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In un mondo senza fantasia

Remake, prequel, sequel, reboot, briscola, scacco matto….
Ultimamente sembra che l'industria del cinema perda più tempo a pensare a sfornare questo tipo di film piuttosto che produrre e ideare qualcosa di nuovo.
Qualche anno fa almeno si faceva finta di attingere ad un media diverso, per creare film. Si sceglieva un libro e si dava ai protagonisti il volto di un attore, ai paesaggi una location definita nel mondo reale. 
Poteva non piacere, poteva farci storcere il naso, ma era un'opzione.
Con l'avvento di internet, con la pirateria imperante e piattaforme come Netflix, sempre meno persone stanno andanto al cinema. Inolte i biglietti costano sempre di più, se anche l'offerta è così monotematica e riutilizzata, cosa ci può spingere ad uscire di casa per tornare nelle sale?
Al contrario si sta investendo molto sulle serie tv. 
Tentativi di essere originali, buoni attori, interessantissime atmosfere. Di certo non ci lamentiamo.
Tuttavia ciò non toglie che ci piacerebbe poter vedere un bel film, qualcosa di nuovo, che non sia il richiamo a titoli già visti.
Sappiamo tutti che la ragione per cui lo fanno è puramente pecuniaria e pubblicitaria.
Prendete per esempio il nuovo film intitolato “Jumanji”. Quanto ipoteticamente è collegato al film originale, da quanto ne sappiamo? Poco o nulla.
Il pensiero che è serpeggiato nella mente di tutti coloro che hanno almeno una volta visto il lungometraggio con Robin Williams è stato: “Potevano dargli un altro titolo e poteva essere un film simpatico, così un po' suscita fastidio”.
Ebbene, in questo modo se ne si parla, noi ne stiamo scrivendo in questo articolo, e la “pellicola” (che ormai pellicola non è più) raggiunge la notorietà desiderata da regista e produttori.
*  applausi *
Sì ma l'arte? La sfida? Il brivido dell'intentato?
Cavalcare il successo di altri, posizionarsi nell'eco di un ricordo e sfruttarne le emozioni suscitate, questo è quello che fanno.
Lasciamogli il beneficio del dubbio, forse alcuni amano l'opera di partenza e vogliono cimentarsi in un potenziale tributo.
Vorrebbero raccontarla a modo loro, così come viene fatto per alcuni libri. 
Forse legittimo, ma un po' stancante quando una quantità di titoli rievocativi si ammassa in un periodo di tempo ravvicinato.
Dobbiamo davvero citare, per fare qualche nome,  la nuova versione di “Ghostbusters” oppure “Old boy”?!
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C'è anche un altro particolare da considerare: la seconda volta raramente la torta è uscita dolce come la prima.
Vorremmo fare un ulteriore esempio. 
Sono anni ormai che gira la voce che si voglia fare un remake de “Il corvo”, film che per un motivo o per l'altro è diventato una specie di cult.
Ora, può piacere o può non piacere, a discrezione, ma ci chiediamo se ne si sentisse davvero la necessità. 
Per di più pare proprio che il ruolo che nel film del 1994 era di Brandon Lee (R.I.P.) ora sia stato affidato a Jason Momoa.
Non è ancora uscito niente, non abbiamo prove effettive per dare un giudizio, ma il dubbio sulla scelta di cast non ce lo toglie nessuno. Non tanto per le capacità recitative del gigante americano, quanto proprio per una fisicità che cozza con l'immagine del personaggio legato all'opera di James O'Barr.
Quando poi sono cominciate a girare voci su un possibile remake di “Labyrinth” abbiamo sentito un dolore al cuore e abbiamo temuto un infarto, nonostante la nostra giovane età.
Insomma alla fine si è sempre scontenti.
Ironia della sorte.
Sentiamo, tuttavia, la mancanza di qualcosa di originale, qualcosa che ci faccia trattenere il respiro sulla poltron bordeaux del cinema e che ci convinca di aver fatto un'ottima spesa (sempre in lievitazione) nell'acquisto del biglietto.

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