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L’Idralisca dal punto di vista biologico

Con Legacy of The Void è giunta il terzo e ultimo capitolo della campagna di Star Craft 2, attualmente in beta, questa stagione si riverserà sui protoss. Dopo aver combattuto con i Terran e gli Zerg ora tocca agli ascetici guerrieri alieni.
Abbiamo provato la campagna introduttiva del gioco, che vi consigliamo, siamo stati travolti in redazione dalla sua nostalgica qualità e, faccia a faccia con gli Zerg, ci siamo posti alcune domande.
L'Idralisca è sicuramente una delle unità più rappresentative della razza che omaggia gli Alien di Ripley, ma come funziona biologicamente questa creatura?
Non potendone aprire una abbiamo chiesto al nostro collega di darci una mano noi, intanto, continuiamo a giocare.
Quando i design concept di Hans Ruedi Giger riescono a penetrare nelle menti dei produttori di videogiochi quello che ne deriva non può che essere una creatura dell’orrore, un predatore perfetto, una macchina destinata allo sterminio. Non vi sono dubbi sul fatto che l’hydralisk nasca da una simile, febbrile, ispirazione. Ma quanto è lontana la colonna portante dello Sciame dal mondo della natura a cui siamo abituati? La risposta per molti aspetti potrebbe essere sorprendente.
Ma procediamo con ordine. L’hydralisk è il risultato dell’evoluzione forzata di una grossa creatura erbivora simile ad un bruco, lo slothien, con cui però non sembra avere più alcun evidente legame genetico. Con questa premessa possiamo abbandonare serenamente i concetti evolutivi trasmessici da Darwin e Mendel per considerare la creatura piuttosto come un assemblato di parti anatomiche, una macchina a tutti gli effetti e come tale smontarla nelle parti che la costituiscono.
La forma complessiva della corazza ricorda molto da vicino quella degli insetti, nonostante il design della creatura sia ibrido rettile, con qualche sprazzo di anatomia anellide. Potremmo pensare che le numerose sporgenze ossee siano ispirate ai dinosauri, ma non dobbiamo dimenticare che esistono tutt’ora numerose creature con caratteristiche simili, come ad esempio il Moloch horridus, un simpatico drago puntuto, o la più famosa lucertola armadillo (Cordylus Cataphractus), nelle sue numerose varianti.
In un universo in cui la tecnologia ha sviluppato armi da fuoco portatili di devastante efficacia, ci si stupisce che le protezioni naturali presenti sul corpo dell’hydralisk possano mostrare una reale utilità. Si tratta di placche di materiale duro, simile ad osso o chitina, una strategia difensiva che la natura utilizza in un numero infinito di specie, dalle tartarughe agli armadilli, dagli scarabei ai granchi. Se però non credete che un carapace possa essere paragonato all’esoscheletro di una creatura di fantasia, date un’occhiata al buon zopherus nodulosus haldemani.
Pensando alle dotazioni di base non possiamo che puntare il nostro sguardo sui terribili artigli, simili a falci, montanti sugli avambracci. Nonostante siano articolate in modo anatomicamente molto più semplice, queste armi ricordano le dotazioni naturali delle mantidi ed in particolare delle mantidi religiose. Si tratta infatti dello stesso design usato per uno dei nemici storici di Godzilla, il kaiju Kamacuras. Per potenza potremmo anche paragonarli alle meno esteticamente piacevoli (ma maggiormente efficaci) appendici del gambero mantide, capaci di sviluppare una forza impulsiva tale da rompere conchiglie e gusci di granchio.
Procedendo con ordine, non è difficile notare come la bocca stessa dell’hydralisk sia quella di un efficace predatore. Di apparati del genere in natura se ne possono trovare davvero molti, concentrati principalmente nel mondo degli insetti. Il fatto che nell’hydralisk le mandibole siano però associate anche a file di denti affilati è una caratteristica propria non riconducibile ad altre specie.
Cosa distingue maggiormente l’hydralisk da un qualsiasi predatore naturale è però la sua propensione ad utilizzare armi da lancio prodotte dal proprio corpo. Mettiamo ben in chiaro un punto, vi sono molti animali che sono capaci di colpire un bersaglio a distanza, come ad esempio il gambero pistolero (Alpheus heterochaelis) o la lucertola cornuta (Phrynosoma cornutum) ma questi utilizzano rispettivamente la pressione dell’acqua e il proprio sangue come arma d’attacco o di difesa. L’unico caso di lancio di “punte” è riconducibile alla tarantola rossa messicana (Brachypelma Smithi) che comunque lancia “solo” peli urticanti e necessita di molto tempo per rigenerarli con la muta. 
Il problema di questo metodo di attacco è il tempo necessario a calcificare dei tessuti, che comporta un consumo energetico nettamente superiore al guadagno ottenuto dall’uccisione della preda.
Passando alle caratteristiche comportamentali, la capacità di sotterrarsi per tendere agguati alle prede è anch’essa prerogativa principale degli insetti, estesa a qualche particolare predatore da fondale marino come gamberi e pesci.
Per ultima cosa, la ferocia. Vi sono in natura predatori totalmente incapaci di fermare la propria furia omicida, tra cui spiccano alcune bestiole di piccola taglia come faine e furetti.
Soddisfatti?

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