Intrattenimento

Hector Umbra

Monaco, lo ammettiamo, non è mai entrata al primo posto nei nostri pensieri ogni volta che abbiamo pensato al fantasy urbano. E in realtà per questa Monaco che traspare dai disegni di Uli Oesterle non si può parlare esattamente di fantasy urbano: piuttosto di una sua versione molto europea, molto sfasciata e puzzolente di alcolici e sesso. Sgraziata, forte di disegni che potrebbero ricordare Mike Mignola e di una presenza soprannaturale non esattamente legata a lupi, succhiasangue e così via. Piuttosto qualcosa di assieme più appariscente e inquietante…
Ma torniamo al primo punto, all'inizio di tutto. Partiamo da Hector Umbra, eponimo protagonista della graphic novel di Oesterle, e dal suo migliore amico Joseph Nirvana con cui condivide gioie e miserie (e le cicatrici di un passato doloroso) sin da quando erano ragazzini. Peccato che subito dopo il prologo Joseph muoia di overdose. E si faccia rivedere dal migliore amico sotto forma di uno zombie non vorace, non cattivo, totalmente in sè, un po' profetico, annoiato dalla non-vita e desideroso di dare una mano al sempre più spiantato Hector. Anche perchè nel frattempo il terzo del loro quartetto di amici, il leggendario DJ Osaka Best, è sparito nel mezzo di un suo set. Consumato da una luce intensa, a quanto pare, e poi scomparso davanti agli occhi di tutti.
Non vediamoli come spoiler, su: è dall'inizio, con una pittrice dallo sguardo allucinato che vaga per la città elencando tutte le possibili varianti del colore nero, che ci si aspetta che lo sguardo di Oesterle deformi la città tedesca in qualcosa di inaspettato. Inaspettato che emerge subito in una minaccia che viene dai bassifondi del cervello umano: conseguentemente nei sotterranei della città, come ormai vuole la tradizione del fantastico urbano, anche se qua la costruzione di un mondo e quella dei personaggi, spesso solo abbozzati ma comunque significativi, vanno di pari passo.
E' una Monaco minacciata dal Fronte di Infiltrazione Neurologica, elegante sigla che nasconde le incarnazioni della follia umana. Creature che incarnano ossessioni e che perseguitano le persone, forti del fatto di essere allucinazioni e quindi uniche, legate a menti già segnate. Un nemico che convive col degrado ambientale e mentale che in fondo è una costante per tutta la storia. Ecco, qui pensiamo di trovare l'elemento che Oesterle usa per dare originalità al proprio fantastico urbano: Hector Umbra è una storia che coinvolge disadattati, cialtroni, sconfitti. Persone che mentono ai propri amici nascondendo intere parti di sé, seduttori incalliti che si appassionano a donne che gli altri troverebbero orribili; solitudini, religiosi infervorati e manipolati biecamente, bambini che non possono vivere la serenità dell'infanzia, persone che si inventano un passato totalmente inesistente per dare un esotismo, un che di appariscente alla propria vita, una Monaco irreale dipinta di grigio e tinte opprimenti.
Sono gli sbandati, gli sballati, i folli, i protagonisti di questa vicenda che riguarda la possibile sorte dell'umanità intera e la affida ad un tizio che monologa come l'investigatore privato classico dei noir ma non si capisce neanche bene cosa faccia, con troppi cerotti in fronte e accanto giusto un amico rimasto e il suo grande amore ("a prescindere dal mio concetto di amore", chiosa Hector stesso). Alla gente considerata normale viene dato pochissimo spaizo, incarnato in una giornalista fin troppo disinvolta nello sfruttare i fenomeni da baraccone per l'audience, e poc'altro. 
Troviamo quindi in questo il fascino principale di Hector Umbra: un'attenzione particolare a personaggi e modi di raccontare diversi dal solito. Poco importa allora che l'intreccio non si risolva al massimo, con segreti di trama svelati un po' alla bell'e meglio (non ci viene risparmiato il mastermind nemico che fa rivelazioni al protagonista credendolo spacciato) e un classico finale un po' troppo caotico e affrettato. Se la storia non brilla per sapienza di costruzione, resta il fascino del disegno e dell'atmosfera che Oesterle infonde in tutte le sue vignette e in tutti i suoi personaggi spigolosi e sbandati.
Quindi è un giudizio di curiosità e interesse verso la graphic novel pubblicata da BD. Oesterle sa tratteggiare un ambiente e affezionarsi a quel tipo di personaggi che in fondo nel loro ripieno di autodistruzioni e ossessioni dipinge quasi come fossero le sole persone sane a vivere dentro Monaco. 
Zombie esclusi, forse. E a noi vivi non ancora toccati dalla noia eterna invece, può interessare.

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