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Simone Di Meo racconta Li troviamo solo quando sono morti

Il disegnatore ci spiega a Lucca Comics come ha creato un universo sci-fi a fumetti

Il mondo dei fumetti ci ha regalato eroi potentissimi negli anni, ma pochi hanno la capacità di creare un intero universo. Quel ruolo spetta ai disegnatori come Simone Di Meo, che insieme ad Al Ewing ha mostrato la sua visione di uno spazio fantascientifico in Li troviamo solo quando sono morti. Abbiamo intervistato Di Meo allo stand di Edizioni BD a Lucca Comics & Games 2021, facendoci spiegare come ha dato vita a un universo grafico.

Intervista a Simone Di Meo: come ha creato l’universo di Li troviamo solo quando sono morti

Prima ancora di leggere le pagine ricche di colori e idee originali di Li troviamo solo quando sono morti, siamo rimasti stregati dalla premessa narrativa del graphic novel in tre volumi, di cui Edizioni BD ha già pubblicato in Italia il primo (“il secondo è già pronto, sappiamo già dove ci porterà la storia” ci spiega Di Meo).

In questo universo futuristico sono apparse delle figure umanoidi enormi, grandi come pianeti. Agli occhi di tutti sono divinità. Ma sono tutte morte. Lo stupore per queste titaniche figure passa presto e subentra l’interesse economico: come enormi balene nei tempi di Moby Dick, astronavi autoptiche tagliano la carne di queste creature per venderle. Ma il Capitano Georges Malik ha una missione più elevata: vuole trovare una di queste divinità ancora in vita.

Quando Al [Ewing] mi ha proposto di lavorare insieme a questo progetto, ho accettato subito. Avevamo già lavorato insieme per Marvel con una serie con Hulk e volevo tornare a lavorare con lui. E l’idea alla base di questo graphic novel è geniale, ricca di spunti. Ma soprattutto volevo la possibilità di costruire un universo grafico da zeroci spiega Di Meo.

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E lavorando con Ewing, lo spazio per costruire un mondo fantascientifico è ampio. “È la ‘Marvel Way’, come diciamo in gergo. Le sceneggiature di Al lasciano molto spazio alla mia creatività. Mi occupo del layout, gestendo la regia della serie, poi perfeziono i disegni e coloro”. Anche nella costruzione dei personaggi Di Meo sente forte la collaborazione con Ewing “Ho disegnato sul volto di uno dei personaggi una cicatrice, come semplice nota grafica. E quando ho ricevuto la sceneggiatura del secondo volume, ho scoperto che Al aveva trovato una motivazione per quella cicatrice, ispirato dai miei disegni. Collaborare con lui è davvero splendido”.

Un universo cinematografico su carta stampata…

Quando spieghiamo a Di Meo quanto la gestione del layout e dei livelli di colore ci abbiano colpito, ci risponde dicendo che, pur essendo contento che ci sia piaciuto, “Posso ancora migliorare come colorista, questa è la mia esperienza. La versione su carta stampata è ancora un po’ troppo scura, ma penso di aver trovato gli strumenti giusti per gestire la luce come vorrei per il resto della serie”. Noi abbiamo trovato la grafica di questo primo volume fantastica e non vediamo l’ora di vedere il proseguo: le luci delle astronavi (e soprattutto dei corpi celesti) sembravano uscire dalle pagine. Forse nei prossimi volumi lo faranno davvero.

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Parlando delle ispirazioni per questo universo sci-fi, Simone Di Meo ci parla soprattutto di film. “La fonte principale di ispirazione è Ad Astra [il film di Hames Gray con Brad Pitt]. Ma ci sono anche The Expanse [la serie TV], specie per la palette e il modo in cui usano la luce ambientale per segnalare gli eventi nella trama, come il rosso per le urgenze”. Quando gli facciamo notare che non c’è nemmeno una fonte fumettistica, ci spiega che “la fantascienza nei fumetti per me è spesso troppo classica, volevo giocare con la luce come in un film”.

… senza bisogno che diventi un film

Ironicamente, il fatto di essere ispirata dal cinema rende questa serie più complicata da trasformare in un film o serie TV. “Il 90% dei creatori di fumetti pensa già agli adattamenti, perché ci sono molti più soldi se la tua storia viene opzionata. Questo porta alcuni creativi a dirsi di andarci piano con gli effetti speciali, per rendere meno costoso l’adattamento. Ma Al mi ha detto da subito di non risparmiare niente, di creare l’universo più ricco e carico di effetti speciali possibile: nessun limite”.

Sulle pagine si vede tutto. Non vi raccontiamo le scene ‘da un milione di dollari’ cinematografici che ci sono già in questo primo volume, per evitare spoiler. Ma chi ha già letto Li troviamo solo quando sono morti ha probabilmente già in testa una mezza dozzina di scene che lasciano a bocca aperta sulla carta stampata. E che sarebbero incredibili se ben realizzati al cinema, anche se “al momento non stiamo parlando con nessuno” per realizzare un adattamento.

Ma Di Meo sembra non interessarsi di altro, se non di realizzare “un universo grafico” al suo meglio. Questo non significa che smetterà di lavorare (con grande successo) per Marvel e altre pubblicazioni periodiche. “Ma qui c’è letteralmente la mia anima”. E si sente: questo volume vuole stupirvi e meravigliarvi graficamente in ogni pagina.

Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, Nerd da prima che andasse di moda.

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