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Ghosbusters: Legacy, dalla parte dei fan | Recensione

Il terzo capitolo della saga degli Acchiappafantasmi è un regalo al suo fandom

Ghostbusters: Legacy è finalmente arrivato nelle sale. Da oggi i fan degli Acchiappafantasmi di tutte le età potranno tuffarsi in questa attesissima nuova avventura. Un progetto sviluppatosi in gran segreto, svelato a sorpresa e che da allora ha catturato la attenzione. Questo anche per un approccio tutto incentrato a riconquistare la magia dei film originali. Ci saranno riusciti? Vediamolo insieme nella nostra recensione di Ghostbusters: Legacy.

Ghostbusters: Legacy ci riporta nel mondo degli Acchiappafantasmi

Sono passati più di trent’anni da quando Egon, Ray, Peter e Winston hanno sconfitto le minacce oscure ascese a New York. Il mondo è andato avanti e noi seguiamo la storia di una famiglia formata da Callie, madre single di Trevor e Phoebe. Il primo è un adolescente un po’ ribelle, ma al contempo timido. La seconda è un piccolo genio della scienza che fatica a trovare degli amici. È davvero l’erede di suo nonno, che gli spettatori conoscono bene, ma che lei non ha mai davvero incontrato.

Quando quest’ultimo muore, la figlia eredita la sua casa situata nelle campagne. Complici anche le difficoltà economiche, la famiglia si trasferisce lì per sbrigare le pratiche di passaggio e potenzialmente trovare un modo per rimettersi in sesto. Tuttavia una minaccia terribile si nasconde tra i campi della cittadina e piano piano riemergerà, costringendo i nostri protagonisti a lottare per la salvezza del mondo

Ci troviamo quindi davanti a una storia che, almeno apparentemente, si discosta parecchio da quelle che già abbiamo visto. Innanzitutto perché c’è un cambio completo di scenario: non più gli altissimi grattacieli della Grande Mela, ma i campi delle campagne americane. Un mondo completamente diverso, in cui si sviluppa la vicenda, che cambia anche nei toni e nei suoi protagonisti.

I primi film erano action-comedy classiche, con i protagonisti adulti spesso coinvolti anche in situazioni e umorismo adulti. Qui invece con l’abbassamento dell’età dei protagonisti il tono è molto più da film per ragazzi, sulle linee dei grandi classici del genere come I Goonies o Stand By Me. Ma non preoccupatevi, perché dietro questo cambio Ghostbusters: Legacy nasconde lo stesso cuore degli Acchiappafantasmi che abbiamo tanto amato.

E chi chiamerai?

Jason Reitman, chiamerai Jason Reitman. È il suo coinvolgimento alla regia che ha messo il cuore in pace agli appassionati del franchise, rimasti scottati dal precedente tentativo di riportare al cinema gli Acchiappafantasmi. La presenza del figlio del regista originale (qui solo produttore), cresciuto proprio sul set di quei film, prometteva un rispetto estremo per l’origine della saga. E in effetti è stato così, con i suoi pro e i suoi contro.

Il film sembra aver seguito sia nella narrazione al pubblico che nell’effettiva realizzazione un approccio opposto a quello del tentativo di reboot del 2016. Quest’ultimo sembrava costruito con l’esplicito desiderio di ignorare il volere dei fan della saga, con ogni annuncio destinato a riaccenderne la furia online. Che bisogna dirlo, spesso era esagerata, vittima delle dinamiche da social. Il risultato finale è stato in realtà piuttosto apprezzabile (pur restando imparagonabile con l’originale) ma era ormai troppo tardi: il giudizio del pubblico era già arrivato e qualsiasi progetto di franchise fu accantonato.

Forse memori di quel risultato, qui si è scelto di fare una totale inversione. Ghostbusters: Legacy è un film che fa di tutto per conquistare gli appassionati del cult degli anni ’80, quello che si direbbe “un film per i fan, fatto da fan“. Sebbene in apparenza il cambio di location e toni porti su strade differenti, in realtà il risultato è ricco di momenti che faranno stringere il cuore a chi è cresciuto sognando di imbracciare uno zaino protonico.

I riferimenti sono peraltro giocati piuttosto bene, dando loro il giusto peso e facendoli sviluppare con la giusta calma. Qualche dettaglio viene fornito subito, che si tratti di richiami che tutti possono riconoscere o chicche dedicate ai più appassionati, per dare un assaggio di ciò che arriverà, per poi lasciare crescere tutto senza fretta, lasciando lo spazio di godersi a pieno anche la storia centrale.

Ghostbusters: Legacy ha i fan in mente, nel bene e nel male

ghostbusters legacy recensione

Volendo tenere un approccio critico più distaccato, bisogna dire che questa decisione comporta dei lati negativi. Alcuni personaggi, nel tentativo di creare un parallelismo con l’originale, risultano abbastanza abbozzati o macchiettistici, alcuni passaggi sono scontati o troppo rapidi, alcune citazioni troppo fuori contesto, di quelle che sullo sfondo noti Jason Reitman che ti fa l’occhiolino tutto esaltato: “Hai visto? Ti ho messo anche questo!“.

Però in fondo tutto questo non conta di fronte all’emozione che danno certe scene. Ghostbusters: Legacy è uno di quei film che ogni tre minuti fa scattare non solo le risate di pancia, ma gli applausi dalla sala. Che ti fa saltare sulla poltrona e venire le lacrime dalla nostalgia, che ti dà tutto quello che avresti sempre immaginato e lo fa con un cuore grandissimo.

Forse abbiamo una percezione distorta dal fatto di aver visto questa pellicola immersi nel contesto migliore possibile, durante la proiezione speciale di Lucca Comics & Games. Una serata in cui la sala era piena di fan, pronti a esaltarsi per tutto, dove l’eccitazione era palpabile. Ma usciti dal cinema eravamo felici di essere tornati ancora una volta in quelle atmosfere e avere condiviso queste emozioni con tantissimi appassionati.

Difficilmente vedremo Ghostbusters: Legacy in corsa per il Miglior film ai prossimi Oscar o citato nei grandi manuali di cinema, ma poco importa. Si tratta di un film che vuole regalare ai fan un’esperienza unica e in questo ha stravinto. Per costruire qualcosa di più c’è sempre tempo negli eventuali sequel.

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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