Intrattenimento

Un gentiluomo di fortuna

Un gentiluomo, un uomo d'avventura, uno scrittore di avventure. Hugo Pratt, nome non ignorabile del fumetto (e non solo italiano), erede della tradizione dei grandi romanzi di Conrad, Melville, Salgari, padre di quella leggenda che è Corto Maltese, veneziano ormai difficile da separare dal lato misterioso della Serenissima…
Un nome che è Avventura, scoperta, magia prima di tutto. E Un gentiluomo di fortuna di Paolo Cossi è una biografia – a fumetti, giustamente – che sceglie di raccontarne la vita in tinte poco realistiche, poco attente a dati accurati e analisi sociologiche: tramutandola anzi in un nuovo racconto d'avventure.
Sono usciti per ora (per Hazard Edizioni) due volumi, Visioni africane e Venexia. Si parte da un Pratt adolescente in Etiopia, figlio di un ufficiale della Polizia militare: un ragazzo già abbastanza individualista, indisciplinato, sognatore da trovare stretta la vita del camerata e l'ambiente soffocante, militarista ma anche grigio. Si sfoga con una condotta da giovane Casanova e con un'irrinunciabile curiosità verso la terra che lo ospita; tanto che anche le avversità le prenderà con spirito di avventura.
E che avventura: nella vita del giovane Hugo non c'è spazio per la monotonia, ma neanche per la sicurezza. E' una continua precarietà, un pericolo costante e un ansioso sballottamento tra figure sempre più pericolose: ribelli etiopi, usanze pericolose, leggende di città sepolte, giochi di potere militari e paramilitari, ragazze misteriose o semplicemente preoccupate, partigiani e infiltrati.
E' un continuo viaggio, una scoperta sul filo del pericolo, una galleria di personaggi sempre a confine tra realtà, romanzo e mito. Ci sono spie, agenti di Paesi che cercano in ogni modo di combattersi: persone come il burbero e imprendibile Nikolai, un agente dalle affiliazioni ambigue, uno che conosce sempre qualcuno in debito con lui a cui chiedere un favore in cambio. O l'ubicazione di un tesoro favoloso. C'è uno stregone etiope che predice il futuro del ragazzo e c'è Nevart, ragazza armena che la vita in un bordello non ha privato di una certa innocenza e nostalgia. C'è l'enigmatica Pandora, che appare nei momenti più cruciali della vita di Hugo e sembrerebbe un'allucinazione, un simbolo più che una donna vera… ma chissà. 
C'è Rasputin, eterno amico e rivale di Corto Maltese, impegnato in un dialogo di pari amore/odio con la figura di Pratt stesso. E luoghi bellissimi come la città perduta di Lalibela, luogo di undici chiese scavate nella roccia e possibile nascondiglio dell'Arca dell'Alleanza. O Venezia stessa, splendida e carica di intrigo, mistero e incontri che cambiano la vita.
E' una storia che sembra volersi mantenere sempre sfuggente, ambigua, sorridente nel non volere rispondere alla domanda: “Ma tutto questo è successo realmente?” Non è importante, in fondo. Cossi tinge il suo racconto di pochi colori, di giallo e rosso poco saturi, come per dare una patina di racconto, di storia tramandata o scritta su pagine sbiadite. Lo stile esagera i ritratti, rende le figure riconoscibili e archetipiche come veri personaggi da romanzo di avventure, regala a tutto un'aura quasi senza tempo. 
Una citazione di Pratt che è stata ripetuta mille volte ma ci sembra troppo appropriata per non aggiungere un'ennesima ripetizione: "Conosco almeno tredici modi diversi di raccontare la mia vita e non so dire se ve ne sia uno tra questi che corrisponda alla realtà o se uno sia più vero di un altro". Non potremmo aggiungere nulla di più esauriente.
E' anzi un'ottima chiave di lettura per Un gentiluomo di fortuna: un'opera che, prima che un ritratto di questa grande personalità del fumetto e del racconto, è un'ode all'avventura, alla capacità di stupirsi e alle meraviglie che stanno nascoste nel nostro mondo, pronte soltanto ad essere scovate.

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