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The Swordsman, guerrieri dalla Corea

Parliamo di The Swordsman, nuovo manwha basato su fatti storici edito da Star Comics, con storia di Lee Jae-heon e disegni di Hong Ki-woo.
La storia si rifà a una figura storica nella Corea del Sud, un famoso spadaccino chiamato Baek Dong-soo, vissuto nel diciottesimo secolo, che i due autori paragonano come importanza in madre patria al ben più noto Musashi Miyamoto in Giappone.

In realtà le vicende del primo numero di Swordsman introdurranno solamente il nostro protagonista. La storia inizia con dei problemi politici all’interno del regno. Ambientata nel 1762 nell’era Joseon, al palazzo reale di Seoul, il principe erede al trono Sado è accusato di tradimento per essersi allontanato dal palazzo centrale per 3 mesi, molti ministri quindi lo accusano di un complotto segreto per rovesciare il regno. Nel frattempo vediamo il giovane Baek Dong-soo allenarsi nello Hunryeondogam, la scuola di arti marziali principale del regno che ha come maestro il forte Yim Soo-ung, che supervisiona i giovani allievi e vede in Baek un guerriero nato. Proprio Soo-ung viene richiamato una sera dal re Yeongjo che lo considera l’unica persona fidata. Il re sa che suo figlio è innocente ma la forza politica della fazione Noron gli impedisce di andare contro la condanna apertamente, quindi chiede consiglio al maestro di arti marziali. Soo-ung propone quindi al re di condannare il principe Sado di una morte lenta dentro una grossa cassa, nel frattempo lui sostituirà il principe e lo farà fuggire dalla capitale. Nel piano vengono coinvolti anche gli allievi di Soo-ung compreso Baek, ma le forze ostili della fazione Noron hanno potenti elementi dalla loro parte che complicheranno non poco il piano.

Questo primo numero introduce i personaggi e le vicende che caratterizzeranno la crescita di Baek Dong-soo come uno dei guerrieri più forti della Corea, catapultandoci subito in un background politico e storico pieno di fazioni segrete e dove il tradimento è all’ordine del giorno. Immaginiamo che già dal prossimo numero la serie inizierà a concentrarsi principalmente sul protagonista. Il manwha è interessante sia sotto l’aspetto storico, dato che al contrario del  Giappone, sulla storia coreana sappiamo molto meno, cosa che potrebbe invogliare gli appassionati di storia ad approfondire l’argomento, sia per quanto riguarda le scene d’azione, che nonostante siano basate su combattimenti realistici non mancano di spettacolarità. Interessante vedere un appendice finale tratto dal Muyedobotongji, un antico trattato illustrato di arti marziali, dove ci vengono mostrate alcune armi particolari, poco conosciute ma realmente esistenti come la Nangseon: una particolare lancia originaria della Cina cha aveva la caratteristica di avere varie ramificazioni laterali con alle estremità delle piccole punte di ferro intinte nel veleno. La caratterizzazione dei personaggi è per ora accennata dato che le vicende politiche prendono lo spazio per tutto il primo numero, ma intravediamo già del buon potenziale nel protagonista per diventare carismatico quanto basta. I disegni sono ben fatti: specialmente i personaggi sono ben dettagliati e distinguibili l’uno dall’altro e le scene d’azione sempre chiare e per nulla confusionarie. L’edizione è compresa di sovraccoperta e non presenta pagine a colori. La serie sarà composta in totale da 9 volumi. The Swordsman è un buon manwha che si lascia leggere volentieri, non aspettatevi il nuovo Vagabond, ma se siete a digiuno da fumetti d’azione storici potrebbe essere una buona scelta.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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Commenti

  1. Bah, io penso che sia una forzatura… un musulmano in genere non si sente inserito in nessuna società perché la loro religione non è soltanto preghiera ma impone anche uno stile di vita particolare, possibile soltanto in uno stato governato dall’islam. Se quest’uomo vive negli USA e la sua religiosità islamica è espressa solo da quel tatuaggio, stile mafioso col crocefisso, allora credo che possa andare. Altrimenti, mi dispiace dirlo, ma sarebbe una forzatura che un musulmano si mettesse a difendere una giustizia che, dopotutto, è fondata sui canoni di noi occidentali.

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