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Prey non ha bisogno di essere il prequel di Predator | Recensione

Un frutto succoso di azione con un nocciolo umano

Chi è la preda e chi è il cacciatore? Il franchise di Predator ha sempre ribaltato le aspettative dei protagonisti: guerrieri rodati e terribili, costretti a scappare da un alieno terribile che viene a cacciarli per il brivido di farlo. Prey, il nuovo prequel di Predator diretto da Dan Trachtenberg che vi raccontiamo in questa recensione, parte dal punto diametralmente opposto.

La protagonista, Naru (Amber Midthunder), non è una cacciatrice esperta. Vuol dimostrare di esserlo, ma non lo è. E con solo un tomahawak, arco e frecce, la determinazione di chi non vuole essere una vittima e un ingegno affinato dalla vita nella natura, come può sconfiggere l’armatissimo e brutale alieno? La risposta è un film tutto azione, con un nocciolo umano semplice ma ben riuscito. Il tipo di film che gli amanti dell’azione non dovrebbero perdersi, anche se non hanno mai visto Predator.

La nostra recensione di Prey, il prequel di Predator

Naru è una giovane donna Comanche che vuole dimostrare a se stessa e alla sua tribù che può cacciare e lottare come e meglio di un uomo. Come e meglio di suo fratello Tabee (Dakota Beavers), che invece è l’orgoglio dell’intero villaggio, deciso, forte, veloce.

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© 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Quando sua madre (Michelle Thrush) le chiede “perché vuoi cacciare?”, Naru le risponde “perché tutti voi pensate che non ci riesca”. Solo Tabee si fida di lei abbastanza da portarla a caccia con lui. E da seguire il suo piano per catturare un orso. Ma mentre sono fuori sulla traccia dell’enorme animale, Naru nota qualcos’altro. Qualcosa (o qualcuno) sta uccidendo i predatori più pericolosi della foresta. Per dimostrare di essere il più formidabile dei Predator.

Un film che parla con l’azione (e in Comanche)

Dalla prima all’ultima scena, Prey si dimostra un film ‘semplice’. Lo intendiamo come un complimento: sa esattamente quello che vuole essere. Naru ha qualcosa da dimostrare, vuole essere importante per la sua famiglia e il suo villaggio. Il Predator vuole assicurarsi di essere all’apice della catena, il più micidiale dei cacciatori. Uno scontro è inevitabile.

Nel film non manca qualche sorpresa inaspettata, ma segue in maniera fedele i dettami che ogni buon film d’azione deve seguire. Quindi, non ha bisogno di buttare tempo “spiegando” le azioni dei protagonisti.

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© 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Prey parla con l’azione. Ci sono intere sequenze in cui Naru non dice una parola, ma agisce. E agisce in maniera intelligente. Nella prima parte del film la vediamo apprendere nuove abilità, scoprire nuove strategie, imparare nozioni sul Predator. Trachtenberg ce lo mostra come un buon regista d’azione sa fare, con un’inquadratura più lunga durante una scena concitata, con un secondo di silenzio nella colonna sonora di Sarah Schachner. La trama diventa così parte dell’azione.

Ma non senza dimenticarsi dei personaggi. Naru e Tabee (e anche il cane, senza dubbio) sono il centro emotivo di questa vicenda e senza di loro non riusciremmo a coinvolgerci. Quindi impariamo a conoscerli, anche tramite la lingua Comanche e la cultura della popolazione nei primi del ‘700. L’accuratezza e la sensibilità nel mostrarci questo elemento eleva la storia e affascina, rendendo ancora più piacevole il film.

Tutti i momenti più importanti sono però raccontati con l’azione, in maniera spettacolare e adrenalinica. Che sia il punto più basso o quello più alto della storia di Naru e del Predator, state certi che saranno coreografie elaborato e scene coinvolgenti a raccontarlo.

Un film che sta in piedi da solo, ma che piacerà ai fan della serie

Prey non avrebbe avuto bisogno di essere il prequel di Predator, dopo averlo visto per questa recensione siamo sicuri. Il film funziona: facciamo il tifo per Naru e suo fratello, li vediamo crescere e prendere consapevolezza. L’azione bilancia bene la brutalità con l’eleganza. Se invece del Predator ci fosse stato un altro ‘mostro’, sarebbe stata comunque un’ora e mezza di piena adrenalina.

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© 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

Ma il fatto che la sfida di Naru sia il Predator alza l’asticella dello spettacolo. Trachtenberg avrebbe potuto affidarsi al lavoro degli altri registi che l’hanno preceduto per farci capire quanto brutale sia l’alieno. Ma lo dimostra anche nei fatti, quando lo vediamo combattere ed essere essenzialmente inarrestabile.

Non entriamo nei dettagli per evitare spoiler, ma la tecnologia che utilizza non è da meno rispetto a quanto visto nei film ambientati in anni più recenti. E anzi rende ancora più abissale la differenza con un periodo in cui l’arma più letale era un moschetto. Ma in questo film, il Predator (interpretato sotto il costume dall’ex-cestita Dane DiLiegro) diventa più brutale e quasi ‘ferale’. I piccoli tocchi di CGI che ci mostrano il collo che si muove al respiro, per esempio, ci danno una sensazione di realismo che non abbiamo mai sentito nella serie.

I fan della serie apprezzeranno il fatto che in questo film l’alieno sia imponente e inarrestabile. O quasi. Il regista ci lascia spesso come piccoli indizi i possibili limiti che Naru potrebbe sfruttare per sfuggire al Predator o per lottare contro di lui. Riesce a tornare a spaventarci, ma senza far sembrare inutile ogni resistenza.

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© 2022 20th Century Studios. All Rights Reserved.

La recensione di Prey: un’ora e mezza di adrenalina

Dopo aver guardato Prey per questa recensione, pensiamo che il prequel di Predator sia un “investimento di tempo” che non solo i fan del franchise saranno lieti di fare, ma anche tutti quelli che amano i film d’azione. In un’ora e mezza il team creativo ha saputo raccontare una storia completa, semplice ed efficace. E soprattutto ci ha regalato azione adrenalinica con il giusto ritmo, senza stancarci mai.

L’unico vero peccato è non potere vedere le coreografie spettacolari e il paesaggio splendido del Canada sul grande schermo al cinema. Ma quando il 5 agosto 2022 uscirà su Disney+, vi consigliamo di prendervi un’ora e mezza al buio in salotto, con il volume alzato al massimo (senza litigare coi vicini) e una confezione di pop-corn in mano. Non staccherete gli occhi dallo schermo.

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Stefano Regazzi

Il battere sulla tastiera è la mia musica preferita. Nel senso che adoro scrivere, non perché ho una playlist su Spotify intitolata "Rumori da laptop": amo la tecnologia, ma non fino a quel punto! Lettore accanito, Nerd da prima che andasse di moda.

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