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Il Cacciatore di Giganti: alti e bassi

Jack the giant slayer, distribuito da Warner Bros, è una storia che già veniva raccontata nel XII secolo. La leggenda si è poi diffusa in tempi e luoghi differenti, assumendo particolari e caratteristiche diverse da luogo a luogo.
La fiaba è conosciuta con diversi nomi: come Jack e la pianta di fagioli o Jack il cacciatore di giganti che è una versione sicuramente più dark e truculenta della prima.
Nel film ritroviamo quegli aspetti più crudi tipici delle fiabe delle origini; la carne umana è il piatto preferito dai colossi, e adorano sbocconcellarsi la loro preda partendo dalla testa, succhiandosi con gusto le ossicine.
I giganti non sono i tontoloni che siamo abituati a trovare nelle storie, ma sono avidi e affamati, vivono i conflitti e le gelosie tipici anche degli umani. Sono come una versione dell’umanità dalle dimensioni per noi abnormi, i cui lati peggiori ne rispettano le proporzioni.
Il Cacciatore di Giganti è la trasposizione spettacolare della favola, chiaramente è un film che va benissimo per i bambini ma non è solo “fatto per i bambini”; anzi parla soprattutto a chi è cresciuto con questa leggenda.
È la storia del giovane contadino Jack (Nicholas Hoult) che spinto dalla povertà deve vendere il suo carretto e il cavallo al mercato, ma un incontro molto strano glieli fa barattare con un misero sacchetto di fagioli “magici”; poi l'incontro con una principessa avventurosa (Eleanor Tomlinson) lo trascinerà in un'impresa degna di una leggenda, in una terra popolata da incredibili mostri affamati di potere e di carne cruda.
Le grandi scene campali vogliono chiaramente stupire e sfruttare il 3d al massimo, come nell’assedio al castello del re, dove il tutto assume proporzioni immense, con alberi incendiati che volano al di là delle mura, o durante la carica dei giganti alla retroguardia del re: praticamente una partita a polo in cui cavalli e cavalieri fanno la parte della palla.
Il regista Bryan Singer, che abbiamo già visto all’opera con X-men: le origini, si muove bene in questo trionfo di computer grafica.
Nel cast Stanley Tucci, che interpreta il viscidone Roderick, aspirante alla mano della principessa Isabel per ottenere il regno di Cloister, o un potere ancora più grande.
In queste dinamiche tipiche da fiaba dove ci sono o i buoni o i cattivi senza mezze misure, Roderick è un cattivone che però con la sua spalla non può che suscitare ilarità, terribilmente cattivo, senza scrupoli ma divertente.
Le strizzate d’occhio al pubblico non si sprecano e i toni macabri sono sempre al confine con il grottesco e il buffo, e anche con un pizzico di splatter che non guasta.
Ma il personaggio che per buona parte del film rischia di mettere in ombra il nostro Jack, è Elmont (Ewan McGregor), il capo della guardia reale.
È il paladino senza paura, che non si scompone davanti alle situazione più terrificanti; non ha paura di nulla ed è un adorabile spaccone.
Il dubbio che si contenda la parte di eroe con Jack rimane, perfino lo stesso Roderick a un certo punto gli urla in faccia “tu non sei l’eroe di questa storia!”.
Ah sì?
Davvero difficile non tifare per Ewan McGregor, soprattutto in versione involtino primavera.
Abbastanza straniante trovarsi Ian McShane per una volta fare la parte del buono: è il sovrano dai saldi principi (una sorta di re Artù) e un padre devoto preoccupato per la figlia.
La principessa è una di quelle moderne che vediamo sempre più spesso; una ragazza che non sta alle regole e pronta a lottare per le sue idee e aspirazioni; un po’ ribelle, disposta a travestirsi per mescolarsi con il popolo.
Nonostante la concorrenza, l’eroe rimane Jack, il giovane contadino distratto e sognatore, a dimostrazione che eroi non si nasce ma lo si può diventare.
Il finale è da sorriso sotto i baffi, l’ennesima strizzata d’occhio al pubblico (forse soprattutto inglese?).
Tra giganti puzzoni e personaggi fiabeschi (ma dagli aspetti inconsueti e modernizzati), il risultato è decisamente gradevole e divertente.
Fee…Fye…Foe…Fumm…non chiedere da dove provenga il tuono. Tra il cielo e la terra vi è un luogo pericoloso, casa di una spaventosa razza di giganti.

Francesca Giulia La Rosa

Trekker, whovian. Non amo le etichette (a parte queste?). Traduttrice, editor a caccia di errori come punti neri nel tessuto della realtà. Essere me è un’esperienza profondamente imbarazzante.

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