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God of War – Futhark, parliamo di Rune

Ormai manca circa una decina di giorni all’uscita di God of War, titolo che abbiamo avuto il piacere di provare di recente e di cui abbiamo parlato in questa anteprima. Kratos ha abbandonato le terre elleniche ormai da molti anni, lasciandosi alle spalle il deicidio compiuto, per ricominciare una nuova vita con una nuova famiglia. Non sappiamo ancora nulla del motivo per cui lo spartano sia arrivato a rifugiarsi nelle fredde terre del nord e non vediamo l’ora di scoprirlo nella sua nuova avventura. L’aspetto narrativo, in questo nuovo God of War, acquisisce importanza tanto quanto la blasonata parte action, ricca di colpi brutali, che da sempre contraddistingue il titolo e non ci riferiamo soltanto alla storia di Kratos e di suo figlio Atreus, ma anche del contesto narrativo che la mitologia nordica è in grado di offrire. Le vicende giunte a noi tramite varie fonti (tra le quali è doveroso citare l’Edda poetica, raccolta di vari canti e poemi attribuiti alle popolazioni vichinghe, e l’Edda in prosa di Snorri Sturluson, storico islandese) sono avvolte da un misticismo dal sapore antico e tribale, molto diverso dal fascino esercitato dèi dell’Olimpo. Per capire meglio questo nuovo contesto abbiamo deciso di approfondirlo tramite uno degli elementi all’origine del mondo mitologico norreno: le rune.
 L’origine delle rune si è persa nei meandri del tempo; alcune teorie sostengono derivino dall’alfabeto italico, prendendo alcuni aspetti da quello più antico, l’etrusco. Altre teorie sostengono siano arrivate da popolazioni antiche dell’est Europa. Dove non arriva la storia arriva però il mito, infatti nell’Edda poetica viene narrato di come Odino, il dio più importante del pantheon norreno, considerato patrono della saggezza, della conoscenza e della magia, volesse donare all’umanità la conoscenza, e per farlo si fosse imposto un grande sacrificio. Andò fino ai confini del mondo, dove si trovava il sacro albero Yggdrasil, l’albero della vita. Qui sacrificò uno dei suoi occhi per potersi abbeverare dalla fonte della saggezza Mimir, nata dalle radici dell’albero, e a quest’albero rimase appeso a testa in giù per nove giorni e nove notti, senza mangiare né bere, trafitto dalla sua stessa lancia. Durante l’esperienza, Odino vide nove bastoni intrecciati fra loro, simbolo del Wyrd, ossia del destino, o fato, secondo la filosofia nordica, una rappresentazione del creato e di tutti i suoi aspetti, compresi gli uomini e le divinità. All’interno di questo disegno Odino vide le 24 rune che daranno vita all’alfabeto chiamato Elder Futhark (nome dato dalle prime sei lettere di quest’alfabeto), e di cui ogni runa rappresenta non solo una lettera, ma anche un simbolo con un significato preciso. L’Elder Futhark, composto da queste 24 rune, è l’alfabeto runico più antico a noi conosciuto, infatti ne troviamo tracce sin dal II secolo dopo Cristo. Era usato dai popoli protogermanici e da quelli vichinghi ed è poi stato riadattato in altre forme, come lo Younger Futhark, una versione più recente nata in Scandinavia fra il IX e l’XI secolo composta soltanto di 16 rune.

Per molti le rune sono soprattutto uno strumento di divinazione, ma, anche se possono venire utilizzate per tale scopo, in realtà questa è solo la punta dell’iceberg. Ogni runa porta dentro di sé uno specifico simbolismo, un archetipo rappresentate una parte del creato, un concetto specifico del mondo ed è anche la rappresentazione di una determinata divinità (che a sua volta incarna alcuni aspetti della natura). Ad esempio la runa Thurisaz simboleggiava il fulmine ed era collegata al dio Thor e al suo martello. Poteva rappresentare la forza cosmica di distruzione o difesa, perché le rune hanno sempre una valenza neutra, sta poi a chi ne utilizza l’energia scegliere se usarla a fini positivi o negativi. L’aspetto ricorda quello di una spina, posta a difesa dell’ordine cosmico, proprio come Thor era considerato il protettore dell’umanità, in grado, con il suo martello Mjöllnir, di sconfiggere le forze del caos rappresentate dai Jǫtunn, i giganti. Questa runa aveva anche un significato legato alla fertilità, dato che il fulmine indica anche l’arrivo della pioggia, essenziale alla vita dei raccolti. La runa Ansuz rappresentava invece Odino e la conoscenza, il potere della parola, la creazione, un ancestrale potere magico, proprio come quello ricevuto dal dio dopo il suo sacrificio. Corrisponde alla lettera A, che in molte culture nel mondo rappresenta il principio, e la sua forma ricorda il bastone di Odino.
Ogni runa ha dunque un suo simbolismo specifico, legato a molti aspetti della vita umana e del cosmo. L’ordine con cui sono elencate non è affatto casuale ma, proprio come i tarocchi, stanno a simboleggiare un percorso di crescita umana e spirituale, divise in tre gruppi da 8 rune ciascuno chiamati I Tre Aettir. Ogni runa aveva una stretta relazione con quella precedente e successiva e ogni gruppo rappresentava una specifica fase da affrontare nella vita per poter alla fine conoscere sé stessi e il mondo.
Purtroppo molte delle conoscenze runiche sono andate perse con il tempo, data la prevalenza della trasmissione per via orale di questi antichi saperi. Alcune testimonianze storiche ci mostrano diversi utilizzi delle rune da parte delle popolazioni nordiche, come ad esempio le famose Pietre Runiche, incise in memoria di un defunto, o la costruzione di diversi amuleti e talismani che le persone portavano indosso per diversi scopi, come proteggersi dal male o dalle malattie; addirittura, alcune popolazioni germaniche le inserivano nell’architettura di un edificio così da donare gli effetti delle rune incise alla costruzione e ai suoi abitanti. Nonostante la cristianizzazione delle popolazioni nordiche e l’inserimento dell’alfabeto latino, le rune sono sopravvissute fino ai giorni nostri e molti studiosi di storia antica sono ancora affascinati dal misticismo che le accompagna.

Il fascino delle rune non è ovviamente passato inosservato in questo nuovo God of War, infatti le troviamo presenti all’interno del nuovo simbolo che accompagna il titolo del gioco. Secondo quanto detto da Cory Barlog, Creative Director di questo nuovo episodio, le rune avranno un ruolo importante nel gioco, come forma d’energia che permea la nuova ambientazione; inoltre, come abbiamo avuto modo di vedere noi stessi in occasione della nostra anteprima, verranno utilizzate anche negli enigmi ambientali che troveremo nelle diverse aree. Altra importante funzione a cui i simboli del Futhark saranno legati è il combattimento, infatti alcune rune sono incise sull’ascia Leviatano, la nuova arma di Kratos, in modo da darle il potere del ghiaccio e del ritorno (proprio come il martello di Thor). Altro utilizzo sarà quello inerente alle magie, di cui per ora sappiamo poco, se non che verranno utilizzate sempre tramite la nuova e potente ascia di Kratos. Molto però c’è ancora da scoprire sul nuovo capitolo della saga di God of War e non vediamo l’ora di conoscere ogni segreto di questo titolo, in arrivo su PlayStation 4 dal 20 aprile. Intanto vi lasciamo con una curiosità: se cercate un’ottima colonna sonora a tema, nell’attesa che vi separa dall’uscita del gioco, vi consigliamo il gruppo norvegese dei Wardruna, autori anche di alcune canzoni della famosa serie di History Channel, Vikings. Il gruppo ha rilasciato tre album legati alla mitologia nordica e alle rune, con alcune canzoni dedicate proprio ai singoli simboli del Futhark antico.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

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