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Il Tiro d’Iniziativa: niente più “razze” in One D&D

Wizards ha dichiarato di voler abbandonare il termine dai nuovi manuali

E’ notizia di qualche giorno fa che Wizards of the Coast si stia preparando a mettere in atto una piccola, grande rivoluzione nel mondo di Dungeons & Dragons. Ci stiamo riferendo all’annuncio fatto sull’ormai ufficiale sito di D&D Beyond, che riporta l’intenzione di abbandonare il termine “razza” da tutte le future pubblicazioni del gioco di ruolo più famoso del mondo.

D&D e le razze: una cronistoria

D&D ha usato “razza” per indicare la prima metà della diade identitaria dei personaggi protagonisti delle innumerevoli campagne fin dall’origine del gioco: da sempre, per creare un eroe in cui identificarsi è stato necessario scegliere una razza ed una classe. Ecco quindi il nostro gnomo illusionista, il nostro mezz’orco barbaro, il nostro elfo druido e così via.

Rinunciare a questo termine può sembrare poca cosa, ma si tratta veramente di un cambiamento epocale. Perché, quindi, la casa americana ha deciso di muoversi in questa direzione? L’obiettivo, si legge nell’articolo, è di favorire l’evoluzione di D&D verso un ambiente sempre più accogliente verso tutti, e il termine “razza” è carico di significati problematici nel contesto del mondo reale. P

er questo motivo è stata una decisione conscia di Wizards, fin dall’inizio dell'”epoca” della Quinta Edizione, nell’ormai lontano 2014, quella di ridurre l’uso di questo termine e limitarlo esclusivamente a termine tecnico, riferito alle meccaniche del gioco. Successivamente, con il manuale di Tasha, è stato fatto un ulteriore passo in avanti, slegando i bonus e i malus alle caratteristiche dalle varie razze, e in varie pubblicazioni si è cercato di dare un’immagine più realistica, cioè meno stereotipata e monolitica, delle varie culture esemplificate dalle razze classiche.

Un esempio che ci piace citare è la riscrittura dell’orco che si trova nel manuale di Wildemount: qui, per la prima volta in maniera esplicita, si cerca di andare oltre la semplificazione dell’orco come “generalmente caotico malvagio“, riconoscendo che ogni esemplare della razza è un individuo e la sua moralità è determinata dalla cultura da cui proviene oltre che dal proprio personale percorso di vita.

One D&D: l’occasione per una svolta

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In generale, insomma, questa notizia non dovrebbe stupire, perché si inserisce in un percorso annunciato e già imboccato da anni. Il momento attuale è particolarmente importante: è stato annunciato One D&D, la prossima (e, nelle intenzioni, definitiva) incarnazione del gioco. Questa è già l’occasione per rimettere sul tavolo tutte le convenzioni date per assodate, rivedere l’assetto regolistico e introdurre nuove idee, come stiamo vedendo dal continuo scambio di opinioni fra Wizards e la community.

Diventa quindi la migliore opportunità per compiere il passo finale di questo processo, abolendo ufficialmente il termine “razza” da tutte le pubblicazioni future. Wizards sa che questo è un passaggio importante, e nell’annuncio auspica di creare una conversazione con la community. Come?

Innanzitutto utilizzando lo strumento che viene già utilizzato per raccogliere le opinioni dei giocatori riguardo i vari materiali di playtest delle nuove regole in corso di prova: il sondaggio sulle più recenti Unearthed Arcana. In particolare in quello che arriverà su D&D Beyond il 21 dicembre i giocatori potranno esprimersi sul nuovo termine che la Wizards ha selezionato per sostituire “razza”, ovvero “specie“.

Razza o specie?

Crediamo che sia importante partecipare a questa conversazione, e ci vogliamo quindi prendere il nostro tempo per analizzare la questione con la dovuta attenzione. Iniziamo subito con il dire che, tecnicamente parlando, il termine “razza” è sempre stato usato in maniera del tutto impropria. Con “razza”, infatti, si intende solitamente un sottoinsieme intra-specifico, cioè all’interno della stessa specie, caratterizzato da tratti morfologici simili e distinguibili.

All’interno della specie dell’Homo sapiens, ad esempio, si possono distinguere alcuni tratti che hanno portato alle varie categorizzazioni razziali, fra caucasici, neri, asiatici e così via. Il termine non è molto utilizzato in ambito scientifico, perché è di utilità relativamente scarsa: può essere utile nel caso delle analisi sui cadaveri, o di ritrovamenti archeologici, ma per il resto, soprattutto in considerazione dei contatti sempre più frequenti che avvengono nel mondo fra i vari gruppi umani, sta divenendo sempre meno rilevante.

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Definire il termine “specie”, invece, è tradizionalmente complicato, perché buona parte delle proposte si trova a fare i conti con un numero più o meno elevato di eccezioni. Una definizione scolastica potrebbe essere quella di gruppo di reali o potenziali popolazioni naturali interfeconde in grado di generare prole fertile. Sulla base di questa definizione il cavallo e l’asino sono due specie diverse perché pur potendo generare prole, questa non è a propria volta fertile… Ma è altrettanto vero che le ligri sono assolutamente fertili, eppure è chiaro che leoni e tigri appartengono a specie diverse.

Si tende quindi a integrare questa definizione con un’altra che riguarda le differenze morfologiche: una specie è un insieme di popolazioni morfologicamente simili e morfologicamente distinte dalle altre. Incrociando, per così dire, questi due approcci si arriva ad una concettualizzazione operativa sufficientemente solida del termine. E, per quanto riguarda ciò che interessa a noi, arriviamo anche alla conclusione che in base a quanto detto, effettivamente, gli elfi, i nani, i lucertoloidi, i tabaxi e così via sono assolutamente delle specie, non certo delle razze.

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Forse il termine “razza” potrebbe essere applicabile alle varie etnie interne alle specie: un elfo della luna e un drow, insomma, potrebbero essere considerati di razze diverse pur appartenendo alla medesima specie. Wizards, però, ha reso molto chiaro che l’intenzione di abbandonare del tutto il termine “razza” è assoluta. Peraltro, non siamo certo convinti che questa decisione derivi dalla volontà di essere scientificamente accurati, quanto di essere culturalmente sensibili, e questo ci porta ad un’altra serie di considerazioni.

Le parole sono importanti, anche in D&D

Il linguaggio è espressione della cultura e prodotto della storia delle società umane. Pretendere di maneggiare termini in maniera assolutamente fredda è impossibile e votarsi all’ideale dell’accuratezza come unico obiettivo è al meglio una pia illusione e al peggio una precisa manovra di retorica.

Perfino nell’ambito della biologia ci sono degli esempi di quando l’accuratezza è passata in secondo piano rispetto a considerazioni di altro tipo: scimpanzé e bonobo sono di genere Pan mentre l’uomo è di genere Homo, anche se questa distinzione è interamente arbitraria, senza nessuna reale base scientifica. Insomma, semplicemente non siamo a nostro agio con l’dea che fra noi e gli scimpanzé ci siano così poche differenze da essere considerati nello stesso genere, quindi abbiamo arbitrariamente inventato un nuovo genere dove “isolare” i nostri cugini.

Allo stesso modo la decisione di Wizards non deriva dal fatto che D&D ha usato il termine “razza” in maniera scorretta, ma dal fatto che nella società contemporanea il termine “razza” è pesante, carico di significati che vanno ben al di là della semplice definizione da dizionario che abbiamo citato all’inizio dell’articolo. E in effetti è indubitabile che sia così: non dovremmo stupirci di questa decisione, né pretendere che l’unica motivazione accettabile sia quella di implementare una terminologia accurata, bollando tutto il resto come “il solito politically correct“.

Il termine “razza” ha un suo significato freddo e asettico, ma ha anche un suo significato storico, culturale: fingere che non sia così è, francamente, sciocco. La decisione di Wizards è quella di purgare i propri prodotti da un termine che è carico, ingombrante e doloroso, e incidentalmente anche scorretto, e va bene così. Qualcuno certamente addurrà questa decisione alla moda di essere politically correct, ma a noi viene da dire che se questa decisione ci porterà ad avere dei manuali più inclusivi, accoglienti e persino accurati, siamo ben contenti di rinunciare al feticcio della razza del personaggio. Anzi, era ora.

L’autore ringrazia sentitamente il dottor Matteo Ruzzon, naturalista e dungeon master, per la sua indispensabile consulenza.

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