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Mele spinte col naso, metà prezzi latitanti e Mimmo Quaquaraqua.

Tv. Non ho guardato la tv per anni perché in famiglia ne avevamo una sola e lasciavo campo libero ai miei genitori. Dato che loro, più che altro mia madre, hanno predilezione per i Gialli e simili, la scelta ricadeva su: l’ispettore Derrick, la Signora in Giallo, Colombo, l’ispettore Barnaby, il commissario Rex, Miss Marple, Maigret, Don Matteo… Non che i miei abbiano istinti omicidi. Mia madre guarda queste serie tv, spesso ambientate in graziosi cottage, per copiare cuscini, tende e arredamenti interni (a parte Derrick e il commissario Rex, anche perché non mi sembra, così a naso, che Tedeschi e Austriaci possano insegnare molto rispetto all’arredamento d’interni (niente da dire sull’architettura, per carità!). Mio padre invece finisce per addormentarsi, svegliarsi di colpo e dire la prima cosa che gli viene in mente per fingere di essere attento. Esempio: “Secondo me l’assassino è lui!”. Salvo poi scoprire che si tratta di un flashback e che il tizio in questione è l’assassinato.
Comunque.
Da quando vivo sola OGNI TANTO mi capita di accendere la tv. Se non si tratta di film non le dedico mai tutto il mio tempo. Cioè: non mi siedo sul divano a vedere quella cosa rettangolare e basta.
Magari sfaccendo e butto un occhio.
Cosa capita?
Capita di vedere un documentario sui Guinness dei Primati. E che primati!
C’è un tizio che detiene il record per aver spinto col naso una mela (o un frutto) per un tot di chilometri.
Un altro che ha il primato di “inghiottimento” di acini al volo (glieli lancia il fratello).
Un altro ancora compare nel libro dei Guinness dei primati perché attorciglia piccioli di ciliegia con la lingua.
Ma insomma!!! Non c’è proprio altro da fare?
Un individuo deve PROPRIO investire migliaia di ore della sua vita per esercitarsi a centrare caramelle o acini lanciati da un altro che evidentemente ha molto tempo libero pure lui?
Con tutto il volontariato che si potrebbe fare?
In genere questi primatisti, nelle loro interviste, si raccontano dicendo: “Da piccolo tutti mi prendevano in giro perché non ero portato per lo sport”. Oppure: “Volevo che mio padre fosse orgoglioso di me”. Oppure ancora: “Vorrei che i miei figli, un giorno, non dicessero: ‘Questo è mio padre’. Ma: ‘Questo è mio padre, quello che ha il record di lanci di frusta al minuto'”. 
Cooosaaa?
Ho spento. Non si può mica rischiare di contribuire ad aumentare gli ascolti di un documentario del genere.
Non dico di girare solo documentari sulla fusione nucleare o su Madre Teresa di Calcutta… ma una sana via di mezzo non c’è?
E poi. Io parlo da autrice ferita, quindi ammetto di non essere al di sopra di ogni sospetto, ma vorrei sapere quanto è pagato colui o colei che scrive i testi per le pubblicità dei divani.
Vorrei conoscere chi ha pensato al gioco di parole: “Chapeau-Chateau”, ma soprattutto vorrei conoscere chi scrive i testi per Sabrina Ferilli: “Cerca il metà prezzo? Aspetti che lo chiamo. Metà prezzo? Non risponde”.
Ahhhhhhhhhh. Quando m'imbatto in quello spot devo togliere l’audio perché vado fuori di testa.
Ma evidentemente è una formula pubblicitaria che funziona! Io piuttosto mi siedo per terra, ma forse c’è qualcuno che corre a comprare quel divano perché si fida di quel testimonial e soprattutto ASCOLTA cosa dice e ride pure!
In cuor però mio spero che l’autore di quello spot sia stato obbligato, pena il mancato pagamento del compenso, a scrivere quella roba. Forse il proprietario di Poltronequalcosa l’ha minacciato di morte immediata. Oppure… oppure negli studi televisivi e nelle case di produzione italiane gira ancora questa teoria (o legge non scritta ma imposta da chi “fa tv”): “Quando un autore deve scrivere un prodotto per la tv (soprattutto per i grandi canali) deve immaginare di dover comunicare con una casalinga di mezza età che vive al sud”.
Giuro che è una frase che mi è stata detta più volte durante lo studio e la stesura di format tv.
Ed ecco che si crea il famoso quanto imbattibile circolo vizioso: scriviamo e produciamo porcate, il pubblico adegua il gusto e la sensibilità a suddette porcate. Oppure, visto dall’altro lato: il pubblico vuole vedere e sentire cose inutili, forniamogli programmi inutili.
E ripeto: non scrive una che guarda solo documentari sull’energia rinnovabile o film d’autore.
Per concludere, vi confesso che ho guardato qualche volta Colorado (do per scontato che sappiate cosa sia, anche perché già solo facendo zapping lo si può intercettare). Perché l’ho fatto? Perché mi sono trovata esclusa da alcune conversazioni non sapendo chi fosse tale o tal altro comico.
Non che io soffra di complessi di inferiorità o che debba fare assolutamente conversazione, ma non volevo “fare la vecchia”, perciò ho guardato un paio di puntate “per farmi un’idea”.
Risultato?
Appena sento partire la canzoncina di Mimmo Quaquaraqua vorrei scagliare il telecomando contro il muro (perché non sempre riesco ad attivare la funzione di muto prima che la canzone finisca, forse dovrei cambiare le batterie al telecomando).
Per non parlare del tizio che legge la finta traduzione del suo interprete. La prima volta pensavo di aver perso il filo del discorso. Ho pensato: “Non stai ridendo perché non capisci”. Allora l’ho visto una seconda volta: “Non rido perché non fa ridere”.
Detto questo. Ognuno ha i suoi gusti, ognuno fa l’umorismo che vuole. Se certe cose fanno audience un motivo ci sarà.
Conclusione: non sono un animale da tv. Pazienza, ho solo sbagliato epoca.

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Commenti

  1. dire che odio “tutto” della tv probabilmente farebbe di me un estremista, cosa che non voglio, però davvero ultimamente le cose della tv che mi interessano e guardo più o meno volentieri sono davvero poche. il discorso può essere allargato anche al cinemercato, che rispecchia la situazione del piccolo schermo: ormai vanno solo cose prestabilite. quest’estate mi sono trovato in trentino e per tutta la settimana ho cercato un film con una programmazione che non comprendesse madagascar 3, batman il ritorno o i mercenari. in tutta la provincia di trento non c’era altro. allo stesso modo la tv mi dà da qualche anno l’idea di qualcosa che punta solo al fare soldi e a colpire lo spettatore medio con programmi modellati per lui (vedi pomeriggio cinque, domenica in, la vita i diretta ecc.) in cui lo stesso format si ripete ogni giorno affossando sempre di più il cervello dello spettatore. come hai scritto anche tu, non voglio dire che debba essere pieno di approfondimenti e speciali scientifici o comunque culturali, però magari se si puntasse più su argomenti costruttivi (ad esempio intendo programmi come geo&geo che ha accompagnato la mia infanzia, oppure “per un pugno di libri” che oltretutto mi sembra sia stato da qualche anno eliminato dai palinsesti), probabilmente in un medio periodo ci sarebbe anche lo sviluppo di un maggiore interesse per certe tematiche. ma ahimè all’uomo interessa il presente, che a volte non è nemmeno troppo sbagliato, però poi non ci si lamenti dell’ignoranza generale italiana.

  2. diciamo che (quando riesco) tendo a guardare soltanto 3 canali, rai 4 per alcune serie tv che mi piacciono (sopratutto fantascienza e le adorate repliche di Star Trek TOS *_*), cielo tv per masterchef (mi piace cucinare) e dog whisper (non ho un cane ma vedere il messicano che addestra i padroni invece dei cani è stupendo) e poi dmax che ha una bella varietà di cose nuove, come i documentari sulle megacostruzioni, quello dei veleni e qualche altra cosa che mi intriga.

    escluso qualche cartone animato su italia 2, e qualche tg tutto il resto è spazzatura. Viva la radio, che mi permette di fare altro mentre la ascolto.

    c’è troppa noia in tv troppi programmi per (e passatemi il luogo comune) truzzi, tamarri e bionde svampite

  3. Penso che la colpa non sia della tv, ma degli spettatori. Dietro la proposta di un determinato programma c’è tutto uno studio di mercato. Se Superquark totalizza un tot di ascolti relativamente basso rispetto a Grande Fratello, chi deve mandare in onda un programma nuovo punterà su un reality show e non su un altro programma di divulgazione scientifica perché rende di meno. Difatti il programma di divulgazione scientifica più visto ora è quella cagata di Archimede su Italia1 che propone esperimenti da scuola media con spiegazioni da scuola elementare. Perché? Perché è leggero, accessibile a chi ha letto l’ultima volta di scienza alle scuole superiori, comprensibile a chi di scienza ricorda soltanto che i due opposti di una calamita si attraggono (senza saperne il motivo).
    Io quindi non condannerei chi produce programmi tv, in fondo loro stanno lavorando, non devono svolgere alcuna funzione sociale o istruttiva: se l’italiano medio vuole vedere dei decerebrati in una casa, loro gli danno dei decerebrati chiusi in una casa.
    Chi vuole sentire di scienza, ma anche di arte, storia, cultura, può tranquillamente accontentarsi di Ulisse o di Superquark, o magari di qualcosa che si becca su quel nuovo canale di Focus, carino ma anche quello forse troppo superficiale.
    Persino su sky ormai non si trova più nulla: i mitici discovery channel e history channel ci hanno abbandonati e ora si limitano a mostrarci camionisti grassoni e venditori di anticaglie (grassoni anche loro) per tipo 20 ore al giorno consecutive. Un vero schifo, se consideriamo che 7 anni fa, quando mi feci l’abbonamento sky, vedevo documentari seri a tutto spiano per mezza giornata. Ma evidentemente anche in questo caso l’italiano medio preferisce vedere il camionista grassone che percorre le strade di qualche sperduto paesino dell’Alaska o dell’India piuttosto che la battaglia di Waterloo o la congiura di Catilina.
    Per cui pazienza.
    Io ormai ho abbandonato del tutto la tv, eccezion fatta per i tg che mi piace ascoltare a pranzo e a cena.

  4. Sono uno studente fuori sede e mi ritrovo ad abitare in una casa in cui la televisione non esiste, devo dire che non si sta male.
    Al di là della pura retorica che potrei fare sulla scarsa qualità dei programmi televisivi devo dire che si sta bene senza TiVi in casa; la ragione di ciò va ricercata soprattutto, a mio modo di vedere, nel silenzio.
    Non sono un fissato che pretende, da chi mi sta attorno, un voto di assoluto silenzio mentre studio, (al contrario studio con le cuffiette e la musica a palla), ma provate a pensare a quante volte magari siete in camera a leggere magari e vi giunge alle orecchie questo ininterrotto e indistinto vociare prodotto dalla televisione, è un po’ come stare sempre in un luogo affollato, alla lunga stanca, almeno me.
    Come ulteriore punto a favore del vivere senza televisione ho notato che nessuno dei miei conviventi mi risponde a monosillabi biascicati e magari anche fuori luogo perché troppo assorto dalla visione di un qualsiasi programma.
    Il mio unico rimpianto è che non posso più buttarmi in divano con la coperta a guardare film mangiando pop corn, ma devo accontentarmi di farlo davanti al computer.

  5. Anche io vivo una condizione di disagio con la televisione, che a mio discapito è accesa ventiquattrore su ventiquattro, in una sala dove, durante le ore diurne, tutto il nucleo familiare si riunisce.
    L’avere la tv accesa è un fastidioso sottofondo oramai insostituibile, per vari motivi che non sto ad elencare, averla accanto tutto il giorno a tutto volume, è diventato insopportabile, come giustamente dice Andrea.
    Fosse per me la getterei dal balcone, potrei vivere benissimo senza, visto che ho un pc e una connessione internet e mi basta per tutto, dalle news a film/serie tv/cartoni animati, ma per mia sfortuna non vivo sola.

    Anche io sono dell’idea che il problema non sia la tv quanto gli telespettatori e condivido appieno la risposta di Luigi. La gente non vuole vedere cose serie ed istruttive, ma vuole rilassarsi e svagarsi guardando un programma stupido e inconsistente, chi per un motivo, chi per un altro.
    Mio babbo ad esempio è uno di quelli – anche se poi dopo neanche venti minuti si addormenta, e mio babbo è una delle persone che considero più intelligenti tra quelle che conosco; ma con tutti i problemi che si hanno tra lavoro e casa, guardare una donna che si mette a sbraitare in uno studio perché il tronista di turno non l’ha scelta, ma anzi l’ha cacciata, lo diverte.
    Non è una scusante, ma neanche motivo di biasimo.

    Per quanto mi riguarda, fortunatamente sono preservata dal guardare reality/intrattenimenti poiché anche a casa mia non si guardano altro che gialli, repliche comprese, e il Guinness è uno tra quelli che non seguiamo, anche se ci è capitato di vederlo qualche volta. Non ho idea di come certa gente riesca a pensare che i propri figli siano orgogliosi di loro per aver incentrato la propria vita in attività poco redditizie a livello personale, quando, se non hanno proprio niente da fare, sarebbe meglio si mettessero a fare qualcos’altro per esser fieri della propria esistenza.
    Non posso dire altrettanto di Colorado, che purtroppo si guarda. Per quanto alcuni sketch siano divertenti, il restante 90% sono tutti di infima qualità e sì, non fanno decisamente ridere. Poi, Belen non la sopporto nemmeno, forse più per la sua fama che per lei in sé, ma oggettivamente simpatica non è.
    Anche i film che passano sono gli stessi da quasi dieci anni, a parte quelli della notte di Rai3 o qualche film ultracentenario sui canali del digitale. È vero che non c’è nessun film che valga la pena esser trasmesso tra quelli usciti ultimamente, ma così… giusto per cambiare e vedere qualcosa di nuovo.
    Mi è capitato anche di buttare un occhio sul giornale e guardare il palinsesto della settimana sia di MediasetPremium che Sky (che entrambi non ho): film visti e rivisti, che girano su sei canali diversi ad orari diversi per tutta la settimana. Ci sono un miliardo di film, di un centinaio di generi diversi… possibile non riescano a riempire una settimana di palinsesti con tot film diversi?!?

    Avrei anche un’altra cosa da aggiungere sui reality, ma mi fermo qui, un po’ perché sarebbe troppo da “teoria del complotto del Nuovo Ordine Mondiale”, un po’ perché ho già scritto un papiro che non leggerà nessuno. XD

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