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Samantha Cristoforetti dallo spazio a Milano

Ecco cosa ha rivelato l'astronauta durante l'Inflight Call dallo spazio

Al Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci si è tenuta l’attesissima Inflight Call dallo spazio con Samantha Cristoforetti. Un evento unico e raro, che era possibile seguire solo dalla sala del Museo milanese, o sui nostri canali YouTube e Twitch. Moderato da Fjona Cakalli, il collegamento a 400 km di distanza dalla Terra ha permesso di scoprire qualcosa in più sulla vita nello spazio, o meglio sulla Stazione Spaziale Internazionale, e sulla microgravità. Come? Attraverso esperimenti e domande pensate per l’occasione da studenti d’Italia, Portogallo e Lussemburgo.

Samantha Cristoforetti dallo spazio: gli ospiti in sala

Non solo gli studenti selezionati per l’incontro: dopo una breve presentazione di Fjona, è salito sul palco Fiorenzo Galli, il Direttore del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia. Quest’ultimo ci ha parlato della mostra dedicata allo spazio, nella quale è presente anche la tuta spaziale usata da Samantha Cristoforetti nella Missione Futura, precedente a quella attuale: la Missione Minerva.

Prima della chiamata dallo spazio, la nostra Fjona Cakalli ha invitato in sala tre esperti del settore. Stiamo parlando di Luca Reduzzi, curatore della sezione Astronomia e Spazio del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia; Michèle Lavagna, professoressa ordinaria presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano; e l’Ingegnere Marino Crisconio, dell’Unità di Volo Umano e Sperimentazione Scientifica dell’Agenzia Spaziale Italiana.

Le dichiarazioni

Luca Reduzzi ci ha spiegato cos’è il Progetto ESERO, da cui è partita l’iniziativa dell’In-Flight Call dallo spazio con Samantha Cristoforetti. “ESERO è un acronimo che indica un ufficio dell’Agenzia Spaziale Europea. Si occupa dello sviluppo di risorse per l’ambito educativo, e quindi per le scuole, gli insegnanti e gli studenti. Il progetto trova applicazione in ben 20 Nazioni.

Il consorzio museale in Italia comprende ben sei realtà:

  • il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci;
  • Fondazione Idis-Città della Scienza di Napoli;
  • Infini.to Planetario di Torino;
  • il MUSE di Trento;
  • il Museo del Balì di Saltara (PU);
  • Psiquadro scarl di Perugia.

Perché ha preso piede il progetto? Qual è il suo scopo? Usare il fascino dello spazio per aiutare l’educazione.

L’ISS

Marino Crisconio invece ci ha parlato dell’ISS e delle mansioni dell’astronauta nello spazio. Per esempio, deve far sì che tutto funzioni, si deve allenare con esercizi per evitare la perdita di tono muscolare (potrebbe essere un problema una volta tornata sulla Terra) e, tra le altre cose, deve pulire la Stazione una volta a settimana: il sabato. “La Stazione è come un campo di calcio, quindi è molto larga. Non era possibile costruirla sulla Terra. Per assemblarla, infatti, ci sono voluti più di 40 lanci, effettuati tra il 1998 e il 2011. Ogni lancio aggiungeva una piccola stanzioncina (modulo), che doveva funzionare al primo colpo“, ha detto Crisconio.

Quindi, ci sono voluti decine e decine di voli (e tanti anni) per costruire la Stazione Spaziale Internazionale in orbita. Tra l’altro, dall’incontro è emerso che le prime collaborazioni spaziali fra NASA e l’agenzia spaziale dell’URSS sono iniziate in piena Guerra Fredda. A ricordarlo è Michèle Lavagna, nel racconto sul progetto ISS e la sua antica storia. La professoressa ha poi aggiunto che “una Stazione Spaziale come questa, composta da decine di moduli e da molti Paesi che devono collaborare, ha bisogno di un coordinamento politico, economico e tecnologico. È importante anche capirsi a vicenda nel linguaggio: i metri di misura sono diversi nelle varie Nazioni.

Samantha Cristoforetti nello spazio

In seguito, è arrivato il momento più atteso: l’Inflight Call dallo spazio con Samantha Cristoforetti, dopo che il moderatore ESA David, gestore della chiamata con i vari centri collegati da Italia, Portogallo e Lussemburgo, ha preso la parola. Finalmente ci siamo! Fjona ha interagito con il moderatore in inglese, il quale ha raccontato a grandi linee cosa dovevamo aspettarci nel corso dell’evento, e poco dopo il pubblico in sala e da casa ha sentito le parole: “Houston to Station, do you hear us Sam?”.

Samantha Cristoforetti è in Call, dallo spazio, in viaggio a una velocità di 27 mila chilometri all’ora. Gli studenti, emozionati quanto la nostra Fjona, sono pronti per le domande e gli esperimenti da proporre all’astronauta.

La prima domanda è di uno studente di Milano e riguarda la microgravità. Di seguito le parole di Cristoforetti: “Ci sono cose che succedono solo in microgravità, e la Stazione Spaziale Internazionale ci permette di vedere come l‘assenza di peso influenzi le leggi scientifiche“. La protagonista della chiamata ha spiegato come nello spazio sia possibile studiare il modo in cui i sistemi biologici (tessuti del corpo umano, degli animali, delle piante e altro) si adattano all’assenza di peso, e alcuni fenomeni fisici che possono essere osservati solo azzerando gli effetti della gravità.

Esperimenti

Dal Portograllo è arrivata poi la richiesta di fare un esperimento con acqua e olio per vedere cosa succede nello spazio mischiando i due elementi. Così l’astronauta ha rinunciato a un po’ del suo olio extravergine di oliva per accontentare lo studente. L’emulsione di acqua e olio d’oliva ha dimostrato che le due fasi non si separano nettamente. Per quanto riguarda gli altri esperimenti, la Cristoforetti ha provato anche a strizzare un asciugamano bagnato, e indovinate un po’? L’acqua non sgocciola dal panno. Inoltre, Samantha ha giocato con uno yo-yo, mostrando come riesca a tornare indietro anche senza fare il gesto di tirarlo verso di sé.

Il Lussemburgo ha chiesto invece come funzionano strumenti come il martello nello spazio?” Samantha ha spiegato che un suo collega russo aveva un martello fornito di peso mobile all’interno, per evitare che tornasse indietro troppo velocemente dopo aver colpito la meta. L’astronauta ha poi aggiunto che gli strumenti in loro possesso hanno una dimensione più grande del normale. Il motivo? L’equipaggio indossa una tuta i cui guanti sono enormi. Infine, abbiamo visto come un giroscopio, nonostante venga spostato, non cambi mai l’asse di rotazione in microgravità.

Passiamo ora alle altre domande

Un’altra domanda interessante arriva dal Portogallo, e riguarda i problemi di stomaco che possono dipendere dall’assenza di gravità. In merito a ciò, Samantha Cristoforetti ha rivelato che il nostro apparato digerente funziona bene anche in microgravità in quanto ha un’ottima capacità di adattamento. Non ha mancato di aggiungere che alcuni suoi colleghi hanno avuto problemi di stomaco, come una sorta di mal di mare, appena giunti sulla Stazione Spaziale Internazionale. Per fortuna, a detta di Samantha, questo stato dura solo pochi giorni.

Infine, uno studente italiano le ha chiesto se è possibile bere una tazza di caffè in orbita. A quanto pare si può, ed ecco come:

Le tazzine sono progettate con un apposito angolo interno che permette al liquido di uscire per capillarità, finendo nella bocca dell’astronauta senza disperdersi nell’ambiente a mezz’aria“, ha detto Samantha Cristoforetti durante la Inflight Call dallo spazio. Quest’ultima ha aggiunto che ormai bevono solo caffè liofilizzato, anche se in precedenza sulla Stazione Spaziale era disponibile una macchina per l’espresso.

Prima di concludere, vi segnaliamo che la nostra astronauta ha dato un significato particolare alle lettere che compongono la parola Minerva, il nome della sua nuova missione. Queste le sue parole: “la M sta per Marvel, la I sta per Inspiration, la N sta per Nourishment, la E sta per Exploration, la R sta per Research, la V sta per Voyage e la A sta per Adventure“.

ESA e ASI

La Inflight Call è stata possibile anche grazie all’intervento dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e l’Agenzia Spaziale Italiana (ASI), che hanno coordinato l’evento come parte del progetto ESERO di cui sopra. L’iniziativa, tra l’altro, è volta a insegnare agli studenti le discipline STEM: dalla fisica all’ingegneria, e fino a tutte le altre materie scientifiche.

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