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La Bella e la Bestia, quando un abito ci fa sognare | Ago&Film

Il secondo episodio della nostra rubrica dedicata ai costumi di film e serie TV

Credo sia difficile incontrare qualcuno che non trovi familiare il costume giallo del cartone animato La Bella e la Bestia: la più gonfia delle meringhe disneyane (secondo forse solo all’abito da sposa di Come d’Incanto), nei cui drappeggi da tappezzeria si sono incastrati centinaia di cosplayer. Così ricco e opulento da contrastare con le poche pretese e i piedi per terra della protagonista (sì, Belle è una sognatrice, ma non è svampita, non ha la testa per aria, possiamo dire). Ormai gli abiti delle principesse Disney sono parte dell’immaginario collettivo, sono cultura popolare, sono in qualche modo un’istituzione. Confrontarcisi, per un cosplayer vuol dire mettersi alla prova, misurarsi con il lavoro di centinaia di altre persone. Per un professionista, un costumista per il cinema, è ancora più difficile, perché da loro ci si aspetta lo straordinario, ci si aspetta che facciano qualcosa di meraviglioso, di nuovo, di migliore, ma senza modificare la personalità di un costume iconico. A loro tendiamo a chiedere l’impossibile. Immagino che gli autori dell’abito con le farfalle di Cenerentola abbiano fatto la loro buona dose di incubi.

Hai letto il primo numero di questa rubrica? Ago&Film è la nuova rubrica di Grimilde Malatesta su Orgoglio Nerd, e racconta ciò che sta dietro ai costumi di film e serie TV!

La Bella e la Bestia: due versioni differenti

Un po’ com’è stato con Biancaneve e il Cacciatore e Mirror Mirror, anche sulla graziosa mangialibri francese abbiamo avuto due interpretazioni così vicine da rendere difficile non fare un confronto. La prima è una pellicola francese del 2014, la seconda è quella targata Disney, del 2017.
Lasciamo perdere l’interpretazione di Emma Watson e Léa Seydoux, mettiamo da parte i dubbi sulle varie aggiunte e rielaborazioni della storia e concentriamoci sui costumi.

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Entrambi i film portano il peso della stessa scelta, ovvero ambientare una fiaba di fantasia in un luogo ed in un momento ben precisi: la versione americana a metà del Diciottesimo secolo, quella francese nel 1810. Questa scelta lega entrambi i racconti alla realtà, a delle fonti storiche che ci possono servire come strumento per capire i costumi che abbiamo davanti. Per le parti ambientate nel mondo reale non ci è possibile giudicare tutto esclusivamente in base al nostro gusto personale, come potremmo fare nelle parti ambientate nei mondi fantastici.
Entrambi i costumisti hanno lavorato a film abbastanza noti, ed entrambi hanno avuto l’occasione di misurarsi con produzioni ambientate nella storia. Il costumista della versione francese è infatti Pierre-Yves Gayraud, ideatore dei costumi di Profumo – Storia di un Assassino. Fra i suoi altri lavori figurano Claud Atlas, Albert Nobbs (il film in cui Glenn Close recita vestita da uomo, un ruolo particolare). Dall’altro lato abbiamo Jacqueline Durran, “mamma” dei costumi dell’ultimo Anna Karenina, di Orgoglio e Pregiudizio (per l’appunto ambientato in un periodo sovrapponibile almeno in parte alla versione francese de La Bella e la Bestia) e Macbeth.

L’ambientazione e come influenza un costume

Il film francese inizia in un mondo reale che per le sue atmosfere, una volta usciti dalla casetta di campagna, ci potrebbe ricordare I Fratelli Grimm e l’Incantevole strega. Gli abiti di ispirazione storica sembrano come direbbero gli inglesi “effortless”. Nel film americano si percepisce subito l’intenzione di firmare ogni angolo con uno stile stereotipatamente disneyano, da parco divertimenti. Ma siamo in una fiaba, può essere concesso, sebbene ci si trovi in quel momento “reale” di cui parlavamo prima. Questo primo confronto a mio avviso va già a favore del lavoro francese, perché ha una sua leggerezza, una sua delicatezza che non necessita ostentazione all’inizio della storia. Quello più recente invece ne risente un po’, forse perché rimane un troppo legato ad un gusto non europeo di ciò che è europeo e ad un’estetica creata per parchi divertimento e film di quasi tre decenni fa.

Nella pellicola del 2017 arriviamo subito in questo mondo fantastico, con un principe splendido, con una parrucca ed un costume che non fanno battere ciglio, sono perfetti, appena un poco esagerati e fiabeschi, ma bellissimi, funzionano. Il problema è quando arrivano tutte le donne danzanti vestite in bianco. Avete presente al Carnevale di Venezia, o alle feste in maschera? O anche in qualche evento cosplay. Ci sono sempre quei costumi che sembrano “veri”, e altri invece che sembrano finti, pretenziosi, sbagliati e carnevaleschi. Ecco, succede questo quando entrano in scena le ballerine. Il bianco è probabilmente stato scelto per far risaltare i colori scuri del Principe, tuttavia l’esecuzione ed il design dei costumi non sono sufficientemente fantasiosi per risultare fuori dagli schemi, e non abbastanza storicamente accurati per risultare verosimili. È come si rompesse la magia in questa via di mezzo poco convinta.

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Tuttavia la Durran dimostra di sapere il fatto suo quando si arriva nel paesino. Non con gli abiti di Belle, purtroppo, ma con gli abiti dei paesani fa un buon lavoro. Non sono perfetti, ma hanno il giusto quantitativo di elementi caricaturali per farci sentire in una fiaba e il giusto quantitativo di dettagli corretti per farci capire dove e quando ci troviamo. Non un ritratto preciso in tutto per tutto, non un esempio di correttezza, ma un quadro, un’impressione buoni per essere partito con gli abiti da parco divertimenti.

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Il Protagonista: l’abito iconico di Belle

Ora che ci siamo scaldati, possiamo arrivare a parlare del protagonista, ovvero l’abito di Belle, IL costume, la cosa che ogni cosplayer è lì che aspetta in trepidazione per decidere se se ne innamorerà abbastanza da spendere un sacco di tempo e soldi nel tentativo di provare sulla sua pelle un po’ di quella magia. E qui abbiamo un problema: Emma Watson ha un solo abito a ballo, mentre Léa Seydoux viene vestita dalla bestia di Vincent Cassel ogni giorno con una nuova deliziosa creazione.

Bella E La Bestia Francese 640x1024Tuttavia tutti gli abiti indossati nel castello della Bestia nel film francese hanno uno stile composto da elementi che li rendono coerenti fra loro, e che ci permettono di considerarli come un’unica entità da paragonare al costume giallo indossato nella versione Disney. Tutti quanti hanno una gonna ampia, sostenuta da una sottogonna a cerchi, un corpino rigido (sebbene si vedano chiaramente busto e sottogonna in una delle scene, è possibile fossero creati apposta per essere visti, mentre sotto agli altri abiti è possibile ci fossero cose simili, ma diverse) che dà alla protagonista una forma conica, e delle maniche voluminose nella porzione superiore, arricchite da lavorazioni a smoking che alle volte ritornano nella gonna. Tutti gli abiti prevedono gioielli e acconciature diversi, ma chiaramente figli dello stesso concetto.

L’abito da ballo ideato invece dalla Durran è stato eseguito qui da noi, in Italia, da una delle sartorie per teatro e cinema che ha prodotto i più illustri capolavori del costume per il cinema dietro la direzione di grandi costumisti. Tuttavia, nel momento in cui ricordiamo la meringa descritta nelle prime righe, e la paragoniamo all’abito giallo, viene un po’ di tristezza. L’abito che ci troviamo davanti ricorda più un prom dress che un’opulenta creazione da fiaba.

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Il vitino stretto da principessa e la richiesta di Emma Watson

Ora, una delle chiavi dell’estetica dei costumi nel film francese è il vitino minuscolo. Le principesse nell’immaginario comune hanno una caratteristica ben definita: la vita stretta, il petto mediamente pieno, e la gonna rigonfia. Queste cose le ritroviamo nel film francese, le ritroviamo in tutte le principesse dei cartoni animati, è una cosa che torna sempre ed è importante, perché in quel contrasto di proporzioni, in quella clessidra riconosciamo la principessa. E senza corsetto e sottogonne non ci si arriva. Elementare…Watson.

Per chi non lo sapesse, la Watson ha richiesto che il suo personaggio non indossasse alcun corsetto o abito costrittivo, al fine di mostrare Belle come donna emancipata, femminista, al passo con i tempi nostri più che quelli in cui hanno scelto di mantenere la storia. Questa scelta è effettivamente più coerente con il personaggio, ma ci priva del nostro momento “rivelazione”. Avete presente quando fanno un beauty makeover ad un personaggio, lo trasformano rigirandolo come un guanto e lo spettatore arriva ad aspettarsi qualcosa di straordinario, che lasci a bocca aperta? Quello è il lavoro dell’abito giallo del cartone. È quello che ci aspettavamo dal film, ed è dove forse delude. L’abito della Durran non è del tutto un abito brutto, ma non è un abito “wow”. È un abito moderno in un ambiente di storia e fiaba. Dal punto di vista dei costumi, doveva essere l’apice del film, come per l’abito blu con le farfalle nel live action di Cenerentola, che sebbene diverso dall’originale ha sicuramente ottenuto quell’effetto, al di là dell’apprezzamento che ciascuno può nutrire per la pellicola. Nel film francese tutti gli abiti riescono, tramite una ricetta accuratamente studiata, ad ottenere questo effetto “wow”. Non ce n’è uno che fallisca.

Cenerentola Vestito 1024x768

Dobbiamo tuttavia chiudere un occhio per l’abito giallo: agli abiti della versione francese non era richiesto di poter essere facilmente riproducibili a migliaia e a basso costo per poter popolare i Disney Store. Forse anche quella è stata una limitazione.

Cosa possiamo portare a casa da tutto questo? Forse che non importa quanti soldi Disney possa mettere in un film, le principesse dovrebbero avere un corsetto nel proprio guardaroba. Il loro lavoro rimane quello di farci sognare. La Belle della Seydoux non è meno indipendente, testarda, femminista perché indossa un corsetto, i suoi ideali non le impediscono di splendere nel momento in cui è quella la priorità per la buona riuscita della pellicola. Due film diversi, due obiettivi e chiavi di lettura diversi, ma a mio avviso e per quanto riguarda i costumi la versione francese rimane uno dei prodotti cinematografici più esteticamente soddisfacenti degli ultimi anni.

Se non avete letto il primo numero della rubrica Ago&Film, qui vi parlo dei costumi di Game of Thrones!

Grimilde Malatesta

Artista a tutto tondo. Laureata in fisioterapia e finita quasi per caso a fare di maniche a sbuffo e sete il suo lavoro

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