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La storia della ricerca dell’acqua sul Pianeta Rosso

Dopo questa notizia qualcuno si è posto qualche domanda, alcuni hanno urlato alla bufala ma molti hanno solo le idee confuse.
Parliamone: da quando studiamo Marte in senso astronomico, abbiamo sempre cercato tracce dell'acqua in qualche modo. Già dai tempi delle primissime osservazioni e missioni avevamo trovato le tracce dei vasti depositi di acqua ghiacciata ai poli, ma la presenza di acqua liquida rimaneva un mistero. Negli anni '70, le missioni Viking, con due sonde in orbita e due lander sulla superficie, avevano mostrato in dettaglio i segni geologico di come su Marte un tempo scorrevano fiumi, c'erano laghi e forse anche oceani. Non più però, e l'atmosfera marziana è così sottile che la pressione non basta a mantenere l'acqua liquida. A questo si aggiungono grandi sbalzi di temperatura e un ambiente secco e bombardato da radiazioni per miliardi di anni. 
Scoperta anche acqua liquida e sali!?
Ma negli anni abbiamo continuato a dare la caccia all'acqua su Marte e questo ci ha permesso di trovare enormi sorprese. Grazie ai radar abbiamo trovato vasti depositi ghiacciati sparsi sotto la crosta superficiale, e nel 2008, una missione chiamata Phoenix, ha trovato anche ghiaccio sotto il suolo superficiale ai poli, vedendo formarsi gocce di acqua liquida, mantenuta per poche ore dall'alta salinità nel terreno, dovuta alla presenza di un composto chiamato perclorato. Quindi sapevamo che l'acqua c'era ancora su Marte e che in alcuni casi poteva essere liquida! E' una notizia fantastica ma è anche preoccupante. Il perclorato è estremamente tossico e l'ambiente ricco di sali non aiuta la reazione di molte altri composti chimici complessi, necessari alla vita. 
Il mistero delle macchie transitorie nei crateri! Di cosa tratta?
Ma nel frattempo c'era un'altro mistero che andava delineandosi: in particolari crateri, abbiamo visto formarsi piccoli canali scuri che si allungavano per qualche giorno prima di sparire. Questo sembrava ripetersi a ogni nuova stagione calda. 
Ma è qui che entra in gioco il metodo scientifico! Il primo passo è fare più osservazioni dettagliate per ampliare il quadro intorno. Poi si fanno le prime ipotesi (in questo caso che potrebbe trattarsi di un composto volatile, come l'acqua o la CO2, che periodicamente  fuoriescono dal terreno durante il periodo caldo), e poi si cerca il modo sperimentale per testare queste ipotesi (in questo caso guardare all'impronta chimica di queste zone).
Eureka: L'acqua bagna il suolo anche a latitudini più bassa.
Siamo riusciti a farlo grazie ad uno strumento chiamato CRISM, a bordo del Mars Reconnaissance Orbiter, della NASA, che ha permesso di trovare tracce di perclorato molto più concentrato in queste zone, e questo rende molto più probabile l'ipotesi dell'acqua che periodicamente fuoriesce e bagna il terreno. 
Abbiamo una mappa di alcuni siti interessanti che vengono esaminati periodicamente per vedere cambiamenti, e molti si trovano a latitudini molto più basse, specie intorno alla Valles Marineris. Questo è un grande indizio sul passato dell'acqua sul pianeta. 
Quindi… vita? E cosa significa per l'esplorazione umana?
Se foste un microbo su Marte, queste zone sarebbero le ultime dove vorreste trovarvi tra tutti gli ambienti potenzialmente abitabili. Non solo queste regioni sono molto transitorie (quindi non hanno delle condizioni stabili utili alla vita), ma i perclorati in alta concentrazione sono molto tossici e corrosivi. Ci sono luoghi, specie vicino ai poli, dove l'acqua è molto meno salata e le condizioni restano favorevoli a lungo. Ci sono anche depositi vasti di ghiaccio nel sottosuolo, e si pensa che in alcuni luoghi, il calore interno del magma marziano, potrebbe ancora mantenere laghi liquidi. 
Non sappiamo ovviamente com'è fatta la vita su Marte per cui queste sono solo ipotesi, ma sappiamo che la vita è un insieme di reazioni chimiche che hanno comunque bisogno di un ambiente che permetta queste reazioni. Inoltre la vita può adattarsi a regioni estreme, ma non è detto che possa anche nascere in qualsiasi situazione.
Riguardo alla nostra esplorazione, la presenza di perclorati sarà un grosso problema in futuro per gli umani, visto che può causare gravi ustioni sulla pelle, perdita della vista, danni ai polmoni ed una miriade di altri problemi. 
Non è tutto una brutta notizia però! Possiamo usare quei composti per estrarre localmente ossigeno o usare il perclorato come combustibile per razzi! 
Quali sono i prossimi passi?
La sonda Mars Reconnaissance Orbiter, della NASA, sta mappando in alta risoluzione varie regioni di Marte, ed è arrivata a circa 4% della superficie. E' ancora molto poco per poter avere un'idea della complessa geologia e clima marziano, ma iniziamo ad avere un primo sguardo migliore di cosa sta succedendo. In futuro dovremo mappare molte più regioni di Marte e restare a guardare per anni le stesse zone per vedere piccoli cambiamenti che si intravedono solo da una stagione all'altra. Mentre il meteo avviene su tempi molto ristretti, per capire il clima dobbiamo studiare l'atmosfera per decenni. 
Riguardo alle prossime missioni sulla superficie: attualmente non siamo in grado di sterilizzare a sufficienza le nostre navicelle per evitare una contaminazione di vita terrestre. In futuro però dovremo trovare una soluzione visto che è impossibile sterilizzare una missione umana. 
Forse l'idea migliore è prima studiare molto di più Marte finché è ancora priva di grandi quantità di microbi portati da noi.
L'ESA sta costruendo una nuova serie di navicelle, tra cui un lander ed un orbiter che partiranno l'anno prossimo, e nel 2018 spediremo il nostro primissimo rover, chiamato ExoMars, che avrà una trivella per scendere fino a 2 metri sotto la superficie, alla ricerca di campioni interessanti. 
Marte resta ancora tutta da scoprire.
Testi di Adrian Fartade – Link2Universe

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