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Marvel rifiuta un articolo di Art Spiegelman che attaccava Trump

L'autore di Maus aveva paragonato il Presidente ad un Teschio Arancione

Il fumettista americano Art Spiegelman, autore del capolavoro Maus, si è visto rifiutare un pezzo da parte di Marvel Comics perché al suo interno erano contenute alcune critiche all’attuale Presidente americano, Donald Trump.
Lo scritto di Spiegelman avrebbe dovuto servire da introduzione per una speciale raccolta che sarà pubblicata da Folio Society nel mese di settembre. Marvel: The Golden Age 1939-1949 è il titolo di un’antologia che ripercorrerà la storia della Casa delle Idee nel periodo della Golden Age, un volume di pregio grazie al quale scoprire le origini di alcuni fra gli eroi più famosi al mondo.

L’articolo di Spiegelman non ha incontrato il consenso di Marvel, la quale ha richiesto una modifica sostanziale del pezzo ricevendo però un deciso rifiuto da parte del fumettista. La situazione di stallo ha portato Spiegelman a ritirare il suo scritto, che sarà sostituito da un’introduzione di Roy Thomas, curatore del volume pubblicato da Folio Society.

Spiegelman Vs Marvel: cos’è accaduto?

La notizia della censura ai danni di Spiegelman è trapelata tramite il quotidiano inglese The Guardian. Il giornale britannico ha infatti prima riportato l’accaduto per poi dare successivamente parola all’autore pubblicando il pezzo incriminato.

Spiegelman sottolinea come dopo aver presentato il pezzo all’editore nel mese di giugno sia stato successivamente contattato per modificarne il contenuto. A seguito della lettura sembra infatti che Marvel si sia risentita sostenendo di voler rimanere apolitica. Ha fatto seguito la richiesta di rimuovere una specifica frase relativa a Teschio Rosso oppure l’introduzione non sarebbe stata pubblicata. Una situazione complessa e inaspettata che ha spinto Spiegelman a proporre il pezzo sulla pagine di The Guardian, articolo che potete leggere integralmente a questo link.

“Non mi consideravo una persona particolarmente politica rispetto ad alcuni colleghi. Quando mi è stato chiesto di rimuovere un riferimento relativo a un teschio arancione mi sono reso conto che forse era irresponsabile essere spiritosi nei confronti della terribile minaccia esistenziale con cui conviviamo oggi e ho ritirato la mia introduzione”.

Il pezzo di Spiegelman analizza le origini dei super eroi, personaggi creati per la maggior parte da artisti ebrei rifugiatisi negli Stati Uniti, con il Superman di Jerry Siegel e Joe Shuster a fare da apripista. Le avventure dell’Uomo d’Acciaio sono state capaci di far appassionare milioni di letture a questi personaggi, figure che permettevano a chiunque di esplorare mondi fantastici e immedesimarsi in invulnerabili eroi. Un approfondimento che segue l’evoluzione del medium fino a quella che Spiegelman definisce la fine della Golden Age, il 1954, quando l’opinione pubblica vide il fumetto come il mezzo per trasformare i ragazzi in delinquenti.

Le parole di Spiegelman

Di seguito riportiamo alcuni fra i passaggi più significativi del pezzo di Art Spiegelman:

Auschwitz and Hiroshima make more sense as dark comic book cataclysms than as events in our real world. In today’s all too real world, Captain America’s most nefarious villain, the Red Skull, is alive on screen and an Orange Skull haunts America. International fascism again looms large (how quickly we humans forget – study these golden age comics hard, boys and girls!) and the dislocations that have followed the global economic meltdown of 2008 helped bring us to a point where the planet itself seems likely to melt down. Armageddon seems somehow plausible and we’re all turned into helpless children scared of forces grander than we can imagine, looking for respite and answers in superheroes flying across screens in our chapel of dreams.

Nel mondo contemporaneo il peggior nemico di Captain America, Teschio Rosso, è vivo sul grande schermo mentre l’America è perseguitata da un Teschio Arancione
Spiegelman non si ferma solamente ad un non troppo velato attacco al Presidente Trump. Sottolinea infatti un ritorno dei fascismi a livello internazionale, oltre a creare un collegamento fra la crisi economica del 2008 e quella climatica attuale. Un passaggio che Marvel ha indubbiamente trovato controverso e fuori luogo, tanto da chiederne la rimozione.

Art Spiegelman è il creatore di Maus, fumetto incentrato sulla condizione del popolo ebraico durante gli anni del nazismo. La storia, raccolta in volume nel 1991, trae ispirazione dai racconti del padre dell’autore, sopravvissuto alle nefandezze dei campi di sterminio tedeschi. L’anno successivo Maus è stato premiato con il Premio Pulitzer, l’Eisner Award e l’Harvey Award, oltre ad aver ottenuto molteplici riconoscimenti in tutto il mondo. Attualmente Art Spiegelman è un forte sostenitore dell’alfabetizzazione nei confronti del fumetto, oltre che docente presso la School of Visual Arts di New York.

La scoperta di Art Spiegelman

La disputa con Marvel è stata resa più aspra nei giorni successivi al rifiuto del suo pezzo, nel momento in cui Spiegelman ha appreso del fatto che “il miliardario presidente ed ex amministratore delegato di Marvel Entertainment, Isaac ‘Ike’ Perlmutter, sia un amico di lunga data di Donald Trump. [Si tratta di un] influente consulente e membro del club elitario del Presidente Mar-a-Lago a Palm Beach, in Florida. Inoltre Perlmutter e sua moglie hanno recentemente donato $360.000 (il massimo consentito) al Trump Victory Joint Fundraising Committee del Teschio Arancione per il 2020. Ho anche dovuto imparare, ancora una volta, che tutto è politico, proprio come quando Capitan America colpisce Hitler sulla mascella“.

Alle dichiarazioni di Spiegelman non ha ancora fatto seguito una risposta ufficiale da parte di di Marvel Comics o Folio Society. Rimaniamo in attesa di un comunicato da parte degli editori per poter presentare il quadro completo di una situazione che, per il momento, sembra rappresentare un notevole passo falso per la Casa delle Idee.

La decisione di Art Spiegelman di pubblicare il proprio articolo sul The Guardian, un pezzo che che racconta le origini dei più famosi supereroi Marvel, note agli appassionati di fumetti ma decisamente meno conosciute dal grande pubblico del MCU, ha fatto in modo che questo abbia raggiunto un pubblico sicuramente più vasto di quanto avrebbe fatto altrimenti. Ci auguriamo quindi che la vicenda abbia almeno avuto l’effetto collaterale di insegnarci qualcosa sui fumetti, sulla politica, e su quei momenti storici nei quali si sono incontrati.

Mattia De Poi

Anche conosciuto come Il Nini, Mattia è il lato gioioso di Orgoglio Nerd. Biondo e curioso, è appassionato di ogni genere fumettistico, Gunpla e avventure. Portatelo in viaggio, all'organizzazione ci penserà lui.

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