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Seguendo un sottile filo rosso

Lasciamo perdere San Valentino. 
E' una "festa" che non mi ha mai convinto particolarmente. 
C'è chi la ama, che, come per i compleanni e il Natale, si fa cullare dall'atmosfera magica, lasciandosi trasportare dai colori e dalle emozioni. Come ad esempio le giovani giapponesine innamorate, che spendono le due settimane precedenti il 14 Febbraio a cercare ricette per creare cioccolatini o biscotti perfetti da consegnare all'amato (le più pigre passano il tempo a scegliere la confezione più carina di prodotti già pronti). Cortesia che dovrà essere ricambiata esattamente un mese dopo, il 14 Marzo, per il White Day.
E c'è chi la odia, che la vede come l'espressione di una società sempre più consumistica e arida, che si nasconde dietro storielline rose e fiori per mascherare, a se stessa e agli altri, la sua superficialità.
Non mi sento di criticare nessuna delle due ma io mi ergo nel mezzo, un po' come la Verità.
In realtà dopo questo lungo preambolo vorrei spostare la vostra attenzione su una leggenda di cui probabilmente avete sentito parlare almeno una volta, se siete almeno un po' in familiarità con la cultura giapponese. Per i neofiti, non preoccupatevi, ci penso io a colmare le lacune.
Mi riferisco alla Leggenda del filo rosso del destino, secondo cui le persone sono collegate tra loro tramite un filo color carminio che parte dal mignolo connettendosi con chi saremo destinati ad incontrare.
Sebbene nell'accezione più comune sia riferita al partner della propria vita, in realtà sono comprese anche tutte quelle persone che nell'arco della nostra esistenza apportano un significativo impatto su ciò che siamo.
Possiamo crederci o meno ma resta il fatto che è un pensiero poetico, che ha il potere di cacciare la solitudine in quei giorni in cui la malinconia ci morde il cuore con i suoi denti affilati.
Un'illusione, un sogno o una convinzione, non importa. Se ragioniamo con il cuore (opzione che io appoggio sempre calorosamente) ci ritroveremo a guardare quelle fotografie che ogni tanto, inaspettatamente, il mondo ci offre, pensando alla persona con cui condividere quel momento, che seppur ancora non abbiamo incontrato, è là fuori a cercarci.
La persona giusta.
Quella che quando entra in una stanza non bada al caos, alle persone presenti, non bada a nulla tranne che a noi.
Concedetemi di  essere un po' sentimentale, qualche volta.
Lasciamoci andare, chiudiamo gli occhi e assaporiamo la magia, piuttosto che cercare sempre  di razionalizzare.
Pensiamo ai Giapponesi, che pur essendo generalmente pragmatici, accusati di essere ormai vuoti e dimentichi del loro storico passato, hanno dei momenti in cui tornano improvvisamente giovani e senza pensieri e si fanno avvolgere completamente 
Alcuni suppongono che tale credenza sia nata poco dopo la scoperta dell'arteria ulnare, che attraversa il braccio fino a raggiungere il cuore. Per tornare un attimo con i piedi per terra. Anche se, la trasformazione di un fatto reale in una leggenda è sempre quello che mi ha affascinato del folclore e della mitologia delle diverse culture.
Questa leggenda è stata ripresa da diversi romanzi, film e anime nel corso degli anni.
Un esempio lampante è la storia struggente e visivamente splendida dei due protagonisti di Dolls, del regista Kitano Takeshi, che attraversano il Giappone legati da uno spesso cordone rosso.
Un altro è il più recente "Your Name" di Shinkai Makoto, in cui il legame tra i due personaggi principali attraversa persino lo spazio e il tempo.
A questo punto dovreste proprio cominciare a cercare, c'è qualcuno, là fuori, che vi sta aspettando.
Per qualsiasi curiosità e domanda non dovete far altro che mandarmi una mail al mio indirizzo: onigiricalibro38@orgoglionerd.it oppure scrivetemi un pm sulla mia pagina facebook Onigiri Calibro 38
See you space cowboy!

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