Intrattenimento

Unicorn city: la città dei cliché

Ogni volta che ci si trova davanti ad un nuovo film che abbia a che fare con i giochi di ruolo, di qualsiasi genere essi siano, ci si mette alla visione con una certa aspettativa, magari pensando “Non sarà lo stesso film su degli sfigati che sembrano degli idioti e non sanno che fare della loro vita”. 
Puntualmente si viene delusi. 
Unicorn city, film del 2012 per la regia di Bryan Lefler , non è da meno.
Il film segue le vicende di Voss, disoccupato con il pallino del gioco di ruolo. Non avendo un soldo, vive sulle spalle del fratello, il quale tenta con insistenza (e molta violenza) di farlo entrare nel business dei taco. La svolta si avrà quando, per ottenere il lavoro dei suoi sogni, Voss deciderà di creare l'Utopia per i nerd, incarnata nella fantomatica Unicorn city. 

L'imbarazzo e la noia derivano dal fatto che si avverte in maniera quasi palpabile un misero tentativo di nobilitare l'arte del gioco di ruolo, che di per sé è effettivamente terapeutico e affascinante, fallendo miseramente. Scade nelle solite dinamiche trite e ritrite, dipingendo appunto la categoria come un ammasso di inetti che non sono realizzati nella vita reale e per questo cercano una scappatoia in un mondo inventato. Non c'è uno, che sia anche uno solo, cui penseresti di affidare una pianta da curare nel caso decidessi di partire per le vacanze. Sono sporchi, sciatti e allupati, mentre le donne sono complessate o insopportabili tanto da distogliere lo sguardo perché ti senti in imbarazzo per loro.
Quanto alla creazione di un utopia per giocatori… Si può accettare che sia difficile sapere da dove cominciare per organizzare delle sessioni dal vivo, con tanto di scenografie, costumi e avversari da affrontare, ma sentirsi “fighi” per aver affrontato la polizia che vuole farli spostare da un terreno pieno di esalazioni velenose, bè  è un altro paio di maniche.
Non è un film basato sulla conquista e la costruzione di un sogno, sul credere nelle proprie capacità per ottenere ciò che più si desidera nella vita. È un film su un finto tentativo di rivalsa sul mondo da parte di uno scansafatiche che vuole passare per quello che non abbandona ciò in cui crede. È apparenza, è una versione spuria di volgarità ma comunque “bassa” di un film con finte alte pretese.
Se state cercando, poi, qualcosa di leggero, per una serata senza impegno, con qualche battuta banale, che segue le strutture base di una pellicola di seconda classe, ed è piena di cliché, bè allora sarete soddisfatti.
Se invece state cercando qualcosa di originale, che vi stupisca, che vi faccia emozionare e saltare dalla poltrona per lanciarvi fuori a conquistare il mondo… Forse avete bisogno di cercare un altro titolo. A metà pellicola avrete voglia di urlare contro i personaggi, distogliere lo sguardo da certe scene, magari potreste anche appisolarvi prima della fine.
La storia d'amore tra i due protagonisti è, anch'essa, decisamente triste. La ragazza obiettivamente bella, piena di complessi fino al midollo innamorata del ragazzo sbagliato, che alla fine si accorge di lei solamente perché si accorge di quanto ella lo idolatri. Wow.. Non pretendiamo una storia da Oscar, ma ci piacerebbe che ci fosse un po' di sentimento, se proprio vuoi metterci una storia d'amore, caro regista. Ma visto che è una questioni di aggiungere tutti gli stereotipi che attirano il pubblico medio, certo non poteva andare contro tendenza e omettere questa parte di trama.
Unica cosa positiva? Bel centauro!
“You are who you pretend to be” recitano durante il film…. 
Dobbiamo proprio dire cosa risultano essere alla fine i personaggi? No, ci autocensuriamo.

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