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La terribile storia di Rosaspina, la Bella Addormentata

La nonna Nana racconta sempre la stessa storia alle sue tre nipotine: tre sorelle, la più piccola è Becca, le due grandi, quasi gemelle, sono Shana e Sylvie.
Le tre bambine non hanno mai sentito raccontarsi prima di dormire una favola che non fosse la Bella addormentata
Ma questa favola dei tempi moderni, Rosaspina di Jane Yolen pubblicato da Leone editore, la versione della Bella addormentata è particolare: certo c’è un castello, le fate, una maledizione che addormenta tutto il regno per 100 anni, finché un giorno un principe finalmente riesce a farsi largo tra i fili di spine che circondano la reggia per svegliare la principessa con un bacio. La principessa visse così felice e contenta. Ma il principe-chiedono sempre le bambine-, che fine fa il principe? E il fuso? E non c’è traccia nemmeno di un bosco. Perché questa storia è diversa da come la raccontano tutti gli altri?
Solo quando la vecchia Nana sarà ormai in punto di morte rivelerà alla nipotina Becca, ormai cresciuta giornalista, che la principessa Rosaspina della favola era proprio lei, Nana, l’anziana nonna ebreo-polacca.
Così da quel momento Becca cercherà le tracce del passato sconosciuto di Nana, partendo da poche vecchie foto e documenti contenuti in un vecchio baule lasciatole dalla nonna, fino ad arrivare in Polonia, nella cittadina di Chelm.
Becca intraprende un viaggio sulle tracce di un’antica favola, la Bella addormentata nel bosco, alla ricerca di quegli elementi della storia che possono aiutarla a scoprire il passato. Il castello di cui parlava sua nonna, la maledizione caduta su tutti gli abitanti, che avvolgendoli in una fitta nebbia li aveva fatti addormentare per sempre, il principe che con un bacio aveva svegliato la sola principessa, sua nonna.
Quello che alla fine troverà Becca sarà un’altra storia, indissolubilmente intrecciata con la sua favola. 
La scoperta sarà agghiacciante e collegata alla vergogna umana più pesante dell’ultimo secolo: i campi di concentramento polacchi dai ritmi di sterminio pazzeschi, in particolare quello di Chelm, campo poco conosciuto situato in una piccola cittadina polacca, ma che ha visto lo sterminio di 320.000 persone internate negli anni della seconda guerra mondiale.
Si parte da una favola, grazie alla quale si compie un viaggio fisico dagli Stati Uniti all’Europa, ma anche figurato, alla ricerca della verità. La verità: un’altra storia, molto probabilmente un’altra favola. Il racconto di una vita passata, vista dagli occhi di chi ha potuto assistere ai fatti, non è detto che possa dare tutte le risposte che si cercano e non è nemmeno detto che sia la verità. 
Ma quella che può essere una storia troppo affascinante e troppo bella, all’apparenza una menzogna, può rivelare una verità nascosta.
Le favole sono quelle storie che ci danno un insegnamento, e sono sempre storie orribili se non spesso cruente a cui si regala un lieto fine. Sono metafore in cui riconosciamo le paure più universali e radicate del nostro io. Sono i racconti del passato in grado di parlare a ogni singola persona, ogni singolo bambino, ogni singolo subconscio, in un eterno ritorno agli elementi fondamentali delle vicende umane.
Ma hanno sempre un lieto fine? Beh dipende se nella storia sei Cappuccetto Rosso oppure il lupo.
“A tutti piacciono le favole perché tutti vogliono che alla fine le cose vadano bene. E anche se raccontare una storia significa raccontare una specie di bugia, spesso si suppone che ciò che sembra essere una menzogna sia proprio una verità nascosta.” Ralph Harper The Spleeping Beauty.

Francesca Giulia La Rosa

Trekker, whovian. Non amo le etichette (a parte queste?). Traduttrice, editor a caccia di errori come punti neri nel tessuto della realtà. Essere me è un’esperienza profondamente imbarazzante.

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Un commento

  1. Bella recensione! Cavolo,sembra un altro esempio di questo fenomeno delle favole che vengono riproposte e rielaborate, portate a contatto del presente, in un contesto tra l’urban fantasy e il neopaganesimo. Secondo te come mai? C’è proprio questo bisogno di prelevare i personaggi dell’immaginario e farli collassare sulla terra. Forse nella speranza che, se nel mondo immaginato ci hanno consegnato la verità, forse in qualche modo speriamo che lo potranno fare anche nel nostro mondo?

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