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Il salmone del dubbio

Molto spesso mi capita, quando discuto su internet -ma non solo- di religione, di arrivare al punto della conversazione in cui mi si rivolge una frase che inizia con “ma voi atei…”, o “tu sei ateo, quindi…”. Tutte le volte che succede, la conversazione così com'era proseguita fino a quel momento si interrompe necessariamente, perchè io non posso far altro che rispondere “no, guarda, non sono ateo, sono agnostico”, e questo diventa immancabilmente il nuovo argomento di discussione.
Se, poi, è presente anche un ateo, le cose tendono a farsi molto interessanti molto in fretta.
Ho deciso quindi di sfruttare questo spazio per dire la mia sulla questione teismo v. agnosticismo v. ateismo. Siccome ho la fortuna di poter articolare il discorso con la calma che questo argomento richiede, prima di tutto voglio esplicitare un numero di concetti chiave, sulla cui definizione spesso, come si dice, casca l'asino.
-Credere e sapere (o conoscere): credere, almeno per quanto riguarda il discorso che sto facendo, è un termine tecnico. Significa essere convinti di qualcosa per fede, cioè senza che ci siano prove. Si può credere che dio esista, si può credere che gli ufo abbiano visitato la terra, si può credere che l'universo sia governato da leggi. Non si può covare l'illusione che questa sia però null'altro che una decisione arbitraria, e non si può credere a qualcosa per cui si hanno delle evidenze. O meglio: si può, ma è sciocco, perchè una volta che si possiede la prova che qualcosa esiste (o non esiste, o è fatta in un certo modo…) si sa che quel qualcosa esiste (o non esiste, o è fatta in un certo modo). Sapere (o conoscere) è un altro termine tecnico, che si riferisce all'atto di convincersi di qualcosa sulla base di fatti, di evidenze, di prove. Io so che la Terra è tonda, non ho bisogno di crederci. So che sono fatto come sono fatto a causa dell'evoluzione e della selezione naturale. E così via.
-Prova: di nuovo, un altro termine tecnico: quando parlo di prova, o di evidenza, mi riferisco specificamente al tipo di prova che può offrire la scienza (nell'accezione più lata possibile), ovvero il tipo di prova che è condivisibile senza dipendere strettamente dall'esperienza individuale, che può essere di tanti tipi. Mi spiego con un esempio banale: se chiedo a un amico di darmi la prova che il giorno precedente non è potuto venire alla mia festa di compleanno perchè ha fatto una visita medica, quello può agevolmente produrre documenti che testimoniano il fatto, e una volta fatto questo la sua persona viene rimossa del tutto dall'equazione. Non serve affinchè la prova sia valida. Se invece gli chiedo di darmi la prova che la Madonna esiste, e lui mi risponde dicendomi che è apparsa davanti al lui e lui solo mentre andava dal medico, io non ho modo di essere sicuro di quel che mi sta dicendo. Occhio: non voglio dire che non sia vero. Solo che io non ho modo di saperlo, non senza tirare in ballo concetti come fiducia ed affidabilità personale. Quindi, questa non è una prova.
-Dio: per questo discorso utilizzerò la parola “dio” sempre con la minuscola, perchè non mi riferisco ad alcuna entità in particolare, ma al concetto. Sempre per questa discussione, definisco “dio” come ciò che non appartiene al mondo fisico, ma esclusivamente a quello metafisico. Questo lo rende, per definizione, inconoscibile, e prove della sua esistenza inconcepibili. Tutto il resto delle caratteristiche tipiche di dio (ha una volontà, è infinitamente buono, è onnipotente, interviene nel mondo, non interviene nel mondo, è geloso, ha la testa di elefante, ascolta le preghiere…) non rientrano strettamente in questa definizione, che è volutamente la più ampia possibile.
Ora che ci siamo messi d'accordo sulla terminologia, posso affrontare il discorso che mi sta più a cuore. Io non credo in dio. Perchè mi considero agnostico, anziché ateo? Una fastidiosamente comune ed erronea idea vuole che l'agnostico è quello che risponde “non lo so” alla domanda “credi in dio?”, cioè che è quello che non sa se ci crede o meno. Da questo poi deriva quell'aura di codardia intellettuale (o peggio, di scarso intelletto!) che spesso ci troviamo sul groppone (insinuazioni di questo tipo si sentono anche in certe uscite di gente notevole, tipo Richard Dawkins, che pure, se torchiato abbastanza, si dichiara a sua volta agnostico). Si pensa cioè che essendo quella una domanda difficile, l'agnostico preferisce non rispondere, preferisce non prendere una parte precisa. Nulla di più sbagliato. L'agnostico, posto davanti alla domanda “credi in dio?”, risponde chiaro e tondo di no. No, non credo in dio. Credere in dio vorrebbe dire avere un convincimento assoluto e non suscettibile a cambiamento dovuto a nuovi dati (le prove di cui sopra) nell'esistenza di un'entità metafisica. Nessun agnostico pensa una cosa del genere…altrimenti sarebbe un teista, e non un agnostico.
No: la domanda  a cui l'agnostico risponde “non lo so” è quest'altra: “dio esiste?”, che è una domanda molto ma molto differente. Ed è dalla risposta a questa domanda che salta fuori la differenza fra un agnostico ed un ateo. L'ateo darebbe la stessa risposta alla prima domanda, ovviamente: “credi in dio?” “no”. Ma l'ateo risponderebbe di no anche alla seconda domanda: “dio esiste?” “no”. Ed è qui, a mio parere, che emerge il problema. Su che basi l'ateo dice che dio non esiste? Non certo scientifiche. Non esistono prove della non esistenza di dio, esiste solo la mancanza di prove della sua esistenza. Ma questo non è assolutamente abbastanza. E per quanto mi riguarda, una presa di posizione in cui si afferma qualcosa senza possedere delle prove è una presa di posizione per fede: l'ateo crede nella non esistenza di dio, non si limita a non credere alla sua esistenza.
Spesso, spessissimo, ho chiacchierato con atei che rigettavano questo pensiero, sostenendo che il fatto che non ci fosse alcuna prova dell'esistenza di dio giustificasse affermarne la non esistenza. Di più, ho parlato anche con gente che faticava a cogliere che dire “dio non esiste” non è semplicemente la negazione di un'affermazione, ma un'affermazione in sé, e quindi, se la si vuole considerare non fideistica, è necessario fornire delle prove al suo supporto. 
Altrettanto spesso mi viene presentata una distinzione ulteriore fra “ateo debole” ed “ateo forte”, secondo cui il primo si limita a non credere, senza affermare la non esistenza di dio, mentre il secondo fa quel passettino in più che lo fa rientrare nel campo dei credenti. Francamente mi sembra molto poco necessario, anche perchè “ateo debole” è solo un altro modo per dire “agnostico” senza rinunciare alla parolina “ateo” che per qualche motivo viene considerata preferibile. 
Da Bill Maher, per il quale “l'ateismo rispecchia il grado di certezza che tanto mi infastidisce nei religiosi” al già citato Dawkins, che si presenta come “ateo” per motivi politici e polemistici, il quale dice che, tecnicamente, non può non dire di essere agnostico, perchè sarebbe illegittimo dal punto di vista scientifico, passando per Isaac Asimov, il quale dice che “[essere ateo] presuppone conoscenza che non abbiamo. In qualche modo, suonava meglio dire che sono un umanista, o un agnostico. Finalmente ho deciso che sono una creatura di emozione, oltre che di ragione. Emozionalmente, sono un ateo. Non ho la prova che dio non esiste, ma lo sospetto così fortemente che non voglio sprecare il mio tempo.” e Margherita Hack, la quale è perfettamente consapevole che il suo ateismo è una posizione di fede, la distinzione fra le due posizioni è decisamente netta. Essere agnostico non è essere un ateo senza le palle, né significa non avere la più pallida idea di quello che si crede o che non si crede. E oltretutto, essere agnostico non si limita a dio: è rigettare del tutto il concetto di fede e l'atto di credere, perchè essi non sono altro che la sospensione del pensiero critico, una cosa estremamente nociva da tutti i punti di vista.
Su certe questioni si è destinati a rimanere agnostici per sempre: dio esiste? La fatina dei dentini esiste? L'universo è ordinato? Esistono altre entità al di fuori di me? La risposta a tutte queste domande non può che essere “non lo so”. Su altre questioni, invece, si è agnostici pro tempore: esistono creature senzienti sugli altri pianeti? Esiste una teiera che orbita fra a Marte e Giove? Non lo sappiamo, per ora, ma è concepibile che in futuro lo sapremo. Ma credere affermativamente o negativamente significa esprimersi prematuramente, e significa impedire un'indagine serena e animata dall'opportuno scetticismo.
Vorrei che mi diceste la vostra qui sotto nei commenti, perchè sono curioso di conoscere il vostro punto di vista. Nel frattempo, la Colonna Sonora Consigliata è un altro pezzo dei Rush, che so che ho già sfruttato, ma qui non posso non riproporre, visto che hanno scritto la canzone perfetta, uno splendido “inno all'agnosticismo”: Faithless, del loro ultimo album Snakes & Arrows (che guarda caso è tutto dedicato al tema della fede!)

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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Commenti

  1. E’ un analisi interessante da cui effettivamente se ne deduce che essere atei è aver fede che dio non esista in toto e a prescindere. Io mi dico ateo nel senso in cui essere teisti significa credere al Dio cristiano, buono, onnipotente e onnisciente. Una creatura del genere non può esistere sia perchè il male e il disagio nel mondo sono palesi, e sia perchè a una creatura simile non si potrebbero affibbiare aggettivi così umani come la bontà. Una creatura onnipotente e onnisciente ha travalicato di molto i confini umani concepibili.
    Poi , se si parla di un entità divina ma slegata da questi preconcetti, allora mi posso dire agnostico.
    C’è però un appunto da fare: l’avere fede della non esistenza di dio perchè non ve ne sono prove è sbagliato, ma un ateo può anche definirsi tale per il dubbio storico dell’esistenza di un essere superiore. Il dubbio storico nasce dall’evolversi della scienza nei confronti della fede. L’uomo preistorico credeva la dio fulmine, al dio fuoco e alla dea terra, e dopo centinaia di anni abbiamo scoperto che l’uomo preistorico si sbagliava e chiamava dio solo ciò che non capiva. E dopo questo ancora credevamo che il sole girasse intorno alla terra solo per essere delusi ancora una volta. Ora noi non capiamo cosa abbia potuto esserci prima del Big Bang o se l’universo abbia confini o meno, e dietro ciò invochiamo l’esistenza di dio creatore o di dio motore immobile. Se la storia ci ha insegnato qualcosa è che dietro a tutto c’è una spiegazione senza dover cadere nel tranello della creatura superiore. In questo senso essere ateo non significa avere fede nella non-esistenza di dio, ma avere fede nella scienza.

  2. Ok, l’assenza della prova non è la prova dell’assenza. Ma amico mio, fai un semplice 2+2. Chi ha inventato Dio? L’uomo. Esattamente come ha inventato Babbo Natale, Santa Lucia, la fatina dei denti eccetera. L’unica differenza, in fatto di esistenza o meno, fra Dio e queste ultime tre figure citate è che Dio “esiste” da più tempo. Tu mi stai seriamente dicendo che se qualcuno in giro per strada ti chiede “Babbo Natale esiste?” tu gli rispondi “Non lo so”?
    Io personalmente non so se esista qualcosa di simile ad un Dio nell’universo, ma se qualcuno mi chiede in cosa credo, la mia risposta sarà sempre che sono spudoratamente ateo, semplicemente per il fatto che non credo a nessuna delle Sacre Scritture attualmente esistenti. Essere credenti non significa credere nell’esistenza di un Dio da qualche parte nell’universo, significa credere che tutto quello che esce da un libro (scritto da uomini, cazzo) sia sacro quanto il Dio stesso. Così come essere agnostici significa semplicemente avere il dubbio che queste Sacre Scritture siano veritiere. Magari anche indirettamente, ma chi si reputa agnostico in fin dei conti è questo che fa.
    Avere, come ho già detto di me, il dubbio che qualcosa di simile ad un Dio esista da qualche parte dell’universo, non significa essere agnostico, significa essere una persona dotata di raziocinio. In fin dei conti che cazzo ne sappiamo? Ci siamo mai stati?
    Utilizzando termini come credente, agnostico ed ateo ci si vuole riferire al concetto di Dio religioso (colui che c’ha creato, colui che ci guarda, colui che ci protegge eccetera). Il credente è quello che si comporta come se sapesse che lui è lì a proteggerci, l’agnostico è quello che non ne è sicuro, l’ateo è quello che sogghigna quando ne sente parlare. Così come un bambino di 12 anni che sa della non-esistenza di Babbo Natale sogghigna quando sente il fratello minore di 7 anni che ne parla.
    Per chiudere il discorso. Ok, un ateo non ha la prova della non-esistenza di Dio, esattamente come un credente non ha la prova della sua esistenza. Per giustizia verso noi stessi esiste una citazione di Euclide, che di certo conoscerai, perfetta per l’argomento: “Quod gratis adfirmatur, gratis negatur”. Ciò che può essere affermato senza prova, può essere negato senza prova.
    Ciao, aspetto una tua risposta.

  3. Grazie dei contributi notevoli, sapevo che i miei lettori non mi avrebbero deluso! 😀

    @Arioch: Sono piuttosto d’accordo. Un modo di definire “dio” è “tutto ciò che la scienza ancora non ha spiegato”, ed in effetti da questo punto di vista questo concetto contiene in sè la base per la sua confutazione. Però questo non è altro che il “god of the gaps”, che è un’idea che trovo davvero piccola e bassa. Quando mi capita di discutere con qualche teista che mi argomenta la sua fede in questo modo, la mia reazione è chiedere se davvero il dio onnipotente a cui tanto accoratamente si crede è *soltanto* questo. Qualcuno risponde anche di sì, ma francamente trovo più interessante discutere con chi risponde di no! ^^

    @Lorenzo: tu ti stai riferendo, mi pare, ad un dio preciso, visto che mi parli di sacre scritture. Se vogliamo parlare di un dio preciso possiamo farlo, ma trovo che sia meno interessante, perchè spesso e volentieri quando si inizia a ricoprire di attributi specifici, il concetto di dio finisce per tracimare rovinosamente nell’ambito dell’analizzabile, e quando questo accade diventa banalmente una questione scientifica. Prendiamo la Bibbia: sono completamente d’accordo con te, la Bibbia è un prodotto storico dell’uomo, e questa non è affatto una questione di fede. Siamo riusciti con una certa precisione a ricostruire la storia di come la Bibbia sia stata messa insieme. Se qualcuno vuole sostenere che la Bibbia sia stata scritta da Dio così com’è oggi, o che contiene esclusivamente verità, o che è immutata da quando è stata concepita, dice qualcosa di banalmente falso (e infatti gli apologhi un minimo raffinati non sostengono questo, semmai sostengono che le varie scelte delle varie persone che hanno contribuito a rendere la Bibbia quello che è oggi sono state tutte ispirate dallo Spirito Santo, che è un’affermazione irrazionale, priva di significato, ma formalmente inattaccabile).
    Il paragone con Babbo Natale mi pare simile: sostenere che ci sia un uomo grasso vestito di rosso che nel giro di una notte fa il giro del mondo su una slitta trainata da renne volanti è un’affermazione scientificamente analizzabile, sulla base della quale è possibile fare predizioni. Babbo Natale, cioè, appartiene comunque al mondo fisico. Certo che, tecnicamente, si deve essere agnostici rispetto a tutti gli esempi che citi, però occhio a non fare il grossolano errore di pensare che da questo derivi l’idea che l’esistenza o la non esistenza di Babbo Natale siano posizioni equamente *ragionevoli*. Ovvio che non lo sono. E’ il discorso della Teiera di Russell, sulla quale strettamente parlando *dobbiamo* essere agnostici. Questo non vuol dire considerare seriamente l’idea della sua esistenza.

    Insomma, alla fine della fiera quello che dice Euclide è senz’altro sacrosanto. Se tu affermi qualcosa senza un briciolo di prova non aspettarti che io spenda nemmeno un istante a considerare seriamente quello che dici. Però io quella massima la considererei dall’altro punto di vista: “ciò che *non è lecito* affermare senza prova, *non è lecito* negare senza prova”.

  4. @Gabriele
    Mi pare d’aver capito che in sintesi, l’unico argomento su cui non ci troviamo d’accordo sia la definizione di Ateo ed Agnostico. Con la definizione che io gli attribuisco siamo entrambi atei, mentre con quella che tu gli attribuisci siamo entrambi agnostici.
    In fin dei conti però non credo che esistano atei corrispondenti a quelli della tua concezione del termine. Chi potrebbe mai sentirsela di dire “No, non esiste nessunissima entità superiore, e di questo ne sono certo al 100%”. Ciò non sarebbe indice di una semplice chiusura mentale, ma probabilmente di un vero e proprio RITARDO, mentale. Io, personalmente, non credo nell’esistenza di un essere simile, ma di certo non me la sento di negarne l’esistenza con certezza. Definendomi ateo il mio intento è semplicemente quello di rinnegare i concetti di Divinità religiosa predicati dall’uomo.

  5. Io sono d’accordo con la definizione di ateo ed agnostico dell’articolo, fino ad un certo punto.
    Secondo me una posizione assoluta di negazionismo è analoga ad una assoluta di fede. La posizione intermediaria è occupata da coloro che, in una serie di sfumature differenti, non vogliono o non possono credere in dio, e lo negano. Una negazione che però è pari a quella di un uomo che sostiene l’inesistenza degli alieni: è una negazione pro tempore, è un dire “no, non ci sono prove della sua esistenza” ma nulla vieta a questi stessi uomini di accettare senza problemi di essere in errore, qualora arrivino le prove.
    Sul concetto di divinità avrei invece da ridire. Il concetto odierno di divinità è, appunto,odierno. Se si vanno a guardare i testi delle antiche civiltà ci renderemo conto che il loro venerare il “dio del fulmine” non era altro che venerare IL fulmine, quindi il FENOMENO NATURALE (perdonate il caps lock, uso al posto del grassetto) e non un dio ad esso associato. Siamo noi che, per comodità, sosteniamo che prima si credeva nel DIO fulmine, per esprimere il valore di sacralità, di rispetto, che si attribuiva a quel dato fenomeno. Più che una venerazione di tanti dèi, eravamo di fronte ad una venerazione della natura stessa, ben poco personificata come si fa oggi. Nelle versioni 2.0 di questo genere di religiosità, si arriva a sostenere anche che dio non è altro che la coscienza umana nella sua forma più pura e perfetta. Nelle religioni orientali, infatti, “dio” è una parola al plurale e si riferisce ad una sorta di coscienza collettiva che riunisce una comunità o tutto il genere umano.
    Ho generalizzato tantissimo ma credo d’aver reso l’idea di ciò che volevo dire: dio, inteso come siamo soliti pensarlo oggi, credenti e non, è un’invenzione arbitraria dell’uomo. Secondo me, se si vuole ricercare la verità su dio, bisogna cercare tra i popoli più antichi, analizzare senza filtri i loro testi e le loro credenze e cercare di trovare un punto in comune che le riunisca tutte. Secondo me i monoteismi moderni sono soltanto una degenerazione ed anche una esemplificazione di un concetto molto più alto, molto più nobile di divinità.

    Io, personalmente, sostengo di essere un agnostico nell’accezione del termine già presentata. Tuttavia sono poco incline a catalogarmi… ho momenti di fede, non lo nego, ma sono momenti. Quando sono lucido penso che dio sia la perfezione della coscienza umana. Non mi escludo però la possibilità della panspermia o degli antichi astronauti… per un nerd è sempre una bella prospettiva.

  6. @Luigi: Stiamo parlando di cose diverse, per questo che ho specificato a cosa mi sarei riferito nel parlare di dio. Io parlo del concetto nemmeno filosofico, addirittura logico, linguistico. Tu parli del dio religioso, di venerazione, di sacralità, tutti costrutti culturali, storici. Sono due discorsi assolutamente distinti. Ugualmente interessanti, se vogliamo…ma il “dio” fulmine con la differenza fra ateismo e agnosticismo c’entra poco! ^_^

  7. gabriele, esiste una definizione per me che mi considero ateo nei confronti di tutte le divinità che ci sono state presentate fino ad oggi, ma agnostico nei confronti di un idea generale di dio, inteso sia come possibile creatura che come reazione di fisica quantistica, o come particella?

  8. @Scarecrow: Heh, ti suggerirei “ateo nei confronti di tutte le divinità che ci sono state presentate fino ad oggi, ma agnostico nei confronti di un idea generale di dio, inteso sia come possibile creatura che come reazione di fisica quantistica, o come particella”! XD
    Questo per dire che in realtà sono d’accordo con Luigi…le etichette lasciano sempre il tempo che trovano. Neil deGrasse Tyson lo illustra molto bene qui: http://www.youtube.com/watch?v=CzSMC5rWvos Se ti presenti con un’etichetta, la gente automaticamente ti attribuisce tutte le posizioni e le convinzioni che *loro* associano con quell’etichetta, e questo spesso preclude una conversazione serena e costruttiva (oltre a favorire un’inutile mentalità da tifosi). Non ci trovo nulla di male nel dover usare qualche frase anzichè una sola parola per raccontare la propria posizione su qualche tema…sopratutto su *questi* temi!

  9. Comprendo che vuoi dire Gabriele, infatti nel mio commento ho criticato proprio la definizione di dio che tu hai utilizzato per esprimere le tue idee nell’articolo. Insomma, analizzavo le premesse e non il ragionamento in sé. Questo perché, personalmente, non riesco neanche a immaginare come possa esistere il dio nella sua concezione moderna. Lo vedo qualcosa di metafisico e, secondo me, se un dio esiste deve essere comunque inserito nel nostro sistema. Se esistesse, farebbe parte dell’universo, avrebbe un ruolo, e la sua stessa essenza, ora sconosciuta, entrerebbe a far parte del mondo della fisica. Forse pretendo troppo… e sono andato anche OT.

  10. Non sei affatto OT. Anzi, ne approfitto per ringraziare te e tutti gli intervenuti…ragazzi, bravi, mi avete reso orgoglioso di voi! Questo è lo spirito con cui scrivo l’Università Invisibile e sono stracontento che la “sfida” sia stata raccolta. Grazie grazie grazie! 🙂

    Ahem. Dicevo, non sei OT, e capisco bene quello che dici. Io ho sempre associato l’idea di “dio” con l’idea di “metafisica”, nel senso proprio di “al di là dell’universo fisico”, ma in molte concezioni di dio invece questo è ben inserito nel sistema dell’universo. Il fatto, secondo me, è che in queste concezioni si cerca di salvare capra e cavoli, cioè si concepisce un dio che è insieme al di fuori dello spazio e del tempo, quindi inconoscibile e quindi non analizzabile…e contemporaneamente che interviene nel mondo fisico, che interrompe le leggi dell’universo quando pare a lui, e così via. Io in questo trovo una profonda incoerenza di fondo (che può essere sia causata da ipocrisia consapevole che da ignoranza o mancanza di riflessione) che mina alla base qualunque discussione seria si possa avere a riguardo.
    Insomma, non ho mai trovato nessuno che sostenga contemporaneamente che dio interviene nell’universo (e quindi ne fa parte) ed anche la sua logica conseguenza, cioè che l’universo, alla fine, non sia affatto regolato da leggi ma sia semplicemente frutto della creativa volontà del dio. A parte qualche integralista, ecco. Tipo Mourdock, il politico americano che qualche giorno fa ha detto che è sbagliato consentire l’aborto anche in caso di stupro, perchè perfino il figlio concepito con uno stupro è voluto da Dio (qui con la maiuscola). Disgustoso, secondo me…però coerente.

  11. vorrei rispondere a LORENZO ALLOISIO. in un tuo post hai scritto:
    Chi potrebbe mai sentirsela di dire “No, non esiste nessunissima entità superiore, e di questo ne sono certo al 100%”. Ciò non sarebbe indice di una semplice chiusura mentale, ma probabilmente di un vero e proprio RITARDO, mentale

    non credo di essere un ritardato mentale, ma sono sicuro al 100 % che dio non esiste. si sa ormai da 150 anni e la soluzione è abbastanza semplice. NESSUNO, neanche l essere superiore inteso da qualsiasi essere umano, avrebbe potuto prevedere soltanto lontanamente il fenomeno evolutivo, le variabili sono cosi tante che arrivare all essere umano è stato come si suol dire…una botta di culo. la prova + evidente che dio non esiste è che io vi sto scrivendo

  12. Un vero peccato che abbia letto questo post solo oggi, perché è davvero interessante. Ma c’è un errore di fondo, non credere che dio esista non significa credere che non esista. Mi spiego meglio, quando io dico non credo che dio esista intendo dire che non voglio credere nell’esistenza di dio, in quanto condizionerebbe, senza dubbio, il mio modo di vivere e la mia visione del mondo, e che preferisco vivere come se dio non esistesse, a prescindere dalla sua esistenza, per non minare la mia capacità critica; soltanto credere che dio non esista è un atto di fede, che non mi preoccupa per la “sospensione del pensiero critico” che comporta, quanto perché avere fede nell’insensatezza della fede sia illogico e quindi fondamentalmente stupido. Credo che ogni ateo intelligente non zittirebbe un credente o non lo deriderebbe come si fa coi bambini che credono a babbo natale, neppure quello che crede nella rivelazione cristiana o nella parola di maometto (tanto per fare due esempi), perché se è vero che la filologia e la storia ci insegnano che le religioni sono un’invenzione dell’uomo, è anche vero che l’uomo le ha inventate perché ne aveva bisogno. Detto questo io mi definisco ateo sia perché non professo nessuna religione e quindi non credo in alcuna divinità (ateo vuol dire anche questo), sia perché non credo nell’esistenza di un dio metafisico inconoscibile (attenzione all’ordine delle parole, potrebbe apparire un mero sofismo, invece il significato cambia nettamente), in quanto lo ritengo improbabile (personalmente ritengo improbabile tutta la metafisica, né Platone né i filosofi successivi che conosco, fin ora, mi hanno convinto) ma soprattutto in quanto ritengo qualsiasi discorso sulla metafisica fine a sé stesso e limitante nella conoscenza del mondo dal punto di vista fisico.

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