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Shenmue I & II, il ritorno di una leggenda

Esistono dei titoli nella storia videoludica che hanno lasciato un’impronta significativa, un marchio talmente potente che si ripercuote a catena sulle nuove generazioni di giochi. Innovare nel mondo videoludico non è una cosa affatto semplice, la competizione è talmente alta che ogni giorno nuove strade vengono battute, e col passare degli anni molte vie sono state scoperte, lasciando pochi sentieri, ben nascosti, ancora da esplorare. Eppure le rivoluzioni avvengono quando meno ce le si aspetta, in periodi stagnanti in cui nulla sembra destinato a cambiare. Shenmue è proprio uno di quei titoli rivoluzionari, con un concept che per i suoi tempi era davvero qualcosa di incredibile.

In questi giorni esce la versione remastered di Shenmue I & II, titoli usciti rispettivamente nel 2000 e nel 2001, per la sfortunata ultima console di Sega, il Dreamcast. Il secondo capitolo è arrivato anche sulla prima Xbox nel 2002, versione usata poi per la versione rimasterizzata di cui parleremo tra poco.
Ai tempi molte persone non poterono apprezzare l’incredibile complessità del capolavoro di Yu Suzuki, storico creatore della serie, anche per via della scarsa base di Dreamcast disponibili, e nei tempi a venire risultò sempre più difficile recuperare una copia di Shenmue se non via emulatore (arrivati comunque molto dopo).
Shenmue ha rappresentato un grande cambiamento nel modo di raccontare il videogioco, presentando una visione di open world innovativa e all’avanguardia per i tempi, introducendo anche un nuovo modo di concepire i QTE, con un effetto più cinematografico ripreso ancora oggi da diversi titoli. Il valore storico del capolavoro di Yu Suzuki, ormai elevato a titolo di culto dai fan, è indubbio. La calorosa accoglienza dimostrata dagli appassionati durante l’annuncio del terzo capitolo all’E3 del 2015, dimostra come le avventure di Ryo Hazuki non siano mai state dimenticate, dunque l’uscita di una riedizione dei due primi storici titoli era ovvia, quasi obbligatoria in questo periodo colmo di remastered di tutti i tipi, e in questo caso, lasciatecelo dire, è davvero una delle più azzeccate degli ultimi anni.
Premessa: chi vi sta scrivendo non ha mai avuto occasione di giocare i due titoli durante gli anni della loro uscita. Nonostante conoscessi bene la storia e l’importanza del titolo ho avuto modo di provarlo per la prima volta soltanto in sede di recensione. Il mio punto di vista sarà dunque quello di un nuovo giocatore che si avvicina per la prima volta a questa storica saga, conscio della sua importanza, ma all’oscuro del suo funzionamento più profondo.

Ovviamente non si può parlare di Shenmue a livello di gameplay e meccaniche come se fosse un titolo attuale, ma bisogna considerare anche il contesto storico della sua uscita.


 
Per coloro che fossero all’oscuro della storia un breve riassunto: protagonista della storia è Ryo Hazuki, un giovane praticante di arti marziali che si esercita diligentemente sotto la guida del padre. Un giorno, di ritorno a casa Ryo incontra degli uomini sospetti dentro il dojo di casa, intenti ad attaccare suo padre. Un uomo vestito con abiti tipici cinesi cerca uno specchio misterioso e non esita ad attaccare il padre di Ryo e Ryo stesso che viene messo al tappeto. Temendo per la vita del figlio, il padre del giovane rivela l’ubicazione dello specchio, ma ciò non basta a placare l’ira dell’uomo di origini cinesi chiamato Lan Di, che con un colpo micidiale lo uccide. Ripresosi dalle ferite, Ryo giura vendetta contro Lan Di e inizia la sua ricerca anche per svelare i segreti che suo padre non gli ha mai detto.

Da qui inizia la nostra avventura, con il primo capitolo ambientato nel Giappone del 1986 e poi in Cina nel secondo. Sin da subito vivremo in un open world dove i PNG vivono le loro vite, rispettando le diverse fasi della giornata. Ogni comprimario non vive in funzione del protagonista, ma si occupa di andare al lavoro, svolgere alcuni compiti, tornare a casa la sera ecc.
Un aspetto molto interessante del titolo è la quasi totale assenza di un HUB di gioco, infatti le informazioni su oggetti e direzioni non verranno mai date in pasto al giocatori con indicatori o altri sistemi invasivi, ma verranno integrate nell’ambiente; ad esempio per capire dove siamo o dove si trova un determinato negozio o locale, dovremo consultare la mappa cittadina che si trova in alcuni angoli delle strade, proprio come se ci trovassimo realmente in una città. Per comprare un oggetto dovremo andare nel negozio, osservare i vari oggetti e prendere quello che ci interessa per poi pagarlo alla cassa. Stessa cosa negli edifici, dove ogni cassetto potrà essere aperto per trovarci dentro anche cose inutili come i calzini. Tutti questi elementi, per quanto superflui, servono a dare il senso di mondo vivo al giocatore, aumentandone l’immedesimazione. Nonostante ormai esperienze simili siano molto comuni nel mondo dei videogiochi, la qualità del titolo di Yu Suzuki ci ha dimostrato di non essere invecchiata affatto male dopo vent’anni circa dalla sua uscita. L’immersività del mondo di gioco unita a una storia affascinante, con personaggi ben caratterizzati e “vivi”, ha reso molto godibile l’esperienza di gioco anche dal nostro punto di vista di chi non lo aveva mai toccato con mano prima d’ora.

L’esperienza è arricchita anche da altri contenuti molto interessanti, come un sistema di combattimento che ricorda un picchiaduro a scorrimento piuttosto elaborato, dove potremo imparare nuove mosse da dei maestri o da pergamene sparse nel mondo di gioco e che potremo potenziare allenandole. I combattimenti non sono tantissimi, ma quelli presenti riescono a dare quel gusto da film di arti marziali anni ‘70/80’ che si integra bene con il tipo di storia raccontata. Nel complesso il sistema non brilla per qualità tecnica: le hit box non sono sempre perfette e i movimenti sono leggermente macchinosi, ma risulta comunque godibile grazie alle tante mosse eseguibili e concatenabili e a una discreta velocità dei colpi. Nonostante le battaglie a colpi di arti marziali soffrano un po’ di più il peso degli anni, riescono comunque a divertire, soprattutto se contestualizzate all’anno d’uscita dei due titoli: infatti il sistema ha poi generato un degno erede nella serie Yakuza, sempre di Sega, che ha poi evoluto questo modello di combat system.
Altro aspetto interessante che rende vivo il mondo di gioco è la possibilità di affrontare i molti minigiochi presenti. Dai cabinati in sala giochi alla corsa dei muletti, il titolo presenta molte opportunità per attività extra indipendenti dalla trama principale, sicuramente utili nei momenti in cui si è quasi obbligati a perdere tempo per la città. Ancora oggi molti di questi sono godibili e divertenti, con un tocco di classe dato dai cabinati virtuali che presentano grandi classici come Outrun o Hang On presenti nelle sale giochi.

Certo, non tutto risulta affascinante agli occhi di un nuovo giocatore come lo fu ai tempi, e molti potrebbero essere spaventati da alcune meccaniche ormai superate. Ad esempio, nel primo Shenmue non ci sarà modo di saltare le ore che scorrono all’interno del gioco, dovendo aspettare parecchio tempo a volte per far scattare l’evento successivo della trama. Anche i controlli, nonostante la possibilità di usare lo stick analogico, a volte risultano imprecisi e macchinosi, facendoci perdere tempo in operazioni all’apparenza semplici, come cercare un oggetto nei cassetti di un appartamento.
Cosa aggiunge dunque la versione remastered dei primi due Shenmue? Fondamentalmente è un lavoro molto leggero, che si limita a fare una bella pulizia delle texture in modo che rendano bene viste in Full HD, operazione riuscita anche piuttosto bene secondo noi; inoltre aggiunge l’opzione di vedere il titolo in 16:9, anche se i filmati verranno sempre scalati in 4:3. Oltre ciò si potrà scegliere anche l’audio fra giapponese e inglese. Di novità dunque a livello di gameplay non ne esistono, i due titoli sono preservati senza aggiunte presentando l’esperienza originale con i suoi pregi e difetti. Ad esempio, si sarebbe potuto aggiungere un sistema per far passare il tempo nel primo capitolo della saga, così come poi si potrà fare nel secondo, ma non ci sentiamo di tacciare questa scelta come un difetto, d’altronde le intenzioni di riportare l’esperienza genuina di Shenmue sono state dichiarate sin dal principio, quindi ben venga questa edizione senza troppi sconvolgimenti.

Shenmue I & II è una remastered che andava fatta. Spesso abbiamo visto nel corso degli ultimi tempi riedizioni di giochi usciti solamente pochi anni prima e dal senso alquanto questionabile, in questo caso invece non c’è alcun dubbio: un titolo come Shenmue andava riproposto, sia per la difficoltà di reperibilità avuta negli anni e sia per il valore storico che il gioco detiene e per l’incommensurabile qualità che ai tempi dell’uscita non era stata pienamente riconosciuta. Seppur le meccaniche non siano per tutti, consigliamo vivamente di dare una chance a questa riedizione, perché nonostante i quasi vent’anni dall’uscita del primo episodio l’eredità di Shenmue vive ancora oggi in molti titoli, fra cui il futuro terzo capitolo, che ci auguriamo possa continuare a mantenere alta la qualità di questa storica saga.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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