
Dopo giorni di discussioni nate da testimonianze anonime rilanciate sui social, Zerocalcare ha commentato per la prima volta l’antipatica vicenda riguardante i presunti compensi bassi per gli animatori coinvolti nella produzione di Due spicci, la nuova serie Netflix dell’apprezzatissimo fumettista romano. E lo ha fatto a modo suo, con le sue illustrazioni e con un video pubblicato su Instagram.
La polemica su Due Spicci di Zerocalcare: cos’è successo?
Tutto nasce da alcune testimonianze anonime raccolte e rilanciate sui social dal collettivo Un.it.a, il sindacato degli animatori italiani. Nelle segnalazioni si parlava di presunte retribuzioni particolarmente basse per alcuni collaboratori coinvolti nella realizzazione della serie
Tra le testimonianze circolate online, una sosteneva che a un freelance fosse stato proposto un compenso di circa sei euro lordi all’ora, mentre altre descrivevano situazioni nelle quali professionisti inquadrati come lavoratori autonomi avrebbero svolto mansioni assimilabili a quelle di un dipendente. Si tratta però di fonti anonime, che non sono state verificate pubblicamente in modo indipendente.

La questione è uscita rapidamente dai confini dei social quando il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha presentato un’interrogazione al Ministero del Lavoro chiedendo accertamenti sui rapporti contrattuali dei professionisti coinvolti nella produzione della serie.
Nel frattempo Movimenti Production e DogHead Animation, le due società coinvolte nella realizzazione della serie, hanno respinto ogni accusa. In una nota hanno affermato di non aver mai applicato condizioni contrattuali fuori legge e di non aver mai ricevuto contestazioni formali dalle associazioni di categoria. Le aziende hanno inoltre contestato il metodo con cui sono state diffuse le accuse, definendole ricostruzioni basate su testimonianze anonime e non verificate.
La risposta di Zerocalcare: “Nessuno mi ha mai parlato di questi problemi”
A distanza di alcuni giorni dall’esplosione della vicenda, Zerocalcare – al secolo Michele Rech – ha deciso di intervenire direttamente con un video pubblicato su Instagram. L’autore ha spiegato di aver scoperto l’esistenza di queste contestazioni soltanto quando la questione era ormai diventata pubblica.
“Nessuno mi ha mai esposto una lamentela e da fuori mi pareva una situazione caruccia ed entusiasta”, ha raccontato. Per questo motivo si è detto sorpreso dal fatto che nessuno abbia provato a coinvolgerlo prima che le accuse iniziassero a circolare online. Ricordiamo infatti che Zerocalcare è il regista e ideatore della serie, ma non è di certo quello che firma i contratti, lavoro che spetta alle società di produzione. E infatti nel video dice:
“Mi pare abbastanza evidente che io sono l’autore della serie: vuol dire che io faccio la parte creativa, scrivo la storia, disegno i personaggi, doppio le voci. Non sono io che assumo, decido o pago chi lavora la produzione. Per inciso: io non ho proprio accesso a quelle informazioni, sul budget, sui contratti.
Il fumettista si dice inoltre rammaricato per il fatto che nessuno lo abbia considerato un alleato, considerando che il progetto porta il suo nome e che in passato si è spesso esposto pubblicamente a sostegno di vertenze e battaglie sociali.
“Mi dispiace che non hanno pensato che io potevo essere un alleato, perché potevo essere proprio io che sollevavo la questione. Solo che io non è che sono telepatico, se nessuno mi dice che ci sta un problema ma io che cazzoo ne so. Peraltro non penso di essere una persona particolarmente inaccessibile”
E poi ancora:
“Mi sono accollato qualsiasi causa in questi anni, quando c’è stato bisogno ho pure fatto saltare il banco litigando con tutti, sono diventato la caricatura delle cause perse di ‘sto Paese, ma mò figurati se non lo facevo per una cosa che ha addosso il nome mio“.
L’autore ha anche ricordato un precedente episodio che riguardava gli animatori di DogHead Animation. Quando la chiusura della sede di Pisa aveva costretto molti lavoratori a trasferirsi a Firenze, alcuni di loro lo avevano contattato direttamente. In quell’occasione si era reso disponibile a dare visibilità alle loro richieste, ma successivamente non aveva più ricevuto comunicazioni.
Infine non manca una stoccata allo stesso Gasparri:
“Fa il giustiziere in Parlamento e poi vota contro il salario minimo”
Il ruolo di Un.it.a e l’invito a discutere del problema
Nelle ore successive, anche Un.it.a è tornata sulla vicenda per chiarire la propria posizione. Il sindacato ha precisato di non condividere gli attacchi personali rivolti a Zerocalcare e di non voler trasformare una legittima battaglia sindacale in una campagna contro il fumettista.
Da parte sua, Zerocalcare ha spiegato di non sentirsi nelle condizioni di esprimere giudizi definitivi su una vicenda costruita attorno a versioni contrastanti dei fatti. Pur riconoscendo che lavoratori a progetto e partite IVA siano spesso meno tutelati, ha sottolineato la difficoltà di commentare accuse che, almeno pubblicamente, continuano a essere smentite da una parte e confermate dall’altra.
La speranza espressa nel finale del video è che tutta questa attenzione possa almeno servire ad aprire una discussione più ampia sulle condizioni di lavoro nel settore dell’animazione. “Per una volta”, ha detto, “l’uso strumentale del nome mio sparato dappertutto magari porta pure a una cosa buona”.
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