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Katsura Masakazu: quando pronunciavo il suo nome ridevano

Vi ho già parlato di una mangaka che è stata molto importante nel mio processo di crescita, Yazawa Ai, in un altro pezzo di questa rubrica, ora è tempo di citare l'altro ovvero: Katsura Masakazu.
Ospite d'onore per StarComics alla Lucca Comics and Games di quest'anno, ha segnato profondamente i miei primi anni di lettura di manga con il suo Video Girl Ai.
Mi ricordo ancora quando ho preso per la prima volta in mano il volume numero uno. Ero a casa di una collega di mia madre e avevo appena fatto amicizia con sua figlia, la quale mi ha mostrato il suo tesoro personale: una stanza piena straripante di manga.
“Questo è uno dei miei preferiti” disse indicandomelo.
Quando cominciai a leggerlo non riuscì a smettere fino a che non raggiunsi l'ultima pagina dell'ultimo numero. E anche a quel punto, quando lo chiusi per riporlo, non riuscii ad uscire completamente dalla storia.
Suppongo conosciate la sensazione.
Affezionarsi così tanto a dei personaggi da soffrire con loro, ridere con loro, rimanere incastrati nelle loro vite e non riuscire a concentrarsi su altro oltre che andare avanti a leggere!
Sono passati almeno 15 anni da quando l'ho letto la prima volta eppure ogni volta che prendo in mano un tankobon torno immediatamente a quei primi giorni in cui Ai usciva dal televisore, così peculiare, sboccata e casinista,  a causa del videoregistratore difettoso.
Ho letto quasi tutto di Katsura, I's, Zetman, le vecchie opere come Present from Lemon, Wingman e molti altri ancora, alcuni mi sono piaciuti più di altri, ma nessuno mi ha rapita tanto quanto Video Girl Ai, ed ora i 13 numeri dalla copertina avorio occupano uno spazio d'onore sulle mie mensole.
Immaginatevi l'emozione che posso aver provato quando ho scoperto che quest'anno sarebbe venuto in Italia, a Lucca, per un istante quasi mi si è fermato il cuore.
Purtroppo, per motivi di forza maggiore, non ho potuto avvicinarlo ma ho avuto il piacere di essere presente al work shop che ha tenuto il venerdì; vederlo disegnare Ai dal vivo è stato un momento davvero intenso che penso non dimenticherò tanto facilmente. 
Ascoltarlo mentre spiega come è cominciata la sua carriera, il ragazzo che voleva lo stereo troppo costoso per le sue finanze, mi ha fatta ridere parecchio, l'esempio di come qualcosa di importante per molta gente possa nascere da un desiderio semplicissimo.
Ma torniamo al titolo di questo pezzo.
Questo mangaka, o almeno il suo nome, si presta come perfetto esempio di quanto le conversazioni con i “babbani” possano essere frustranti: ogni volta, senza eccezioni, che cercavo di parlare di questo autore con chi non aveva mai letto un manga, partiva immancabilmente una risata, seguita da almeno dieci minuti buoni di battute abbastanza banali sul nome e sulle sue assonanze. 
Ogni volta.
Quindi il 95% di loro non si sforzava neanche di andare oltre e letture che potevano essere interessanti non venivano prese in considerazione, venivano ignorate o dimenticate.
Forse è meglio così, “perle ai porci”, come si suol dire, ma l'ho sempre considerata un'occasione persa per redimere o per condividere una bella opera con un'altra persona.
Non è detto che poi avrebbero apprezzato il manga, la storia, il disegno (un tratto fantastico e un attenzione ai particolari degni di un maestro), ma ora come ora non lo sapremo mai.
Perché?
Perché molti non si degnano di andare oltre le prime impressioni.
Una vecchia e triste storia, non vi pare?
Per qualsiasi altra curiosità e domanda non dovete far altro che mandarmi una mail a questo indirizzo: redazione@orgoglionerd.it 
See you Space Cowboy 

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