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GamerGate: femminismo e videogiochi

Non parleremo direttamente della guerra, ma ho dei punti di vista al riguardo e tutto comincia con Gavrilo Princip.

Se oggi qualcuno mi chiedesse di parlargli della prima guerra mondiale, ci sono ottime probabilità che le prime due parole ad uscirmi dal pappatoio sarebbero: "Gavrilo Princip, il maledetto studente serbo". Se è vero, come diceva il grande Gaetano Salvemini, che "la cultura è ciò che resta dopo aver dimenticato tutto ciò che si è studiato", ciò che è rimasto a me di quell'infame quadriennio è proprio il nome del giovane nazionalista servo-bosniaco, pretestuoso casus belli e proverbiale goccia ammazza-tensione-superficiale.
Perché?
Forse perché, al tempo, il fatto che un solo uomo potesse aver scatenato – a prescindere dalle "favorevoli" contingenze sociopolitiche – tanto caos, mi sconvolse.
O, più semplicemente, perché sono un essere umano (all'incirca), e – diciamolo – noi terricoli abbiamo un disperato bisogno di dare la colpa a qualcosa o qualcuno, un ente univoco, un nemico che ci permetta di indirizzare "correttamente" la furia del nostro comune dissenso.
E – diamine – siamo incredibilmente bravi a fare la pace quando c'è da fare la guerra.
Scusate. Come al solito mi perdo in chiacchiere cervellotiche e finisco per blaterare a caso.
Allora, dove eravamo….ah già! Gavrilo Princip.

Se fra una decina d'anni qualcuno mi chiedesse del #GamerGate (l'hashtag è importante) le mie prime parole probabilmente sarebbero: "Zoe Quinn….la Pandora del vaso del sessismo videoludico".
Per chi non lo sapesse, con il termine #GamerGate si intende quella particolare controversia internettiana nata e cresciuta sui forum di 4chan, 8chan e Reddit, a partire da una presunta ingerenza manipolatoria di stampo femminista, mossa ai danni della gaming culture e della stampa di settore.
In merito a quest'ultimo punto, “l'attentato” della sviluppatrice alla pacifica temperanza della gaming community, il casus belli della prima guerra mondiale videoludica, è stata la sua presunta relazione con un membro della stampa, l'editor di Kotaku Nathan Grayson.
Dopo aver ceduto alle grazie della Quinn, il povero Grayson sarebbe stato manipolato dalla sviluppatrice al fine di favorire mezzo stampa Depression Quest, il gioco della suddetta circea ammaliatrice. Tutte angherie svelate – opportunamente – dall'ex fidanzato della Quinn, giustamente irato per la di lei condotta.
Dapprima il movimento #GamerGate ha condannato il singolo caso (a suon di minacce e abusi di vario genere), poi la follia collettiva è arrivata a delineare tutta una rete cospiratoria di stampo femminista-minoritario, con un forte substrato di interessi collusivi nel rapporto stampa-industria.
Poi boom, la guerra.
Man mano che il fenomeno cresceva, raggiungendo nuovi picchi d'infamia, mi sono trovato ad arrovellarmi in riflessioni sulle radici profonde di questo odio traboccante.
Poi la comprensione mi ha attraversato come una freccia nel ginocchio (scusate) e mi sono pacificato.
Lo studente serbo, lo specchietto per allodole, la causa scatenante, il fottuto pretesto.
Il #GamerGate non è una storia di sessismo, misoginia, corruzione, collusione, etica e terrorismo, no, il #GamerGate è una storia di paranoia di massa e memetica virale.

Da una parte abbiamo un gruppo di menti arrabbiate (i "Gaters"), sospesi tra due realtà egualmente paranoiageniche, la società statunitense (o United States of Fear, se preferite) e la comunità  internettiana, pronti e disposti a vomitare odio su qualunque cosa si muova oltre la loro zona di comfort. Dall'altra abbiamo un banale caso mediatico, contestualmente arricchito di connotazioni decadenti da una logica sessista profondamente radicata. Ad un certo punto dieci, venti, cento voci rumorose danno vita ad un "meme egoista", una sorta di fenotipo comportamentale che diventa la pietra di volta di una sottocultura già cucinata a dovere da uno Stato di Paura persistente, abituato ad utilizzare la rete come cassa di risonanza. Ecco quindi che un movimento con connotazioni religiose (nel senso virgiliano del temine) comincia a produrre estremisti, uomini bomba (letteralmente, purtroppo) e fantasie social-riformiste, sulla base di una realtà percepita ormai tanto distorta quanto largamente condivisa. Se questa vicenda vi suona terribilmente familiare, è solo perché in effetti è una storia vecchia come il mondo – o meglio – come l'uomo.
Gavrilo Princip, Zoe Quinn, Charlie Hebdo, un proiettile, una trombata o una vignetta. Tutti emblemi, tutti bersagli di una massa umana alla disperata ricerca di un nemico contro cui schierarsi, uniti, a cui imputare le proprie sofferenze e i propri crucci o, più semplicemente, contro cui sfogare le proprie frustrazioni inconfessabili. 
Scusate, forse sto di nuovo divagando. Forse.
In fondo tutti noi soffriamo e ci angustiamo quotidianamente a causa di qualche forma di paranoia, una fantasia di cui perdiamo il controllo e che, pian piano, comincia a controllarci.
"La fantasia priva della ragione produce impossibili mostri, unita alla ragione è madre delle arti e origine di meraviglie", diceva il pittore spagnolo Francisco Goya, e io – nel mio piccolo – sono perfettamente d'accordo.

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Commenti

  1. Credo che la lezione che ho imparato seguendo la vicenda #gamergate sia di stare con i piedi per terra, circostanziare le critiche senza demonizzare l’avversario, non focalizzarsi su generiche offese ma su danni concreti. Il gamergate è un ottimo caso da studiare per capire come un dibattito può degenerare oltre ogni possibilità di recupero.

  2. Quello che hai scritto non è corretto.

    Parlare di realtà e percezione della realtà in un paese dove milioni di persone pensano che Berlusconi sia gesù salvatore e l’altra metà mafioso è abbastanza ironico.

    GamerGate è un movimento di protesta contro la manipolazione dei media. Nella fattispecie la corruzione che c’era nel giornalismo videoludico. Tutta questa storia di complottismo non esiste, sono cose chiare e documentanto che tra l’altro si sapevano da un sacco di anni.

    Adesso si sta allargando ai media comuni visto che stanno riportando la storia in maniera falsa senza fare un minimo di ricerca.
    Come in questo articolo, che è disinformato e completamente di parte, almeno secondo l’idea che mi sono fatto io in qualche settimana che studio la cosa.

    La parte corretta è la similitudine con la prima guerra mondiale, il casus belli, Zoe è infatti egualmente ininfluente. La situazione era pronta a scoppiare da prima e a nessuno interessa più il caso Zoe. Gli unici a parlarne sembrano essere i giornali che sono fermi a 8 mesi fa e Zoe stessa che ha forse interesse a mantenere viva la cosa ( attualmente vive di donazioni, in vacanza in europa ).

    Per chiarire, #Gamergate è un tag quindi chiunque può usarlo per qualsiasi cosa, di qui scattano tutti i fraintendimenti, di fatto però la maggioranza, ingnorata dai media, segue due 2 principi:
    1) onestà nei giornali di videogiochi, che da sempre facevano recensioni a pagamento.
    https://www.youtube.com/watch?v=ipcWm4B3EU4

    2) contrastare la disonestà di una nuova ondata di femmibanalismo stupido e superficiale che, oltre danneggiare il vero femminismo, vuole censurare e manipolare i contenuiti dei viodegiochi,.
    https://www.youtube.com/watch?v=UoucuL1jazI

    Anche in questo caso non c’è niente del complottismo, è tutto ben chiaro, evidente e dichiarato in più occasioni da protagonisti riconoscibili. Per far capire la realtà della cosa questa è la reazione del designer di God of War/Twisted Metal registrato di nascosto dopo un articolo femmibanalista https://www.youtube.com/watch?v=4XHlPWTUeBk

    l’aura complottista esite solo perchè tutti i commenti a riguardo vengono cancellati, viene soppressa ogni critica, i confronti razionali evitati e c’è stata una campagna sincronizzata di diverse testate contro Gamergate, ma è una semplicemente assonanza di idee. E’ come Libero che difende il Giornale che spalleggia il Foglio per salvare Berlusconi.

    La cosa divertente è che queste signore oltre a dare del misogeno a chiunque critichi i problemi di logica nei loro ragionamenti (anche se è pieno di donne, neri e gay che le criticano basta cercare #notyourshield ), usano il termine NEARD come offensivo, dicono che GamerGate è composto da neard, quindi è abbastanza ironico che vengano indirettamente difese in questo sito.

    Femmibanalismo e etica giornalistica si sono di fatto uniti in GamerGate perchè Zoe, in quanto femmina, ha subito usato la carta del sessismo, anche se le accuse, vere o false, erano evidentemente di tuttaltro tipo.

    Se non si sanno le cose è meglio non scriverne perchè poi magari dei del criminale a decine di migliaia di persone che non lo sono e forse qualcuno viene a lamentarsi. Poi si crede di essere perseguitati e invece si è solo vittima della propria stupidità, che è appunto quello che succede adesso a molti personaggi coinvolti. L’altra categoria di personaggi sono i super narcisisti, che si dichiarano perseguitati e due tweeter dopo per calmare le acque mandano a quel paese mezzo mondo (e poi chiedono donazioni, di qui nasce il termine vittima professionista)… siamo arrivati al punto che sono i pro-Gamergate a denunciare alla polizia le accuse che gli vengono poste per dimostrare che non sono vere.

    Ormai sui giornali la storia è falsa e si citano uno con l’altro senza ricercare la realtà, e anche wikipedia che vive di citazioni diventa sbagliata… e questa distorsione della realtà sta diventando la cosa veramente interessante e da studiare di tutto questo discorso.

    Consiglio la visione di GoneGirl per capire come GamerGate è stato trattato dai media. La paura la deve avere solo chi fa frodi e manipola le cose per interesse proprio.

  3. Mi spiace, Licantropo, ma trovo molte lacune di ricerca e informazioni incorrette in questo pezzo. Certo è un opinion piece, ma ciò non cambia il fatto che ci siano molti buchi e falsa retorica. Ciò mi dispiace perchè seguo il tuo lavoro, così come quello dell’intero staff, con molto affetto.

    Nel tuo articolo, tendi a disegnare le persone che sono a favore di #GamerGate come un insieme di barbari misogini e violenti che hanno come unico scopo attaccare una (o più) persone come Zoe Quinn per il semplice fatto di essere donne. Non ti do completamente la colpa per questo. Non perchè questa rappresentazione rispecchi la realtà (non lo fa), ma perchè questo è il modo con cui molti news outlet americani hanno deciso di rappresentare la questione, fermandosi alla superficie senza la minima intenzione di fare del reporting sensato. La verità è ben diversa e spero di riuscire a spiegarla come posso.

    Premessa: io scrivo per TechRaptor, uno di quei siti che è stato tacciato di “apologismo” nei confronti di GamerGate. Non ho scritto sull’argomento in se (altri colleghi l’hanno fatto) ma ho seguito e partecipato alla cosa con interesse sin dal day one quindi credo di poter parlare con cognizione di causa.

    Partiamo dall’inizio. Tu fai un paragone a mio parere molto azzeccato con l’attentato che diede inizio alla prima guerra mondiale, parallelandolo alla questione Zoe Quinn o, come era conosciuta all’epoca, “The Quinnspiracy”. Qui commetti un paio di errori. Dapprima dici che “Dapprima il movimento #GamerGate ha condannato il singolo caso (a suon di minacce e abusi di vario genere)”. L’errore è nel fatto che a quel punto GamerGate non era ancora nato.

    La questione Quinn è nata quando un suo ex, Eron Gjoni, pubblicò un post sul suo blog raccontando della fine della sua storia su Zoe. Sul tatto di questa azione (o mancanza di ciò) non mi esprimo. Il focus della cosa è che Eron racconta di come Zoe l’abbia tradito con, tra gli altri, Nathan Grayson, editor di Kotaku.

    Della vita privata di Zoe, sinceramente, non credo freghi niente a nessuno. La questione è che abbiamo una sviluppatrice di videogiochi che ha avuto una relazione con un giornalista di videogiochi che ha scritto del suo gioco in due occasioni senza che i lettori fossero messi a conoscenza della possibile parzialità dell’autore. Questo dalle mie parti si chiama conflitto di interessi.

    Si ci sono alcune persone che alla luce di tutto questo si sono scagliate contro Zoe Quinn. Non è il tuo primo giorno su internet. Sai bene che le figure pubbliche ricevono questo tipo di merdate tutti i giorni. È uno schifo, sono d’accordo. Ma personalmente non ho una soluzione al problema dei troll su internet e credo nemmeno tu o nessun altro. C’è gente idiota nel mondo e su internet la gente che non è idiota normalmente lo diventa. La Greater Internet Fuckwad Theory non fallisce mai http://i.imgur.com/P0qWO1B.jpg .

    Ciò che va detto è che questi “troll” sono una vocal minority. La stragrande maggioranza dei gamer quando questo conflitto di interessi è venuto a galla, hanno spostato l’attenzione verso Kotaku e Grayson, chiedendo a gran voce delle risposte per quanto riguarda questa mancanza di termini etici con cui la cosa è stata portata avanti. Sai come i gaming news outlet hanno risposto a questa richiesta di spiegazioni?

    L’anno scorso tra agosto e settembre 12 diverse pubblicazioni online hanno pubblicato nel giro di meno di 48 ore altrettanti articoli il cui contenuto è una variante di “gamers are dead”. Questi articoli sono sia nella forma che nel contenuto un attacco diretto ai propri lettori allo scopo di non dover rispondere delle proprie mancanze nascondendosi dietro allo smokescreen dei supposti attacchi a Zoe Quinn (attacchi che, ricordiamo, consistevano completamente in tweet).

    I gamer si sono incazzati come biscie e comprensibilmente. A quel punto Adam Baldwin (attore americano che ha recitato in serie TV come Chuck e Firefly) ha espresso solidarietà ai gamer sotto attacco dai media che dovrebbero invece tutelarli e ha usato PER LA PRIMA VOLTA l’hashtag #GamerGate.

    Sai come hanno risposto i gamer a questi attacchi dai games journalists? Donando in beneficenza.

    Mai sentito parlare di The Fine Young Capitalists? Si tratta di un’associazione no profit di beneficenza che ha lo scopo di incoraggiare le donne a entrare nello sviluppo dei videogames. #GamerGate, tramite 4chan, twitter, reddit e quant’altro, ha donato collettivamente più di 70.000 dollari alla causa per fare in modo che il progetto venisse fondato. il charity drive di TFYC aveva dei premi se si donava un tot (un po’ come kickstarter). Uno di questi era la possibilità di disegnare e inserire nel gioco che TFYC avrebbe sviluppato, un personaggio. 4chan ha disegnato, quindi, Vivian James, la ragazza la cui immagine è presente a più riprese nel tuo articolo e che è quindi diventata la mascotte dell’hashtag. Quindi abbiamo un “movimento” (non mi piace questo termine visto che si tratta essenzialmente solo di un hashtag ma vabè) che in teoria sarebbe votato a cacciare le donne dall’industria dei videogiochi che decide di raggiungere questo obiettivo donando a una charity che ha come scopo includere più donne nell’industria dei videogiochi. Uhm… qualcosa non quadra.

    Gli eventi che ho scritto finora, sono accaduti in qualcosa come meno di un mese da quando Eron ha pubblicato il post su Zoe. Un milione di altre cose sono accadute ma non ho ne il tempo ne la memoria di scriverle tutte.

    GamerGate sta andando avanti da otto mesi. Una “campagna di odio” presente unicamente su internet andrebbe avanti così a lungo? Anche perchè fa un po’ cagare come campagna considerato che assolutamente nessuna sviluppatrice ha lasciato la professione a causa loro. In compenso:

    1) È stata scoperta una mailing list chiamata GameJournoPros con dentro buona parte dei professionisti del game journalism (che, ricordiamo, in teoria dovrebbero essere in competizione) e con personalità come il presidente dell’Indie Game Festival. Questo semplice fatto dovrebbe farsi chiedere perchè persone che in teoria sono in competizione dovrebbero avere una mailing list del genere. Se poi pensi che è stato dimostrato che in quella mailing list sono state discusse cose come il blacklisting di Alistair Pinsof dall’industria o le pressioni fatte a The Escapist per proibire ogni discussione di GG dai loro forum.

    2) Numerosi siti (tra cui IGN) si sono sottoposti a una rivisitazione dei propri termini e accordi etici per quanto riguarda soprattutto i disclosure quando si parla di qualcosa per cui è possibile che l’autore non sia imparziale

    3) Molti indie game developer si sono schierati con GG a rischio di vedersi messi in lista nera dai suddetti siti. Per molti di questi sono in atto della (inefficaci) campagne di boicottaggio da parte degli anti GG

    4) Alcuni sviluppatori AAA (buona parte dei quali hanno deciso di venire avanti in modo anonimo temendo per la propria carriera) si sono dimostrati simpatetici alla causa di GG

    5) Corruzione e nepotismo nel mondo indie viene alla luce. Ad esempio si è scoperto che almeno 8 giudici della commissione che premiò FEZ all’indie game festival, erano diretti finanziatori del gioco

    6) un hashtag sorella di gamergate, #NotYourShield è nato per permettere alle donne e le minoranze razziali di dimostrare il proprio dissenso verso una parte dei game media che stava, essenzialmente, usandoli come scusa per le proprie azioni e per non doverne rispondere. Centinaia di donne e persone di colore usano l’hashtag ogni giorno ed ogni giorno vengono accusati di essere dei maschi bianchi che fingono di essere donne o di colore per portare avanti la causa di GG.

    E questi sono solo alcuni esempi. I gamer in questa controversia sono stati chiamati terroristi, peggio dell’ISIS, paragonati a Hitler e peggio. Ma nessuno ne parla.

    Per quanto riguarda il “complotto femminista”, un utente su reddit ha dato una risposta che ancora oggi io trovo perfetta alla domanda “Qualcuno può dirmi per che cazzo voi gente state litigando?”. Ed è la seguente (spero l’inglese sia il vostro forte).

    “The main reason you get that impression is because the two sides are arguing for two separate issues.
    Gamergate want disclosure and transparency in journalism. Less nepotism, cronyism and bullshit.
    Anti-gamergate claim, as a result of ancillary individuals, that gamergate is anti-feminism, pro-harassment, and are full of misogynistic people of the most evil sub-culture in existence, gamers. All of which is lacking in definitive proof that the whole of gamergate focus is about any of those things, while there is a lot of proof that GG is for ethics in journalism and have proven results to that effect.
    Thing is, the two overarching objectives aren’t necessarily at odds at all. Most GGers are pro diversity and equality in all things, including video games. Most of the main feminists decrying GG though are less about equality and building up one side and more about tearing down the other to make women more “empowered”. They play professional victim roles and earn lots of bank doing it. While they do get harassed, they don’t seem to take steps that would prevent them from ever having to see the harassment. Overall they don’t matter much, except in that they paint GGers as devils incarnate to extend this agenda as much as possible. And hard to argue why; they make thousands of dollars a month doing it.
    Trolls and extremists should all be decried as what they are and ignored or have legal action taken where appropriate. From both sides. But groups are being labeled based on the actions of a few. It got so bad that #NotYourShield was made specifically by people tired of being labeled by others who didn’t know what they were talking about and just trying to push their own agenda.” ( link )

    L’ultima parte è particolarmente importante perchè bisogna ricordare che ENTRAMBE LE PARTI stanno mangiando merda. Si tratta nel 90% dei casi, sia per gli attacchi ai pro che ai contro GG, di troll che non hanno niente a che fare col dibattito in se ma che cercano solo di far azzannare la gente tra loro per divertimento.

    E quando dico che entrambe le parti subiscono minacce e peggio non tiro a indovinare. Per dirne una, Milo Yannopulos, un giornalista che ha scritto a favore di GG su breitbart, sito di destra inglese, si è visto recapitare per posta. in due occasioni diverse, una siringa piena di un liquido e una carcassa di un piccolo animale. KingOfPol, un utente che ora si è ritirato da GG, si è visto recapitare dalla francia un pacco contenente un coltello e un biglietto con scritto “Kill yourself”. Almeno due persone pro GG sono state “swatted” (una pratica che consiste nel chiamare la polizia con una falsa accusa di emergenza su una persona allo scopo di fare irrompere la SWAT a casa della vittima). Quindi si, la merda la prendono tutti, ma GG va avanti perchè ad alcune persone non va di essere trattato una merda. Inoltre non posso parlare per entrambi i lati della vicenda, ma GamerGate ha sempre condannato le azioni della “vocal minority” di troll.

    Quindi che dire. Worst harassment campaign ever. Can’t even harass properly.

    (per altre informazioni, vi rimando qua http://gamergate.me/ e qua http://wiki.gamergate.me/ )

    Scusate il Wall of Text.

    Mi raccomando ON, continuate col vostro lavoro

  4. Innazitutto vi ringrazio tutti per i commenti.
    Luigi, hai espresso l’intera storia da una prospettiva diversa dalla mia e assolutamente rispettabile.
    A prescindere dalle mie personali opinioni sull’intera vicenda #GamerGate, quello di cui volevo parlare nel mio articolo non era tanto il movimento GG in sé, nella pruralità delle sue correnti di pensiero. Quello di cui volevo parlare è più che altro quel filone “fondamentalista” e pretestuosamente indignato che appare, puntualmente, all’insorgere di un qualsiasi fenomeno di massa, finendo per trasformare l’eccezione in regola. Una minoranza rumorosa che si autoalimenta di paranoie e chiacchiere da caserma, come anche in questo caso.
    Per il resto, come giocatore e giornalista di settore, ritengo che alcune meccaniche orribilmente clientelari, legate – a doppio filo, purtroppo – al mondo della carta digitale, rappresentino un immeritato “calcio sulle palle” tanto alla community dei gamers, quanto ai membri di quella stampa “buona” che fa dell’etica il suo principio operativo numero uno.

    Ti ringrazio nuovamente per il Wall of Text 😉

  5. Capisco quello che intendi comunicare e credo anche che tu in un certo senso ci sia riuscito. Spero capirai anche il mio punto di vista.

    Il tuo obiettivo era di parlare di un fenomeno molto largo e complesso ma usando uno specifico “caso di studio”. Trattandosi di un caso di studio così variegato, complesso e pieno di contraddizioni e sfumature come lo scandalo #GamerGate, si rivela impossibile spiegare la premessa per poi legarla bene con la conclusione che è poi l’obiettivo dell’articolo. Fornire il background su qualcosa che ha raggiunto delle dimensioni di questo calibro richiederebbe ben più di un articolo… o dieci o cento per il caso specifico. Quindi mi rendo conto che è immancabile la necessità di omettere i dettagli. Avrei solo preferito che, essendo GG in buona sostanza di un dibattito, si fosse spesa parole per entrambi i lati.

    Detto questo, sono d’accordo con quello che volevi dire. Sono fondamentalmente contro gli estremismi in ogni loro forma e spesso e volentieri in queste controversie parte una velenosa atmosfera di “con noi o contro di noi”. Ma questo non è un problema che nasce dalla cultura del gaming, ma dalla cultura di internet. È un mezzo di comunicazione che purtroppo favorisce la creazione di uno spazio in cui puoi permetterti di circondarti solo di persone che la pensano come te vedendo chiunque altro come “il nemico”. Poche altre cose sono altrettanto malsane.

    Il consiglio migliore per trattare con queste persone lo diede TotalBiscuit: i troll si cibano di attenzione quindi bisogna ridurli alla fame. ignorarli. Parlare con i moderati sia della propria idea che dell’idea contraria e contemporaneamente ignorare chi passa solo il tempo a lanciare merda.

    Purtroppo è piu facile a dirsi che a farsi

  6. Ah dimenticavo: Keep up the good work ON & Licantropo 😉

    Torniamo alle cose importanti: i videogiochi. Ho un PG da livellare e un gioco da recensire.

  7. Sinceramente non avevo saputo niente di #gamergate fino a ora. Sono ovviamente sempre felice di tenermi aggiornato su quello che avviene, per quanto rimanga sempre rattristato nel sentire di certe cose. Sono però ancora più felice di averlo scoperto grazie a questo articolo/editoriale/non sono sicuro di sapere la parola giusta. Non solo perchè è ben scritto (perchè lo è, complimenti per questo) ma perchè ha saputo spiegarmi la vicenda centrale e contemporaneamente inquadrarla in un piano più ampio – un patchwork, se mi si passa il paragone. Una sequenza di eventi con un contesto, un peso e uno svolgimento molto diverso ma tristemente sempre molto simile.

    Sono assolutamente d’accordo sul discorso del bisogno di un capro espiatorio (Malaùssene docet) e ancora di più su quello della paranoia collettiva che trova nel web oramai una cassa di risonanza forse anche eccessivamente efficiente.
    Penso però che il problema sia anche un altro, per tutti coloro i quali si immolano per un qualcosa che è stato ingigantito e manipolato: la mancanza di curiosità. Perchè tutto può essere ingigantito ma niente può essere più d’aiuto che realizzare che dietro il lenzuolo su cui si trova l’ombra di un aquila c’è solo un bravo illusionista che vuole. Se invece che limitarsi a surriscaldarsi e a immolarsi per la causa (qualunque essa sia) le persone dimostrassero il loro interesse per una qualsiasi situazione scottante approfondendola e chiarendone i dettagli sfuggenti. Capendone tanto bene le cause (di ogni sorta) da non dimenticarle, così da evitare che qualcuno possa trasformare una qualsiasi notizia, in una ingigantita e snaturata caricatura di sè stessa.
    In fondo, Gavrilo Princip non era da solo nel compiere il suo attentato e quello che fece forse lo fece per un motivo, uno dannatamente serio per lui e i suoi compagni… forse, o forse no. Ma anche se così non fosse e se Princip, come la signorina Quinn, avessero commesso quello per cui li si giudica per pura cattiveria/interesse persoanali/inserire qui alternativa dov’è lo scandalo? L’unica differenza tra la mamma dei cretini e quella degli Esseri Fatti di Stronzio è che la Madre dei cretini ogni tanto va in ferie. Anche se entrambe hanno figli di ogni sesso, etnia, religione ed estrazione sociale.

  8. Grazie per il tuo contributo Angelo. Hai colto esattamente il punto del mio erratico chiacchiericcio :D, e condivido appieno le tue riflessioni sulla “superficialità deviante”.

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