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Where the Water Tastes Like Wine – la genesi di una storia

Spesso si sente dire che ogni leggenda ha un fondo di verità. Le storie si modificano col tempo, tramandate da persona a persona, in una sorta di telefono senza fili che dura per anni o addirittura secoli, fino a trasformarsi in qualcosa di irriconoscibile rispetto la sua origine. Un racconto potrà assumere toni esagerati o persino sovrannaturali, perdendo a volte il significato di base, ma sicuramente acquisendo un fascino unico. Così nascono le storie più belle, come i miti e le leggende legate a luoghi o al mondo intero, e proprio di storie parla il gioco di cui andiamo a parlare Where the Water Tastes Like Wine. Questo indie è un titolo davvero particolare, sviluppato da Dim Bulb Games, si focalizza totalmente sulla componente narrativa, con uno storytelling realizzato coinvolgendo diversi sceneggiatori ed esponenti della stampa videoludica americana. Il gioco è già disponibile su Steam da fine febbraio, e noi, affascinati dalla sua particolarità, abbiamo voluto esplorare le tante storie che lo compongono.
Where the Water Tastes Like Wine ci vede indossare i panni di un anonimo personaggio, che all’inizio del titolo è in procinto di giocarsi il tutto per tutto in una partita a poker nel classico saloon da film western. La partita si rivelerà presto essere una classica sfida col diavolo in cui la sconfitta va oltre il valore economico e materiale, e infatti impudentemente il nostro personaggio si gioca persino l’anima, che viene inesorabilmente persa nonostante la nostra scala reale, superata da una di valore ancora più alto del nostro avversario misterioso. Sconfitti scopriamo che il nostro compagno di poker è un inquietante uomo dal volto di lupo e dalla voce appartenente al grande Sting, che riesce a fornire un carisma unico al personaggio. Il misterioso uomo lupo ci strappa l’anima e la carne dal corpo rendendoci nell’apparenza uno scheletro in un patto di mefistofelica memoria, condannandoci a una pena piuttosto particolare, raccogliere storie in giro per l’America, seminarle e raccoglierne i frutti. Così inizia il nostro viaggio, alla ricerca di sedici personaggi dalla storia unica, nostro scopo sarà quello di farcela raccontare.

L’incipit narrativo è questo, mentre per quanto riguarda il gameplay duro e puro ci ritroveremo su una grossa mappa 3D dell’America nei panni di uno scheletro piuttosto cresciuto. Il nostro obiettivo sarà appunto raccogliere diversi tipi di storie, ve ne sono 219 in tutto, nei posti più disparati che incontreremo, dalle città alle casupole di campagna, ecc. Potremo viaggiare a piedi, accelerando il passo fischiettando (sarà possibile aumentare la velocità premendo i tasti giusti al momento giusto), chiedere un passaggio facendo autostop o utilizzando un treno: pagando oppure salendo abusivamente col rischio di venire scoperti e malmenati. Lo scopo del gioco è quello di trovare sedici personaggi, sparsi sulla mappa, e sederci con loro durante la notte raccontandogli le storie trovate durante il nostro viaggio. Loro ci chiederanno di raccontargli un determinato tipo di storia: divertente, triste, paurosa ecc. e noi dovremo scegliere fra i racconti che conosciamo quello più consono tramite un menu radiale. Ogni storia azzeccata ci garantirà un aumento di confidenza da parte del nostro interlocutore che si sbottonerà nel raccontarci la sua vicenda personale, fino a quando non la completeremo scoprendone ogni aspetto.
I sedici personaggi rappresentano diverse incarnazioni dell’America: dal lavoratore immigrato alla hippie, dal reduce di guerra alla musicista e così via, fino a dipingere un quadro molto variopinto delle diverse anime che hanno reso gli USA il paese che conosciamo oggi. Giocare Where the Water Tastes Like Wine è un viaggio nell’America dell’ultimo secolo, dove vivremo racconti che appartengono a determinati periodi storici, ma che allo stesso tempo ci appariranno senza tempo. D’altronde lo stesso lupo ci farà notare come il tempo sia un concetto piuttosto relativo quando si tratta di storie, specialmente all’interno del gioco.
Anche i vari racconti che incontreremo saranno ben scritti e narrati e molto vari, inoltre ogni storia potrà subire una sorta di evoluzione. Come dicevamo nella nostra premessa, ogni racconto da noi narrato può evolvere diventando pian piano una vera e propria leggenda. Sarà dunque strano e allo stesso divertente ritrovare la storia del cowboy che attraversa a cavallo una tempesta, vissuta in prima persona, diventare la storia di “Pecos Bill, il cowboy che domò la tempesta con un lazzo” riraccontata da qualcun altro. Queste storie “evolute” avranno anche il valore aggiunto di essere più potenti quando raccontate ai sedici personaggi obiettivo del nostro viaggio, spingendoli ad aprirsi con maggiore facilità a noi.

Il titolo, nonostante sia molto interessante dal punto di vista narrativo, ha però diverse pecche anche piuttosto grandi nel suo gameplay. Innanzitutto lo spostamento è piuttosto tedioso e lento, rendendo la parte di movimento una tortura, e considerate che metà, e forse anche di più, del gioco sarà composta dai vostri spostamenti. Andando avanti, man mano che la mappa si svuoterà a causa della minore densità di storie e personaggi presenti, questo problema diventerà ancora più accentuato, e le scorciatoie non aiuteranno più di tanto.
Nel titolo saranno presenti delle meccaniche anche legate alla salute, al sonno e al denaro, che potrete guadagnare nelle città e in modo random in alcuni eventi sparsi per la mappa. Il denaro servirà per pagare i treni o comprare oggetti per rimpinguare la salute o il sonno, se si perderà tutta la salute (possibile in alcuni eventi o se verrete scoperti come ospiti indesiderati nei treni) sopraggiungerà la morte, ma senza grosse conseguenze, infatti verrete portati dal lupo che vi farà ripartire da un punto predefinito, cosa parecchio fastidiosa se il vostro obiettivo è dal lato opposto della mappa.
Anche la meccanica in cui dovrete scegliere la storia giusta da raccontare non è perfetta. Molti racconti sono difficili da catalogare in una specifica categoria, e spesso andrete a tentativi sperando di trovare la giusta combinazione, cosa che favorisce anche poco il ricambio di racconti da usare nei dialoghi fra i molti presenti. Infatti, una volta capita la tipologia di un racconto, difficilmente verrà voglia di cambiarlo con uno di ardua interpretazione, e una volta scelto il vostro set di storie da equipaggiare non vi verrà voglia di cambiarlo per evitare il problema di andare ancora a tentoni. Sarete poco tentati dunque di ritrovare tutte e 219 le storie presenti se non per il gusto di ascoltarle, nonostante il tedio degli spostamenti e la, purtroppo, marcata inutilità di queste in termini di gameplay.

Dobbiamo elogiare la componente sonora, sia del doppiaggio, che oltre al già citato Sting offre un comparto doppiatori di tutto rispetto, sia nella colonna sonora composta da Ryan Ike, davvero evocativa e bella da ascoltare anche all’infuori del gioco, con tonalità che cambiano a seconda della zona degli Stati Uniti, fondendo Jazz, country, rock, latino americano e molto altro per sottolineare la diversità di generi che popolano e rendono allo stesso tempo unico il paese.
Where the Water Tastes Like Wine è un esperimento davvero interessante, che vuole rendere lo storytelling centrale anche nel gameplay, oltre che nella storia, in maniera piuttosto originale. Purtroppo il gameplay è afflitto da diversi problemi strutturali e di progressione che rendono la ricerca e la fruizione delle tante storie piuttosto noiosa, ed è un vero peccato perché l’idea ci aveva convinti alle prime battute. Se questo non vi spaventa e volete comunque sperimentare l’ottimo comparto narrativo, evocativo e ben scritto, allora vi consigliamo di dare una chance a questo gioco.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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Commenti

  1. Potevano anche sbattersi un pò di più. Fin troppo sempliciotti.
    Posso ritenermi quindi soddisfatto della mia versione Pikachu, molto più bella. u3u

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