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Creature mitologiche minori e affini

Camminatemi vicino e non toccate niente. Dove stiamo andando servirà una certa cautela, soprattutto se vorremo uscirne con tutti i pezzi ancora al loro posto.
Anche tra le creature mostruose esiste ormai una certa gerarchia sociale dovuta alla maggior popolarità di alcuni rispetto ad altri. Molti non hanno nemmeno bisogno di presentazioni, nati dal folklore popolare o dalla penna di qualche brillante autore dalla vivida immaginazione, hanno raggiunto fama internazionale, popolando gli incubi di grandi e piccini.
Altri invece, beh, hanno preferito la penombra e l’oscurità, ambiente decisamente più favorevole per reperire qualcuno, ops, qualcosa da mangiare.
Minor notorietà non significa minor pericolosità.
Dark Corner Books ha cercato di ridare un po’ di riconoscimento a molte creature “minori”, che non trovano spazio nell’Olimpo dell’orrido, con delle tavole di qualità che vi ripropongo qui.

{Wendigo e Wechua} Una delle figure più caratteristiche del folklore dei nativi nordamericani è forse proprio il Wendigo. Di sembianze lontanamente umane, la creatura era in origine un uomo macchiatosi di aver infranto il tabù del cannibalismo. La leggenda serviva quindi a esorcizzare timori profondi e a dissuadere da pratiche di consumo di carne umana. È la manifestazione di una fame insaziabile che divora tutto quello che trova sul suo passaggio, e ha assunto valore metaforico per indicare l’inarrestabile sete di conquista del colonialismo anglosassone nei confronti dei nativi. Mentre il Wendigo rappresenta la follia, la crisi e l’allontanamento dalla civiltà e dalla condizione umana verso la bestialità, esiste un altro mito che rappresenta l’altra faccia del tabù. Il Wechuge è di nuovo un essere umano, posseduto da uno spirito animale, che lo rende troppo forte, di una forza sovrumana e brutale, dandogli anche il bisogno di nutrirsi di carne umana. In questo caso però il Wechuge è una manifestazione di potere e forza, che assume dalle sue vittime. L’aumento della forza e la rottura della capacità di autocontrollo sono due aspetti che accomunano in varie culture l’idea del cannibalismo.
{La llorona}

La llorona, o la donna piangente, è parte del folklore messicano. Medea d’oltreoceano, uccise i propri figli annegandoli per vendicarsi dell’uomo che l’aveva abbandonata per un’altra più giovane di lei. Una volta risvegliatasi dalla furia omicida si tolse la vita e da quel momento è costretta a vagare la notte vicino a laghi o fiumi piangendo e invocando i suoi bambini.
Questa triste storia trova punti di contatto di nuovo in diverse culture per il mondo, a dimostrazione dei mostri che abitano l’inconscio di tutti.

{LaCegua}

La Cegua preferisce mostrarsi con le sembianze di una bella donna, ma il suo vero volto è… il teschio di un cavallo. Le Cegue sono donne morte piene di rancore che hanno scelto di dedicare la vita nell’aldilà alla vendetta.
In apparenza seducenti e appariscenti cercano di irretire uomini infedeli e lascivi fuori dai bar per poi farli ammattire definitivamente.

{Jorogumo }

Di nuova una donna affascinante, ma questa volta dal Giappone, con qualcosa da nascondere. I ragni araneidae una volta raggiunta la veneranda età di 400 anni raggiungerebbero le dimensioni di un toro, acquisendo anche la capacità di trasformarsi in donne affascinanti.
Ma quante sono le bellissime e seducenti donne nella mitologia a celare in realtà le sembianze di mostri orrendi pronti a divorare gli uomini?

Francesca Giulia La Rosa

Trekker, whovian. Non amo le etichette (a parte queste?). Traduttrice, editor a caccia di errori come punti neri nel tessuto della realtà. Essere me è un’esperienza profondamente imbarazzante.

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