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Figlia di Luna: una conversazione con Greta Xella

Quattro chiacchiere con Greta Xella, nuova autrice per Bao!

L’edizione 2021 di Lucca Comics & Games è stata per molti versi strana. Dagli ingressi contingentati, alle mura prive dei consueti punti di ritrovo, alle incognite organizzative, molti sono stati i fattori che remavano contro alla buona riuscita della fiera. Eppure ciò che contava, ciò che ha sempre contato, c’era eccome: l’atmosfera di festa, la continua meraviglia di fronte a ogni novità, i cosplayer ingombranti, la pioggia… E, per quanto ci riguarda, l’aspetto più magico, ovvero la possibilità di incontrare gli autori! I nostri preferiti, le vecchie glorie, e soprattutto le novità: il mondo dei fumetti è sempre vorticoso e attivo, e uno dei piaceri più grandi è proprio quello della scoperta di autori nuovi, di cui innamorarsi ed appassionarsi.

È esattamente ciò che è successo con Greta Xella, autrice di Figlia di Luna, appena pubblicato da BAO Publishing. Figlia di Luna è una storia emozionante, che ci ha toccati davvero molto da vicino. Abbiamo avuto l’opportunità di sederci con Greta sui comodi divanetti dell’area stampa di Lucca Comics & Games e parlare con lei di fantasy, di disturbi mentali, di Harry Potter e della dimensione terapeutica dello scrivere fumetti. Ecco cosa ci siamo detti!

La parola a Greta Xella

figlia di luna

Gabriele Bianchi (orgoglionerd): Mi parli della tua formazione, della tua carriera? Questa è la tua prima esperienza da autrice completa a Lucca…

Greta Xella: Questo è il mio primo libro come autrice di testi e disegni insieme, ma ho cominciato nel 2012 a pubblicare come disegnatrice per case editrici e autoproduzioni, volevo macinare tavole, disegnare, disegnare e disegnare. L’ho fatto, ma non trovavo ancora la mia collocazione come narratrice. L’illuminazione è arrivata lavorando con Attaccapanni Press: ogni anno realizzano un’antologia a fumetti, e ogni autore coinvolto può interpretare il tema come preferisce. Per “Grimorio”, il primo volume incentrato sulla magia, io ho sviluppato la storia di due gemelle non sorelle – una delle due è Vera, cugina della protagonista di Figlia di Luna, Tia – un personaggio che ho creato già ai tempi delle scuole medie per raccontare indirettamente come stavo. Poi BAO mi ha chiesto se volessi provare a realizzare un libro. Io non sapevo se fossi pronta, ma mi sono anche detta che se avessi continuato a pensarla così non lo sarei mai stata. Quindi “ho saltato” e mi sono presa i miei tre anni e mezzo per fare tutto come si deve, senza fretta.

G: Come ti trovi in BAO?

X: Ho collaborato con diverse case editrici, credo che BAO al momento sia il posto più adatto a me. Nella mia esperienza (prima di tutto come lettrice), è un editore che cerca narrazioni che possano trasmettere un messaggio, qualcosa di bello o che addirittura non c’era prima e più approfondivo la collaborazione e più mi rendevo conto di quanto io volessi veramente fare parte di questo tipo di approccio al fumetto e alle storie.

G: Leggendo questo fumetto appare chiaro che derivi da un’esperienza tua, intima.

X: Ho avuto un’esperienza che mi ha spinta a scrivere il libro, ma preferisco non parlarne nei dettagli. Non per privacy, ma perché vorrei che Figlia di Luna fosse interpretabile da tutti in modo personale, altrimenti avrei fatto un’autobiografia. Certo, per me è stato anche terapeutico lavorare a questo libro, ma la mia speranza è che possa risuonare anche a chi ha attraversato o sta attraversando qualcosa di diverso dal mio caso specifico, oppure che possa essere una storia che il lettore si gode come un’avventura .

G: In effetti il libro è strutturato su più livelli. Il primo livello che si incontra è quello di una bella storia fantasy, con tanti elementi fantastici, ma tutto ha una chiave di lettura ulteriore. Io sono molto incuriosito, ad esempio, dal popolo ragno. Chi sono i ragni?

X: Fuori di metafora, nel nostro mondo, i ragni sarebbero i “consigli esterni”: pareri medici, religiosi o spirituali. Rappresentano la conoscenza di quello che, in teoria, è il “giusto” e lo “sbagliato”, l’etica. Ma è sempre necessario capire da chi andare per fare la domanda giusta e ricevere la risposta che si cerca. Come si vede nel libro, prima bisogna preparare a lungo la domanda ed essere in grado di porla, altrimenti questi ragni che così tanto sanno, non possono dire ciò di cui davvero si ha bisogno.

G: Nel livello dell’avventura fantasy, sono un po’ l’obbiettivo della ricerca.

X: Certo, loro hanno le risposte, ma non è detto che si riesca ad comprenderle e portarle con sé. È un percorso lungo, bisogna sviluppare consapevolezza. Nel caso di Tia, la scelta di imbarcarsi nel viaggio spettava solo a lei, perciò ha dovuto farlo con grande determinazione, anche se con un poco di timore per le risposte che avrebbe potuto trovare.

G: E anche con il giusto grado di crescita personale, vero? Possiamo dire che questo sia un romanzo di formazione?

X: Certo.

G: Sia per Tia che per la mamma, in qualche modo?

X: Assolutamente!

G: L’avventura è della ragazza…

X: … sì, ma la metamorfosi vera e propria avviene principalmente per la madre. Tia diventa consapevole di cose che le erano state precluse per la giovane età: si dà spesso per scontato che i più giovani non possano capire certe cose, o si pensa di tutelari non rendendoli partecipi, quando in realtà lasciandoli all’oscuro si rischia l’effetto opposto. Tia non vacilla: il suo intento è aiutare sua mamma e finisce col farlo, anche se in modo differente da quello che credeva. Alla fine riesce a vedere le cose da un punto di vista diverso, dando un’altra connotazione al disagio della madre, costruendo un nuovo rapporto. Dovremmo ricordarci di farlo con le malattie o i disturbi mentali, perché, in alcuni casi, anche quando sembra di essere arrivati a un vicolo cieco, si può ancora ripartire.

G: Anche nel finale, non c’è guarigione.

X: Le cose non sono bianche o nere. Vorrei che questa storia incontrasse tanti lettori giovani per poterglielo dire. Anche per questo sento di dedicare il libro anche alla Greta di tredici anni. È la storia che avrei voluto leggere quando stavo attraversando un periodo difficile. So che sembra un un po’ sciocco, ma Harry Potter, all’epoca, mi ha salvato la vita. Mi sono gettata a capofitto in un mondo fantastico ed è lì dentro che ho trovato simboli e linguaggi che mi hanno confortata.

G: Mi parli della figura del padre?

X (sorride): Il padre è la roccia della famiglia, ma ha molte fragilità e per non sgretolarsi non si apre mai. Per questo racconta poco a Tia di quello che succede alla madre e di come la vive lui, anche se è l’unica che potrebbe effettivamente capirlo e supportarlo. Invece decide, per tutelare l’infanzia della figlia, ma anche un po’ se stesso, di tenere tutto dentro, in un equilibrio che si dimostrerà precario.

figlia di luna

G: Che poi è quello che succede nella storia. C’è questa esplosione stellare che lui letteralmente contiene…

X: Esattamente.

G: Però poi si scopre che non è quella la soluzione, tant’è vero che per arrivare alla soluzione bisogna passare proprio attraverso quell’evento.

X: L’accettazione è fondamentale. Come dicevo prima, a me sarebbe piaciuto dire ai lettori che andrà tutto bene, ma le sfumature sono tante e certe cose non possono tornare come prima. In un certo sento la dualità della madre è un Tao, che alla fine diventa unico. Il male non viene sconfitto, viene equilibrato, e per me questo è il vero lieto fine. Altrimenti non sarebbe realistico.

G: Ti faccio una domanda che contiene degli spoiler. Lo specchio, nel finale. Che cos’è? Il dono della madre alla figlia, alla fine, è vedere sé stessa, che comporta una certa angoscia, ma è una tappa necessaria…

X: Lo specchio deve ricordarci sempre chi siamo: anche se ci sono parti oscure, è fondamentale essere sinceri con se stessi. Tia non è stata colpita dal raggio di Luna, ma ora che l’ha visto in azione nella madre ne capisce l’eccesso, guardandosi allo specchio si rende conto che quella punta di paure, di incubi… c’è anche in lei. Si riconosce e si spaventa. Credo che dentro ognuno di noi ci sia questa dualità che necessita di equilibrio, non è detto che perché abbiamo avuto una bella giornata o stiamo attraversando un periodo positivo allora stiamo “bene” o che non ci sono problemi e lo stesso discorso vale anche fatto al contrario. Bisognerebbe avere molta più attenzione verso come ci si sente e alle sensazioni che si provano in base al periodo, al contesto o alle esperienze vissute.

G: È bello che sia una mamma che lo regala ad una figlia.

X: Adesso c’è molta più tranquillità e apertura nel parlare di benessere psicologico, ma non è sempre stato così. Ognuno può trovarsi ad affrontare cose fuori dall’ordinario, ma non per questo devono avere un’accezione negativa o farci sentire isolati o farci vergognare, a volte bisogna cambiare punto di vista e accettare gli aiuti giusti.

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Figlia di Luna
  • Xella, Greta (Author)

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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