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A Panda Piace… Capirsi, raccontato dal suo autore (ed editore) Giacomo Bevilacqua

Una chiacchierata su questo libro, così significativo e peculiare, consigliato a tutti i tipi di lettori

A Panda piace capirsi ed è un sentimento che (come spesso capita quando si parla di questo animale guida) in tanti possono condividere. E soprattutto che tanti dovrebbero approfondire ulteriormente, per trovare un maggiore equilibrio con sé stessi. È questo il concetto alla base del nuovo volume di Giacomo Bevilacqua, “papà” e alter ego del Panda fumettistico ormai da più di quindici anni. Un libro particolare per tanti motivi differenti, a partire dal fatto che è il primo su questo personaggio pubblicato da Gigaciao, casa editrice indipendente fondata proprio dal suo autore insieme ad altri tre colleghi pochi mesi fa. Di questo e molto altro abbiamo parlato proprio con Giacomo Bevilacqua in occasione della presentazione del volume a Milano…

A Panda piace capirsi, ma non è un percorso semplice

Il nuovo libro di Giacomo Bevilacqua, come dicevamo, è particolare, diverso dal resto della produzione dell’autore, pur avendo qualche vicinanza di spirito con Sono una testa di panda, uscito lo scorso autunno per BAO Publishing.

In questo caso troviamo un volume che è ancora più introspettivo, parlando del rapporto che l’autore (sempre raccontato attraverso l’alter ego di Panda) con la propria mente e del suo percorso per affrontare l’ansia, le cattive abitudini, l’assuefazione, la paura e tutto ciò che affolla il suo io. Ma non c’è “solo” questo.

Questa narrazione è un gancio, un modo per catturare l’attenzione del lettore e dargli una via d’accesso chiaramente identificabile per un percorso di approfondimento sulla cosiddetta neuroplasticità. Un’analisi approfondita a livello scientifico, realizzata con il supporto del dottor Stefano Lasaponara, PhD in Neuroscienza Cognitive, che ci porterà a scoprire i reconditi segreti della nostra mente.

Non si tratta certamente del tema più semplice del mondo da digerire, ma Bevilacqua sa gestire alla perfezione la sua creatura. Piano piano facciamo la conoscenza di personaggi sempre nuovi, figure che incarnano i tanti diversi concetti che dobbiamo inquadrare per comprendere meglio l’argomento. Il tutto sempre rappresentato nello stile unico che caratterizza questo autore, più ispirato che mai e capace di rendere davvero concrete anche idee particolarmente ineffabili.

Trova poi spazio anche un’amplissima sezione dedicata a consigli di esercizi da mettere in pratica per dare concretezza a questo percorso. Tanti suggerimenti, coadiuvati da spiegazioni ed esempi dalla vita di Panda, come se davvero fosse un nostro amico (più esperto) a darci qualche consiglio su come toglierci quelle brutte abitudini che ci rendono la vita più difficile.

L’importanza dell’equilibrio

a panda piace capirsi giacomo bevilacqua recensione intervista

A Panda piace capirsi è un libro che parla di equilibrio personale, ma che a sua volta deve reggersi in un equilibrio difficile. Perché il tema che affronta non è certo leggero, tanto più se accompagnato da spiegazioni dettagliate di ciò che accade nella nostra mente a livello neuronale.

Come ci ha poi raccontato anche Bevilacqua stesso, A Panda piace capirsi è poi un libro che va letto e riletto. Su cui bisogna tornare, subito e in fasi successive, con passaggi e capitoli che dobbiamo recuperare più volte, scoprire e riscoprire. E tutto questo non è semplice da rendere gestibile.

Fortunatamente però questo autore ha dalla sua l’esperienza e riesce pienamente in questa missione. A Panda piace capirsi è un libro che si legge con consapevolezza, che non “scappa via tra le mani” ma che allo stesso tempo non risulta mai faticoso. E che una volta concluso fa venire voglia di ricominciarlo e soprattutto di mettere in pratica tutti i suoi consigli.

A un certo livello, proprio questo era l’obiettivo di Giacomo Bevilacqua, come ci ha raccontato nella nostra intervista. Ma se siete curiosi di sapere tutto ciò di cui abbiamo parlato nella chiacchierata, vi basta procedere con la lettura

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Partiamo da una domanda molto concreta: in che ordine hai scelto di mettere i capitoli di questo libro? C’è una scelta precisa su come sono disposti?

Sì, c’è una scelta precisa ed è una scelta dettata proprio dal flusso di coscienza che io ho avuto nel momento in cui scrivevo il libro. A Panda piace capirsi è diviso in tre parti. La prima è quella che parla del personale, in cui racconto le mie esperienze con l’ansia, la depressione, i vizi, le cattive abitudini, eccetera eccetera… La seconda parte è quella in cui spiego a livello scientifico cosa succede nel tuo cervello nel momento in cui alcuni meccanismi si mettono in moto. La terza invece è quella degli esercizi pratici che uno può fare per sviluppare questo tipo di pratiche.

Questa cosa è nata così perché nell’ultimo anno (e pure di più) io ho letto una quarantina-cinquantina di libri sull’argomento della neuroplasticità e mi sono accorto che non ce n’è mai stato uno che fosse davvero completo.

Dan Harris, un giornalista che si occupa di meditazione e simili argomenti, ha fatto un intero libro autobiografico in cui non ti spiega poi effettivamente come si fanno determinate cose, né cosa succede nel tuo cervello. Alan Gordon, un grande neuroscienziato, il primissimo con cui ho iniziato questo percorso. Nel suo libro ti dice effettivamente che se fai determinate cose alcune cose se ne vanno, ma non ti spiega nel dettaglio. Ti dice sì più o meno qualcosa, ma è come se il messaggio fosse: “Non ti chiedere perché c’hai sta roba, però se fai così ti passa”. Poi c’è Judson Brewer che è un altro neuroscienziato che ti spiega a livello scientifico proprio tutto, senza fronzoli…

Tra l’altro io essendo bilingue fortunatamente l’ho letto direttamente in lingua originale. Ho provato a prendere una versione italiana di un suo libro e… Apriti cielo. È tradotto in maniera molto superficiale, tipo che il libro americano ti dice “Mi raccomando qualsiasi cosa succeda non fare questo” e nella versione italiana è “Mi raccomando qualsiasi cosa succeda, l’importante è che fai questo”. Ha mancato completamente il punto.

E quindi io ho pensato: “Già in Italia questo tipo di argomenti è trattato solamente a livello accademico. Se io voglio fare qualcosa per riuscire ad arrivare a più pubblico possibile, per fare in modo che questa cosa sia conosciuta da più persone possibili, devo mettere una sorta di equilibrio all’interno di questo libro”. Quindi quello che ho fatto è stato dividere, mettere equamente tre parti: tanto esperienza personale, quanto parte scientifica, quanto esercizi.

La tua idea è che venga letto in questo modo, “in ordine” come un libro tradizionale? Oppure i singoli capitoli possono avere una vita propria più simile a come si fruisce un manuale?

La mia idea in realtà è che venga letto più volte. Magari nel momento in cui ti ha colpito qualcosa in particolare, te lo vai a rileggere. La mia esperienza è stata quella: nel momento in cui ho scoperto queste cose, io i libri me li sono letti più e più volte, per fare in modo che questa roba mi entrasse completamente nel cervello.

Io ho fumato dai 13 ai 23 anni e ho smesso leggendo il libro di Allen Carr È facile smettere di fumare se sai come farlo. Tra l’altro era la prima volta nella mia vita che usavo la mindfulness che è praticamente la tecnica di cui parlo anche in A Panda piace capirsi, non sapevo ancora che si chiamasse così. Una cosa fondamentale che fa quel libro è che ti ripete fino allo sfinimento tutta una serie di argomenti finché non ti entrano in testa.

Il segreto è questo, il fatto è che molte persone che hanno il carattere che ho io arrivano all’interno di tutta una serie di problematiche fisiche e psicologiche semplicemente perché si ripetono costantemente delle cose non vere o si ripetono costantemente delle cose che poi diventano vere perché te le continui a ripetere all’infinito e quindi l’unico modo per scardinarle è ripetere altre cose all’infinito in modo che quelle precedenti vengano sovrascritte.

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È un libro che, soprattutto nella prima parte è estremamente personale. Ti apri molto, racconti molto di te. Quanto è significativo per te il fatto di pubblicarlo con Gigaciao, che è la tua casa editrice?

Avevo iniziato questo percorso autobiografico con Sono una testa di panda per BAO Publishing. Questo è un po’ il fratello di quel libro, perché è una parte più tecnica dello stesso percorso. Sicuramente è molto significativo per me pubblicare con la mia casa editrice perché comunque il fatto di passare Panda in questo progetto era qualcosa che già contavo di fare da quando l’ho fondata insieme a Sio, Dado e Fraffrog.

Però il primo libro di Panda avrebbe dovuto essere uno un pochino più leggero, anche per un altro tipo di pubblico e invece ho deciso di andare direttamente con questo, perché questo è un libro che ho sentito subito che volevo fare. Questo mi ha letteralmente chiamato.

Quindi essendo un libro molto particolare per la prima volta sento di poter fare quello che cerca di venderlo alla gente, perché secondo me può fare del bene. Farlo con la mia casa editrice significa che posso non mettermi paletti su tutta una serie di cose. E questa è una cosa che mi piace ovviamente. Dalle copie che regalo alle copie che mando ai giornali… Fa parte di tutta una serie di cose che stiamo sperimentando adesso come editori. Certo, dentro i limiti perché se no poi…

Chiaramente.

Però ecco poter parlare di questa cosa senza avere remore… Sono anche l’editore, è come se fossi doppiamente investito di questa cosa qui. Mi piace, ma non so… È la prima volta, sono emozioni nuove… Fammele scardinare

Giustamente le devi analizzare, esplorare, studiarle…

Esatto, devo analizzare quello che sta succedendo.

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In apertura, ancora prima che A Panda piace capirsi “inizi”, c’è un’avvertenza. Ci sono dei consigli per un pubblico più giovane. È il tuo pubblico obiettivo? E in generale, quando scrivevi questo libro a chi ti stavi rivolgendo? Avevi in mente qualcuno di specifico?

Come dico all’interno del libro, a 11 anni ho avuto il mio primo attacco d’ansia e i percorsi neuronali più li percorri e più si scavano. E quindi in realtà il fatto che io poi a vent’anni abbia avuto una depressione è semplicemente per il fatto che da quando ho la facoltà di pensare ho pensato determinate cose che a un certo punto della vita mi hanno portato lì.

Queste cose prima si conoscono e prima riesci a scardinarle. Non è mai troppo tardi, naturalmente. Per farti un esempio, io ho quarant’anni, ho iniziato a fare questa cosa qui e io per levarmi tutta una serie di problemi ci ho messo tre settimane. Poi alcune cose me le sono tolte dopo sei mesi o un anno, però i risultati… Nel momento in cui inizi a fare sta roba inizi subito a risalire. Poi il tempo che ci vuole è soggettivo. Nel momento in cui le scopri puoi non scendere. È quello il discorso.

C’è uno degli esercizi all’interno del libro che è “Alla sera appuntati tre cose che ti sono piaciute durante il giorno”. Io ho iniziato a fare questa cosa da subito con mio figlio che ha quattro anni. Lui tornava da scuola e io gli chiedevo “Mi dici tre cose che ti sono piaciute della giornata di oggi?”. All’inizio era restio perché “No, dai, ma perché?”. Io però sono stato costante. E adesso lui la prima cosa che fa appena arriva a casa è “Papà ti devo dire le tre cose!”. Perché adesso durante il giorno si concentra su queste tre cose.

Appena succede qualcosa di bello che l’ha divertito, che gli è piaciuto il suo cervello gli dice “OK questa cosa me la devo ricordare, perché così stasera la dico a mio padre”. Questo significa che lui si concentra su qualcosa di bello e una cosa del genere è buona. Magari poi la si perde, però… Sai quello che dicono è che tutto ciò che assimili nell’età che va da 0 a 5 anni te lo porti inconsciamente durante la vita e quindi questo secondo me è abbastanza importante. Se me l’avessero spiegata quando ero ragazzino, probabilmente mi sarei evitato tanti problemi… Quindi non c’è un target, è per tutti.

Perciò leggetelo anche presto!

Sì, assolutamente.

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Chiudiamo allora con un consiglio che può essere utile a chiunque potrebbe leggere questo libro. Oltre appunto a “Leggetelo subito!”

Quello che posso dire è che è scientificamente provato che le cose che stanno scritte all’interno di questo libro funzionano. Un neuroscienziato mi ha aiutato a scriverlo e lui ha studiato proprio questo per tutta la vita. Quindi se non volete dare retta a un fumettista, date retta a lui.

La cosa importante è la costanza. Questo significa che pure tre minuti al giorno sono meglio di zero minuti al giorno. Nel momento in cui uno sceglie uno-due esercizi e li fa per tre minuti al giorno e dopo un mese si rende conto che quei tre minuti al giorno gli hanno migliorato la vita del 3% è propenso a farli diventare 5 minuti al giorno e poi 10 minuti e poi che ne so, pure 15!

Io ho iniziato così. Da persona scettica quale sono mi sono detto: “Tre minuti al giorno cosa mi prendono?”. Soprattutto non bisogna scoraggiarsi quando queste cose non funzionano. Il cervello non funziona, questa roba non funziona fino a che un certo punto la fai e funziona. La neuroplasticità funziona così: trentanove giorni che fai quella cosa non funziona, il quarantesimo giorno ti svegli la fai e ti funziona.

Da persona che ha sofferto di depressione nella vita, da persona che l’anno scorso mentre applicava questi esercizi era depressa dico con certezza e con cognizione di causa (senza scherzare perché comunque è una cosa su cui non scherzo) che io avevo applicato questo tipo di esercizi proprio sulla condizione mentale in cui io mi trovavo: dieci secondi prima io ero depresso, dieci secondi dopo io non lo ero più. E questa esperienza mi ha fatto proprio capire che queste cose le dovrebbero conoscere tutti e da lì ho iniziato ad applicare tutti gli esercizi in maniera più schematica e costante. 

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E con questo si è conclusa la nostra chiacchierata con Giacomo Bevilacqua su A Panda piace capirsi. Il libro è già disponibile in tutte le librerie, edito da Gigaciao e vi consigliamo sinceramente di leggerlo. E poi, magari di leggerlo anche una seconda e terza volta.

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A Panda piace... capirsi
  • Bevilacqua, Giacomo Keison (Autore)

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Autore

  • Mattia Chiappani

    Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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