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Wanna: nel tunnel delle televendite | Recensione

Una storia che conosciamo solo a metà e che è intrigante riscoprire

Negli ultimi anni c’è stata una rinascita del documentario, anche grazie ai servizi di streaming. Prodotti come Tiger King o The Last Dance hanno tenuto il mondo attaccato allo schermo tanto quanto i più celebri show scripted. Anche in Italia non sono mancati esempi celebri, come lo splendido SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano. E in questo percorso di riscoperta di storie nascoste nel nostro recente passato, Netflix fa un ulteriore passo con un progetto dedicato alla controversa figura di Wanna Marchi. Se siete curiosi di saperne di più, siamo pronti a parlarvene nella nostra recensione in anteprima.

Alla scoperta della storia di Wanna Marchi…

Se siete nati negli anni ’90, probabilmente avete intercettato questo personaggio in uno dei momenti della sua massima notorietà: quello della sua caduta. La storia di Wanna Marchi, di sua figlia Stefania Nobile e del “maestro di vita do Nascimento” è stato uno dei casi mediatici più celebri dei primi anni Duemila. Il sale che non si scioglieva nel bicchiere era un tema di discussione inevitabile in quel periodo.

Ma esattamente da dove nasce questa figura televisiva? Come è arrivata a incrociare la strada di Striscia la notizia? Come ha fatto a conquistare la fiducia di così tanti italiani? La sua storia è affascinante e affonda le radici nella nascita della televisione moderna, districandosi tra le pieghe di una realtà regionale che piano piano si è allargata, fino a incrociare figure potenti e misteriose

C’è un gusto unico nello scoprire una parte della storia del nostro Paese che conosciamo solo di striscio. Quelle vicende che non sono ancora abbastanza vecchie per essere studiate sui libri, ma che eravamo troppo giovani per poter vivere in prima persona. Ecco, il documentario di Netflix dedicato a Wanna Marchi ci porta proprio lì, similmente a quanto fatto dal sopracitato SanPa – Luci e tenebre di San Patrignano.

La “regina delle televendite” parte dal basso, da una famiglia contadina e da piccoli progetti, per poi diventare un volto noto per gran parte del Paese. I primi passi li muove nel mondo dei cosmetici, incontrando il successo ma anche ostacoli difficili da affrontare. Poi dopo un periodo buio, il ritorno con l’obiettivo di “vendere la fortuna“. E da lì, la conclusione che conosciamo.

La linea sottile dell’agiografia

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Fin da quando questo progetto è stato annunciato, si è sollevato un timore lecito. L’idea di dedicare un documentario a un personaggio come Wanna Marchi rischiava di presentarla sotto una luce pericolosamente positiva. Una possibilità da non escludere, quando si parla di una figura del genere, indubbiamente dotata di un certo carisma, grazie alla quale ha conquistato la fiducia degli italiani.

Questo documentario indubbiamente flirta con questa idea ogni tanto, ma nel complesso riesce a evitarla. Non c’è praticamente mai un’esaltazione di Wanna Marchi, neanche in un’ottica da “donna che dal nulla si è creata un impero, lottando contro tutto e tutti”. Pur con un certo distacco e nonostante il coinvolgimento diretto della regina delle televendite e di sua figlia, non c’è alcuna difesa del personaggio.

Anche perché – ed è questa una delle parti più interessanti del documentario – le due non sono in alcun modo interessate a difendersi. Più volte la coppia ribadisce di non essere assolutamente pentita di ciò che ha fatto. Di essere pronta a ripetere ogni cosa, di non essere davvero colpevole. Entrambe a loro modo sostengono di essere, se non nel giusto, quantomeno giustificate.

È un punto di vista piuttosto nuovo in questo tipo di progetti. Non solo ci accompagnano nella loro storia, svelando segreti e retroscena, ma lo fanno con la convinzione di allora, senza mostrare alcun pentimento. Al di là dell’ovvio giudizio sulle loro azioni, il risultato è un prodotto televisivo accattivante e coinvolgente. Vogliamo davvero scoprire di più su questa storia, puntata dopo puntata.

Il documentario su Wanna Marchi si ferma alla superficie

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Se questo è indubbiamente un punto di forza del racconto, accompagnato dalla potenza della storia in sé, c’è da recriminare sul fatto che non vada davvero a fondo su alcuni aspetti. Ci sono determinati passaggi della vita di Wanna Marchi che sarebbe stato interessante indagare, ma il documentario di Netflix si ferma un attimo prima.

Per alcuni, che non esplicitiamo per evitare di fare spoiler, probabilmente non è stato possibile sapere di più. Si tratta di vicende ammantate dal mistero, che non sarebbe stato facile portare davvero alla luce. Anzi, si percepisce un tentativo di scoprire di più, ma probabilmente la verità resterà per sempre nascosta.

D’altro canto, c’erano lati su cui si poteva andare oltre, ma ci si limita a grattare la superficie. Primo fra tutti, il rapporto tra Wanna Marchi e Stefania Nobile, madre e figlia. Un legame fortissimo, che le ha portate a procedere sempre insieme dal piccolo schermo alle aule di tribunale fino alle interviste per questo documentario. Tuttavia però non c’è mai davvero un’analisi concreta e profonda di questa simbiosi.

Alla luce di ciò quindi, il documentario di Netflix su Wanna Marchi non risulta brillante come gli altri esempi citati in apertura. Tuttavia, è comunque un buon prodotto che si fa seguire con piacere e che pone domande interessanti, riuscendo a essere sì distaccato, ma non per questo giustificando.

Wanna sarà disponibile su Netflix a partire dal 21 settembre.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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