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Ma Spider-Man 3 è davvero così brutto?

Fra la Spider-dance in stile emo e i troppi villain, c'è (forse) il potenziale per un buon film

Da quando uscì nel 2007, Spider-Man 3 ha fatto da paragone per “quello che un film dei supereroi non dovrebbe essere”, finendo per diventare più un meme di oltre due ore piuttosto che la conclusione di una grande trilogia. Ma è davvero così brutto? Ci siamo rivisti la trilogia di Sam Raimi per vedere se la prima apparizione cinematografica di Venom, che in questi giorni è tornato al cinema con Tom Hardy, può essere salvata. E pensiamo che, se guardate a fondo (ma molto, molto in profondità) ci siano le idee per un buon film. Anche se è quasi impossibile vederle dopo la Spiderdance.

Spider-Man 3: c’è qualcosa da salvare nella prima apparizione di Venom al cinema?

Dobbiamo essere onesti fin da subito, per evitare incomprensioni: la risposta a “Spider-Man 3 è davvero così brutto?è un sonoro sì, urlato più forte di come farebbe J. Jonah Jameson. Quindi non vogliamo giustificare gli errori fatti in fase di produzione, né convincervi a dargli un’altra possibilità. Ma (forse perché il nostro cervello si rifiutava di aver riguardato tre film solo per rispondere “sì” alla domanda nel titolo di quest’articolo) ci sembra di cogliere il nocciolo di un film interessante, annacquato da un cattivo di troppo e una dose eccessiva di “cringe”.

Per risolvere il problema di Spider-Man 3 basterebbe, a malincuore, liberarsi di Venom. Esatto: pur avendo iniziato il rewatch di questo film con l’idea di trovare un modo per salvare il debutto di Venom, ci troviamo a sacrificarlo per un film meno ambizioso ma più coerente.

Il nostro suggerimento non è assolutamente nuovo, lo stesso Sam Raimi ha definito un errore l’essersi fatto convincere dal produttore Avi Arad a riscrivere il film per includere il simbionte. Ma non si tratta solo del “ci sono troppi cattivi”. Crediamo che l’aver adattato male il Venom dei fumetti abbia smorzato il colpo delle scelte migliori fatte nel film. Tanto che senza l’alieno (che sui fumetti resta uno dei nostri villain/antieroi preferiti di sempre), il film avrebbe potuto funzionare. Anzi, di più: avrebbe potuto funzionare persino la Spider-dance (o quasi).

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Sandman sarebbe potuto essere un grande villain

I fan dei fumetti provano sempre un mix di eccitazione e paura quando un grande villain arriva sul grande schermo. Batman per DC Comics e Spider-Man per Marvel affrontano alcune icone del fumetto, quindi siamo sempre scettici di fronte al casting di un attore per il ruolo di Joker o di Green Goblin. Ma siamo anche stati fortunati: in molti casi, gli studios hanno fatto la scelta giusta. Sam Raimi in particolare ha azzeccato alla grande Willem Dafoe per Goblin e Alfred Molina per Doctor Octopus. Sono due fra i migliori villain della storia dei cinecomics (tanto che dovrebbero tornare per Spider-Man: No Way Home, stando al trailer).

Sandman non ha lo stesso status nel mondo dei fumetti Marvel (forse anche per il grande successo del suo omonimo nel mondo DC). Ma Raimi avrebbe voluto dargli il centro della scena. Trattandolo nello stesso modo in cui ha trattato i primi due villain: umanizzandolo e rendendolo un’eroe complesso. Ma completando l’arco narrativo del rapporto di Peter con i suoi nemici. Nel primo film, Spidey si disillude del grande uomo che pensava fosse Norman Osborn, cattivo fino alla fine. Nel secondo film, aiuta Doc Ock, che stimava tanto come scienziato, a tornare eroe per un’ultima toccante scena finale. In questo film invece avrebbe voluto mostrare un criminale da subito, che Spider-Man detesta, ma che arriva a comprendere e capire nel finale.

Thomas Haden Church, nei cinque minuti in cui non è un mostro in CGI, recita alla grande in questo film e i momenti finali con Peter, che arriva a perdonarlo, sono commoventi. O lo sarebbero se non fossimo ancora stupiti che Venom abbiamo convinto Sandman a fargli da buttafuori mentre girovagava per New York.

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Non siamo fan della scelta di renderlo a posteriori l’assassino di Zio Ben, sarebbe bastato mostrarlo derubare zia May, per esempio. Ma il momento in cui Spider-Man scopre che Flint Marko ha commesso un reato perché cercava soldi per curare sua figlia avrebbe permesso a Peter di evolvere come supereroe. Non per scusare il reato ma inserirlo in un concetto più grande e complicato di giustizia. Ok, forse il discorso finale è sdolcinato: ma Spider-Man 2 finisce con MJ che corre incontro a Peter vestita da sposa, quindi non possiamo lamentarci troppo.

Harry Osborn meritava di più in Spider-Man 3

In tutta la trilogia, il rapporto fra Harry Osborn e Peter Parker sembra sempre un po’ forzato. Non sappiamo se sono le scelte recitative di James Franco oppure la sceneggiatura poco focalizzata sul suo carattere (che sembra cambiare radicalmente ogni paio di scene). Ma nel corso della trilogia il suo personaggio evolve quanto e forse più di Peter. Tanto che ormai al terzo film tutti si aspettavano di vederlo ereditare la maschera da Goblin del padre.

Invece sembra che la sua storia sia slegata completamente da quella di Peter. Lo incontra casualmente alla prima del musical di MJ e poi decide di combattere con lui come Goblin. Poi perde la memoria e ritornano amici. La recupera senza una vera spiegazione, quindi decide di obbligare MJ a lasciarlo (?), viene sfigurato da un’esplosione nella lotta che segue. Infine, quando il suo maggiordomo dice che Norman si era ucciso da solo nel tentativo di colpire Spider-Man, torna amico di Peter e lo aiuta a combattere Venom e Sandman (tra l’altro chiamandolo ‘Pete’ davanti a tutta New York). Abbiamo visto il film da poche ore e abbiamo dovuto comunque controllare la sinossi del film per essere sicuri di non aver perso un pezzo. Una confusione unica.

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Specie se paragonato al grande focus che i due villain del primo film avevano, sembra evidente che gli sceneggiatori (Raimi, suo fratello Ivan e Alvin Sargent) stessero facendo i giocolieri con troppe bombe goblin. Con il giusto spazio, invece di un combattimento casuale all’inizio e la perdita di memoria, Harry avrebbe potuto inquinare il rapporto fra Peter e MJ poco alla volta, per poi confrontarsi con Peter alla fine del secondo atto facendogli perdere tutto. A quel punto, senza dover per forza salvare MJ per la miliardesima volta, Spider-Man avrebbe dovuto recuperare le forze e la volontà per sconfiggere i suoi avversari. A questo punto la redenzione di Harry sarebbe potuta arrivare in maniera soddisfacente, non frettolosa.

Trovare spazio per Venom ha lasciato poco spazio a Harry, che se lo stava guadagnando dal primo film. Il suo sacrificio finale colpisce meno di quello di Doc Ock, nonostante il tempo che abbiamo avuto per conoscerlo.

Spider-Man non ha bisogno di Venom per essere uno “Spider-jerk”

Il ricordo vago che avevamo prima di riguardare il film era “Venom si unisce a Spider-Man che si comporta da idiota, balla male e delude MJ”. Ma in realtà, in Spider-Man 3 Peter non ha bisogno di alcun simbionte per deludere la donna che ama. Prima ancora che l’alieno arrivi sulla Terra, Raimi ci mostra Spider-Man comportarsi in maniera sconsiderata. Pensa più all’amore che la città ha per lui che quello che lui deve dimostrare a MJ. Lei è insicura per la sua performance andata male e lui le dà solo un discorsetto sulla necessità di credere in se stessi, come farebbe con i ragazzi che vogliono una fotografia insieme allo Spidey di quartiere.

Non solo, arriva persino a baciare Gwen Stacy appeso a testa in giù, solo per regalare ai fotografi un momento da prima pagina. Una scena particolarmente forte perché non è solo MJ a tenere a quel momento. I fan di tutto il mondo sanno quanto iconico e importante era quel bacio. Vedere Spider-Man trattarlo come una trovata marketing colpisce noi quanto colpisce MJ.

gwen stacy bacio

Tutto questo succede prima di Venom e del costume nero. Alcuni fan erano furenti per queste scelte, ma noi le troviamo interessanti. Con il viso da bravo ragazzo di Tobey Maguire, crediamo da subito che Peter non si renda conto di ferire MJ. Non vede il problema, che continua a infestare.

Attaccarci sopra un simbionte, che nel film “amplifica le caratteristiche dell’organismo ospite”, ne smorza la portata. Se fossero tutte scelte di Peter, compresa la Spider-dance (magari senza il ciuffo di capelli ribelli), ci renderemo conto del fatto che in questo momento Spider-Man non si sta comportando da eroe. Ha raggiunto il successo e gli ha dato alla testa.

Una mossa coraggiosa, che con il giusto tempo avrebbe portato in conflitto Peter con Spidey, come tante delle migliori storie dell’Uomo Ragno (compresi i primi due film di Raimi) hanno fatto. Invece diventa semplicemente lui che si toglie a fatica il vestito nero e si libera del cattivo, senza risolvere i suoi problemi personali. Un’occasione ben costruita, ma sprecata, di mostrare il lato meno eroico di Spider-Man. Perché il motivo per cui amiamo questo personaggio non è la perfezione (più roba da Superman), ma il fatto che sia insicuro e pieno di difetti come tutti noi siamo stati almeno una volta. E la sua tenacia nel diventare ogni giorno migliore.

Spider-Man 3 non ha capito Venom

Ma il più grande peccato di questo film, che ha sminuito due cattivi dal grande potenziale e annacquato un conflitto interiore interessante per il protagonista, è forse non aver davvero capito chi è Venom. Non stiamo parlando di essere fedeli ai fumetti: siamo in un medium diverso e capiamo ci possano essere delle differenze. Marvel lo sta facendo con successo nel MCU: adattare non significa copiare e incollare.

Però sembra che Raimi e il suo team si siano limitati a constatare che il simbionte prende le caratteristiche del corpo che lo ospita e le amplifica. Il risultato è che Spider-Man e Eddie Brock diventano semplice una versione più “esagerata” di loro stessi. E soprattutto per Eddie Brock, che non abbiamo avuto il tempo di conoscere, il risultato e tutt’altro che memorabile. Se invece avessimo sentito l’alieno provare a trovare un compromesso per convivere nel corpo ospite (come succede nei film con Tom Hardy, seppur non certo perfetti), se avessimo percepito la lotta interiore fra l’avere potenza inaudita e conservare la propria umanità, allora si che avremmo visto Venom sullo schermo.

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Invece abbiamo solo un costume nero che fa diventare Peter Parker un emo amante del jazz e Topher Grace con un sorriso diabolico. Si dovrebbe chiedere di più da uno dei villain più amati di Spider-Man. Piuttosto che arrivare su un campanile e far colare il simbionte al piano di sotto, dove per puro caso si trova Eddie Brock, avremmo preferito aspettare un quarto film (con il rischio di non vederlo realizzato) per dare il giusto spazio a Venom.

In questo modo avremmo potuto vedere Sandman ridefinire il rapporto di Spider-Man con la giustizia, avremmo potuto completare in maniera soddisfacente l’arco narrativo di Harry Osborn e avremmo potuto soffrire con Peter e MJ mentre cercavano di costruire la loro relazione su solide basi (per poi magari sposarsi nel finale, dopo aver risolto i problemi; oppure lasciandosi e obbligandoci a tornare al cinema per un sequel).

La Spider-dance sarebbe rimasta un meme ridicolo ma sarebbe parte di un film che merita di essere rivisto.

A proposito, se dopo quest’articolo vi abbiamo convinto a ridare a Spider-Man 3 una possibilità, ci scusiamo moltissimo. Ma se lo fate, raccontateci: avete altri suggerimenti per migliorare il terzo film di Sam Raimi? Siete talmente bravi da riuscire a salvare il film anche lasciando Venom in questo esagerato mix? Fatecelo sapere nei commenti.

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