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Testa a Vite e altre storie

Chiamata per testa a vite… chiamata per testa a vite…”.
Queste sono le parole del presidente Lincoln che aprono la storia che dà il nome a questo bel volumetto di Mike Mignola: Lo Stupefacente Testa a Vite e altri bizzarri oggetti.

Ma chi è Testa a Vite? Non è del tutto chiaro, il mistero regna sovrano in queste storie. Sappiamo sicuramente che abbiamo a che fare con un robot che cambia corpo a seconda delle esigenze e dei compiti che il Presidente gli affida. Ma questi particolari non sono importanti. Se pensate di trovarvi davanti a un fumetto in stile supereroistico o tipo robottoni giapponesi siete completamente fuori strada anzi, nella storia si ironizza più volte sul mondo dei supereroi classici che combattono i “cattivi”.
Nella storia il personaggio di Mignola ha il compito di recuperare “il frammento del Kalakistan” e fermare l'Imperatore Zombi che con questo frammento vorrebbe trovare un gioiello della grandezza di un melone… ma in questo racconto, più della storia, la parte del leone la fanno le cupe e tetre ambientazioni, le macchine vittoriane e un'atmosfera irreale a metà fra sogno e incubo popolata di creature grottesche che ci seguiranno per il resto del volume.
Da questo racconto, che ha vinto il Premio Eisner nel 2003 come “miglior pubblicazione umoristica”, è anche stato tratto un'affascinante cortometraggio di una trentina di minuti che non potrete non apprezzare.

Nella seconda parte del volume troviamo una serie di brevi e particolarissime storie. Abu Gung e la pianta di fagioli potremmo definirlo un racconto liberamente ispirato dalla classica favola del fagiolo magico, e in cima all'altissima pianta chi troviamo? Un demone che ricorda parecchio il ragazzone infernale che ha reso celebre Mike Mignola.
La strega e la sua anima e Il Mago e il Serpente sono due storie molto brevi e probabilmente sono le più surreali dell'intero volume, quest'ultima vanta come sceneggiatrice la giovane Kate Mignola (7 anni!) figlia di Mike e sempre nel 2003, questo racconto ha vinto il Premio Eisner come “miglior racconto breve”.
Ne Il Prigioniero di Marte si racconta di come il Dottor Schiocco e il Professor Ciclope dopo esser morti e arrivati su Marte abbiano sventato il tentativo dei marziani di conquistare il nostro pianeta.
In Nella Cappella degli Oggetti Bizzarri, l'ultima storia del volume, interamente “muta”, un misterioso protagonista esplora nel buio della notte una cappella abbandonata.
Completano il delizioso volume una serie di illustrazioni che troviamo alla fine di ogni racconto, alcune pagine con gli schizzi preparatori dei protagonisti e di altri bizzarri oggetti che popolano i racconti di Mignola con alcuni suoi commenti e delle brevi note che svelano i retroscena delle storie, come sono nate e cosa le ha ispirate.

In questo fumetto, come detto, la narrazione passa in secondo piano e non ci sembra il caso di sforzarci troppo nel cercare un filo logico nelle trame, anche perchè non sempre riusciremmo a trovarlo. Sembra che l'autore si sia voluto divertire a disegnare ciò che gli passava per la testa pensando più a disegnare cose a lui care che a creare una trama lineare e conclusa. Detto questo, il risultato resta incredibilmente gradevole e coinvolgente, tanto che anche per il lettore, dopo esser stato coinvolto in questa atmosfera surreale,  la storia perde d'importanza e si viene trascinati nel mistero.
Lo stile di Mignola, spigoloso e deciso con un'abbondante presenza del nero e di colori scuri che occupano gran parte delle vignette, in questi lavori più che mai si adatta perfettamente alle storie e alle atmosfere che l'autore sembra preferire.

Il Volumetto Lo Stupefacente Testa a Vite e altri bizzarri oggetti è pubblicato da Panini Comics in formato 17×26 cm e si presenta con una bella copertina morbida plastificata opaca. Le pagine, 104, sono tutte a colori e stampate su carta patinata.

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