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Il sogno: la difficile scelta cinematografica di chi non ha scelta

Una riflessione su come il sogno sia rappresentato negli ultimi anni

“Sognate! I sogni plasmano il mondo. I sogni ricreano il mondo, ogni notte.”
Vorrei iniziare questo articolo dal chiaro tema citando Neil Gaiman. A prescindere dalle mie preferenze personali questa frase sintetizza al meglio il concetto di sogno che oggigiorno comunemente viviamo. Un concetto così permeante da essere concreto nella sua realtà, obbligandoci, senza rendercene conto, a sceglierne uno, altrimenti la vita appare priva di significato. Una delle domande più comuni è “Qual è il tuo sogno?” o “Cosa vuoi fare da grande?”. La risposta pare essere dovuta, una persona senza ambizioni non dimostra tutto il suo valore, oppure no?

Il significato dell’idea

Chiariamo subito: questo articolo non vuole essere né una critica né un apprezzamento di un concetto su cui si è scritto tantissimo, dibattuto a lungo e filmato anche abbastanza, perciò prendetelo come il ragionamento stralunato di uno stralunato. Il resto è in discesa. Intorno a noi la società va mutando velocemente e, a seguire, lo fanno anche i mezzi di comunicazione e così i prodotti che ne vengono sfornati. Cos’è cambiato nell’idea astratta dell’avere un sogno? E soprattutto come questa concezione sia veicolata? Per portare avanti il mio spunto mi avvarrò dell’aiuto di tre indicatori che per semplicità chiamerò: Metodo L (La La Land), Metodo W (Whiplash) e Metodo S (Soul).

Il sogno nel Metodo L

“Dedicato ai folli che sognano”, così riporta la tagline del film La La Land. A prescindere dai giudizi soggettivi e oggettivi sull’opera il metodo L mi permette di concentrarmi sulla storia incentrata nel voler raggiungere i propri sogni e riuscire poi a conciliare questo bisogno con le necessità quotidiane. Il sogno in questione non viene mai messo in dubbio, fino al calo drammatico (e scontato) che servirà a dare poi lo slancio finale. Entrambi i protagonisti si realizzano nei loro obiettivi, a discapito della loro storia d’amore. Il metodo L sottolinea il processo romantico del sogno prima di tutto, come guida unica della vita di una persona. Non si è niente senza un sogno, non si potrà mai essere davvero completi senza di esso. La realizzazione viene da dentro di sé, non dall’esterno. Concetto che viene portato all’estremo con il prossimo Metodo.

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Il sogno nel Metodo W

Il fatto che Damien Chazelle sia il regista dei due film-Metodi è un puro caso. La tematica del sogno come obiettivo di realizzazione in Whiplash è ancora più sottolineato, argomento caro che verrà sviscerato a dovere. Il protagonista sacrifica ogni parte di sé, ogni oncia di carne, ogni goccia di sangue per quel sogno che diventa sofferenza, stento, fatica e, solo nel finale, forse, realtà. Un sogno così ricercato, urlato, che lo lascia stanco, sudato e anche soddisfatto. Perché diciamocelo, quando il sogno si avvera è una gran bella botta di serotonina. Ma quando non si avvera? O quando, una volta avverato, non rispecchia le aspettative? Cosa succede se il rimbalzo che porta al cielo non trova il canestro in cui segnare? Si cade.

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Il sogno nel Metodo S (piccoli spoiler)

Qui interviene l’ultimo film Pixar, Soul. Un film che in principio potrebbe sembrare la rincorsa di un insegnante alla sua grande occasione, una rincorsa così tanto perpetrata da portarlo a scavalcare anche gli altri e la loro scintilla. Perché tutto è giustificabile se è per seguire il proprio sogno. E quando poi lo si realizza, quando si scopre che quella scintilla non era lo scopo della vita, ci si trova a riflettere su cosa voglia dire davvero vivere, sul suo perché. Personalmente mi piace molto questa accezione, ridimensiona di molto le aspettative create. Non esiste un sogno, un ideale, ma il significato della vita è semplicemente essere pronti a viverla, assaporare ogni momento.

Il dubbio dei Metodi

L’ultimo Metodo differisce dagli altri perché è eseguito con un cambio di punti di vista. Metterci nei panni degli altri aiuta a ridimensionare i problemi e allo stesso tempo le soluzioni. C’è un motivo se siamo più bravi a dare consigli che a seguirli. Si giunge alla fine di questo microscopico spunto di riflessione. Siamo cresciuti con il dover aspirare ad un sogno per sentirci davvero appagati e quando non ci riusciamo montiamo su scuse e attenuanti per vivere più sereni. Al mondo ci sono più persone con sogni infranti che persone realizzate. Lo stesso CEO di una multinazionale potrebbe aver accantonato il sogno di diventare un pittore. Solo chi non ha soldi pensa che i soldi rappresentino la felicità (io con voi). Eppure le ombre si annidano dietro ogni persona, per quanto la vista sia splendente.

Avere o non avere? È questo il problema. Perché se è vero che i sogni plasmano il mondo, quelli infranti lo distruggono.

Mattia Russo

Laureato in Comunicazione, Marketing e Pubblicità per farla breve, e aspirante giornalista. Curioso per natura, dalla vena impicciona, tendo a leggere qualsiasi cosa, con un'inclinazione al fantasy. Non sono uno che ama i silenzi e parlo troppo. Pace.

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