Intrattenimento

The Evil Within 2: la purezza degli incubi

La mente umana è capace di partorire orrori indicibili. Gli incubi che popolano il nostro riposo notturno ci accompagnano fino a quando non riusciamo a sfuggire all’abbraccio di Morfeo, talvolta turbandoci anche dopo. Ma come faremmo se fosse impossibile svegliarsi? Restare intrappolati all’interno di un incubo, in un mondo di orrore e morte è l’ultima cosa che vorremmo, un luogo dove a ogni passo saremmo assaliti da un’ansia primordiale che riempie di terrore ogni centimetro del nostro corpo. Nessuno sano di mente desidererebbe ritornare in un mondo simile, eppure Sebastian Castellanos, protagonista di The Evil Within 2 lo ha fatto. Dopo la tremenda esperienza vissuta all’interno dello STEM (il macchinario che riesce a ricreare ricordi e interi mondi grazie alla sua connessione con diverse menti), Sebastian è ormai senza lavoro e ubriaco, ancora scosso per quanto successo nel primo capitolo del gioco. L’ex detective è alla ricerca di risposte, soprattutto per la morte di sua figlia Lily. Improvvisamente, davanti a lui riappare la figura di Julie Kidman, la sua pupilla ai tempi di quando lavorava come detective e, sotto copertura, agente della Mobius, la malvagia organizzazione creatrice del pericoloso macchinario. Julie riesce a convincere Sebastian a tornare nello STEM grazie all’unica cosa che conta davvero per l’uomo: sua figlia. Lily è viva, rapita dalla Mobius, che finse un incidente mortale, ed è ora intrappolata all’interno di una nuova versione del dispositivo creato dall’organizzazione, in cui è lei la mente centrale che sorregge tutto il mondo onirico. Ma, come succede spesso in questi casi, qualcosa è andato storto e la psiche delle persone intrappolate all’interno del mondo fittizio ha iniziato a corrompersi, trasformandole in creature uscite dai peggiori incubi che la mente umana possa partorire. Sebastian non può permettersi di lasciare sua figlia all’interno di un mondo del genere, soprattutto ora che ha la speranza di rivederla.

Così inizia The Evil Within 2, nuovo titolo nato dalla mente di Shinji Mikami, padre, tra le molte cose, della serie di Resident Evil, creato dallo studio da lui fondato, Tango Gameworks e pubblicato da Bethesda. In questo secondo capitolo Mikami ha solo svolto la funzione di produttore e di supervisore dei lavori, lasciando il posto di direttore del progetto al talentuoso John Johanas. L’influenza del cambio di regia si nota principalmente nella trama meno criptica e più semplice da seguire rispetto a quella del predecessore. Questo, comunque, non sta a significare un calo di qualità, in quanto la narrazione si mantiene su alti livelli per tutto il gioco, con un finale stavolta soddisfacente. Uno degli aspetti che più ci è piaciuto del titolo è l’atmosfera. Grazie ad un accurato gioco di luci e ombre, ambientazioni lugubri e deturpate ed effetti sonori che tengono sempre alta la tensione, ci ritroveremo in uno stato di ansia perenne, consci che il pericolo è in agguato dietro ogni angolo e trovando davvero pochi attimi di respiro. Quello che fa veramente paura, oltre alle deturpate creature che popolano Union, la città fittizia creata dallo STEM, è l’atmosfera di costante tensione, poiché dietro ogni angolo o dietro ogni porta si può nascondere l’incarnazione della malvagità umana. Tutto questo è reso ancora più angosciante dalla telecamera, posta con una visuale in terza persona, però non una terza persona classica, ma molto più vicina al giocatore così da limitare la visuale e aumentare il senso d’angoscia.

Dal punto di vista del gameplay, The Evil Within 2 è l’evoluzione spirituale di quelli che furono i primi Resident Evil. Dopo la svolta action del quinto e sesto capitolo e la nuova natura del settimo, difficilmente troviamo giochi che mantengano lo stile dei classici Resident Evil, pietre miliari del genere survival horror. The Evil Within 2 è la naturale evoluzione di quell’espressione di gameplay. Durante il nostro girovagare troveremo diverse armi, fra pistole, coltelli e fucili, ma non potremo mai fare affidamento completo su di loro, per via della scarsità di munizioni e risorse. Sarà dunque molto più saggio pianificare attentamente ogni combattimento, magari cercando anche di evitare lo scontro. L’approccio stealth che il titolo ci offre sarà fondamentale in molte situazioni, infatti grazie a esso potremo eliminare nemici e risparmiare munizioni per merito del nostro fidato coltello da combattimento. Il sistema di mira è rimasto invariato rispetto al precedente capitolo, e dovremo sempre tenere una certa distanza dai bersagli, data la lentezza dei nostri movimenti mentre puntiamo la nostra bocca di fuoco. Ritornano anche delle sezioni in cui potremo solamente fuggire dalle mostruosità, in sequenze al cardiopalma in cui ogni minimo errore ci costerà la vita. La schermata di Game Over non sarà una rarità in questo gioco, anche se mai in modo frustrante. Potremo comunque selezionare il grado di difficoltà preferito all’inizio dell’avventura.

La componente survival risulta ancora più importante in questo secondo capitolo, infatti saremo spinti a curiosare in ogni stanza alla disperata ricerca di munizioni, risorse e gel verde. Le risorse ci serviranno per potenziare le nostre armi così da avere maggiori speranze di sopravvivenza, mentre il gel verde potrà essere utilizzato per migliorare le abilità di Sebastian. The Evil Within 2 tenta anche di rinnovare la sua formula di gioco nei 18 capitoli che lo compongono, proponendo sezioni atipiche e anche alcune occasioni in cui potremo liberamente girare per i quartieri di Union. In queste sezioni in stile open world potremo esplorare diverse abitazioni alla ricerca di oggetti e completare anche diverse quest secondarie. A nostro avviso, questa fase è la meno riuscita del gioco, poiché spezza molto la continuità dell’esperienza senza offrire nulla di realmente interessante. Fortunatamente, queste sezioni sono poche e di breve durata, così da non pesare troppo sul gioco nel suo complesso. Molto ben riuscite invece le Boss Battle, per quanto riguarda sia il design da incubo delle creature che andremo ad affrontare, che le meccaniche delle battaglie stesse.

Il titolo è sviluppato con lo STEM Engine (divertente rimando degli sviluppatori ai mondi virtuali interni al gioco), un motore basato sull’IdTech 5, che offre un buon dettaglio sui modelli poligonali dei personaggi e offre un frame rate piuttosto solido e senza cali. Soffre invece di alcune sbavature nella qualità delle texture, non sempre uniformi, e nel caricamento di queste ultime e degli oggetti di scena, specie nelle ambientazioni all’aperto. Nonostante questi difetti, il lavoro complessivo è più che buono. Nota di merito per il comparto sonoro, con una colonna sonora che dà molto più spazio ai suoni ambientali e che ha come scopo quello di enfatizzare i momenti di tensione. Ottimo anche il doppiaggio in italiano, davvero ben realizzato.

The Evil Within 2 è un survival horror ispirato al passato del genere, qui riproposto in chiave moderna e più articolata; porta con sé una storia ben fatta, che scava negli orrori della psiche umana, in un dramma che permetterà ai protagonisti di superare le proprie paure affrontandole direttamente. Grazie anche a un gameplay ben riuscito, il nuovo titolo di Tango Gameworks convince anche in questo secondo capitolo, dando vita a una serie che chiunque ami il genere non può lasciarsi scappare.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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