di essere stati parte di uno dei più grandi misteri della storia. In volo il capitano aveva infatti avvisato i passeggeri che il volo sarebbe atterrato in ritardo a causa di “lievi problemi meccanici”. D. B. Cooper scambiò i 36 passeggeri in cambio dei duecentomila dollari, richiesti interamente in banconote da venti dollari. Tenne a bordo il pilota e parte dello staff e chiese al pilota di andare in direzione di Città del Messico. Si mise anche degli occhiali da sole, che divennero poi parte del suo identikit più famoso. 

Poco dopo le 20:00, mentre l’aereo era in un punto imprecisato tra Seattle e Reno (Nevada), D. B. Cooper si buttò e nessuno lo vide più. Prima di saltare però, si tolse la cravatta, che fu poi recuperata dall’FBI che riuscì a trovare su di essa tracce di DNA.

Gli indizi e i sospettati

Una delle banconote rubate da D. B. Copper, ritrovata nel 1980

L’FBI fece partire le indagini, dando al caso il nome in codice NORJACK, da “northwest hijacking”. L’FBI era a conoscenza dei numeri seriali delle banconote richieste da Cooper e li pubblicò immediatamente, sperando che qualcuno si facesse avanti. Sorprendentemente, solo nel 1980, nove anni dopo, un ragazzo trovò sulle sponde del fiume Colombia un pacco in putrefazione che contenente 5,800 dollari le cui banconote corrispondevano ai numeri seriali di Cooper. Dal luogo del ritrovamento l’FBI concluse che probabilmente il pacco cadde a Cooper mentre egli era ancora in volo, finendo nel fiume Washougal, che confluisce nel fiume Colombia. Esaminarono l’area attorno al fiume fu ma non trovarono altri indizi.

Negli anni che seguirono il dirottamento l’FBI e diversi grandi giornali (come il New York Times e il Washington Post) ricevettero diverse lettere di uomini che dichiaravano di essere Dan Cooper. L’FBI investigò più di 800 sospettati nei primi cinque anni, di questi solo 24 vennero davvero presi in considerazione.

L’FBI ha scartato la teoria di un complice poiché il pilota ha dichiarato di aver scelto da sé la destinazione dell’aereo dopo il dirottamento. D. B. Cooper non poteva quindi sapere dove si sarebbe buttato e quindi è improbabile che avesse un complice ad aspettarlo a terra.

Il primo sospettato: Duane Weber

Ho un segreto da dirti, io sono Dan Cooper

Queste sono state le ultime parole di Duane Weber sul letto di morte alla moglie Jo. Immediatamente Jo mise insieme diversi indizi che le sembrarono ovvi con il senno di poi. Duane spesso parlava nel sonno sembrando preoccupato di “aver lasciato impronte digitali su un aereo”, aveva un ginocchio valgo che diceva fosse stato causato da una “caduta da un aeroplano” e infine portò Jo in vacanza dove fu più tardi trovato il pacco contenente le banconote. 

Duane era simile alla descrizione di Cooper e la sua fedina penale era sporca, cosa che l’FBI aveva ipotizzato per Cooper. Alla fine però l’FBI lo scartò come possibile sospettato.

Il secondo sospettato: Richard Floyd McCoy

Richard Floyd McCoy

Cinque mesi dopo il dirottamento di D. B. Cooper, l’FBI arrestò Richard Floyd McCoy per un crimine molto simile. McCoy, esattamente come Cooper, aveva dirottato un aereo e si era buttato con un paracadute, aveva passato un bigliettino all’assistente di volo e aveva usato la stessa particolare espressione “niente scherzi”. Inoltre, McCoy era uno studente universitario e entrambi i dirottamenti avvennero durante le vacanze primaverili. L’ultimo indizio incriminante è che la famiglia di McCoy identificò un oggetto trovato sull’aereo come appartenente a Richard, anche se l’FBI non dichiarò che oggetto fosse.

Alla fine, McCoy fu rilasciato poiché era presente a casa sua il Giorno del ringraziamento, quindi il giorno dopo il dirottamento, improbabile – ma non impossibile – dato che si era buttato da un aereo la sera tardi in un’area forestale, senza sapere esattamente dove fosse e senza averlo pianificato in precedenza. Inoltre, fu rilasciato perché, a detta dell’FBI, non assomigliava abbastanza alla precisa descrizione data dalle hostess.

McCoy fu comunque arrestato e condannato a 45 anni di prigione per il secondo dirottamento.

Il terzo sospettato: Kenneth Christiansen

Kenneth Christiansen

C’è qualcosa che dovresti sapere, ma non posso dirtelo

Come nel caso di Duane Weber, queste furono le ultime parole di Kenneth Christiansen al fratello Lyle. Confuso dalle parole misteriose, Lyle se ne dimenticò completamente, prima di vedere in televisione un documentario su D. B. Cooper. Si convinse subito che suo fratello Kenneth fosse Dan Cooper. 

Kenneth Christiansen era un commissario di bordo per la Northwest Orient Airlines, la stessa compagnia aerea presa di mira da Cooper. Questo è un dettaglio importante, dato che in molti credono che il dirottamento fu elaborato da qualcuno all’interno della compagnia aerea. 

Christiansen inoltre amava il bourbon, lo stesso drink ordinato da Cooper, comprò una casa subito dopo il colpo e, prova più schiacciante, una delle hostess lo definì “il sospettato più simile a Cooper“.

Anche Kenneth Christiansen però fu eliminato dalla lista dei sospettati. L’FBI dichiarò che era stato perché non assomigliava all’identikit di Cooper, contraddicendo le parole della hostess. L’altra motivazione, più convincente, fu che Christiansen era stato un paracadutista dopo la seconda guerra mondiale, mentre l’FBI riteneva che Cooper non fosse un paracadutista esperto. D. B. Cooper infatti si buttò dall’aereo con due paracaduti, ma solo uno di essi era funzionante, l’altro era un paracadute di prova usato nelle esercitazioni che quindi era cucito e non si poteva aprire. Inoltre, il paracadute funzionante era di tipo militare, e quindi non manovrabile. Cooper si buttò nella pioggia, non potendo vedere dove si stava buttando (c’era una nuvola sotto l’aereo), con venti a più di 300 km/h e indossando un cappotto lungo, cosa che un paracadutista esperto non avrebbe mai fatto.

Per questo un’altra teoria è che D. B. Cooper morì nella caduta, teoria non molto popolare dato che non fu mai trovato il corpo.

Il finale con cliffhanger della storia di D. B. Cooper

Nel 2011 il fascicolo dell’FBI relativo a D. B. Cooper era lungo dodici metri e considerava più di mille sospettati. Nel 2016, 45 anni dopo il dirottamento, l’FBI ha deciso di chiudere il caso relativo a Dan Cooper.

Le speranze non sono finite però, infatti l’FBI ancora disponibile ad ascoltare possibili nuove informazioni sul caso. 

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Via
Buzzfeed Unsolved
Source
FBI

Elena Nonfarmale

Studentessa di lettere e host del podcast comico Interlinea, scrivo articoli quando non sto facendo propaganda di Jane Austen. Per conoscermi basta sapere le mie due frasi più pronunciate: "Leggi La canzone di Achille" e "Leggi Sei di Corvi".

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