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Dune: larger than spice | Recensione

Parliamo del nuovo, attesissimo film di Denis Villeneuve

Dune è finalmente arrivato nelle sale. Il nuovo lavoro di Denis Villeneuve è disponibile da oggi nei cinema italiani, dopo un percorso tortuoso e intricato. Tanto si è detto nel tempo su quanto quest’opera fosse difficile da trasporre sul grande schermo e se ciò non fosse abbastanza, si sono messi di mezzo anche gli ultimi mesi, che sappiamo benissimo non essere stati i migliori per film così imponenti. Ora però l’attesa è finita e finalmente possiamo vedere questa pellicola e sapere se ne sia valsa la pena. E, dopo averlo visto in anteprima, in questa recensione di Dune possiamo scoprire insieme perché la risposta a questo dubbio è totalmente positiva.

Recensione Dune: un mondo tutto da scoprire

Molto si è detto, si diceva, su quanto sia difficile portare il grande mondo creato da Frank Herbert al cinema. Già dall’inizio del film si può percepire quanto sia stato complesso il lavoro di Villeneuve e degli altri autori per riuscire a restituire al meglio ogni aspetto di questo universo. Gran parte della prima ora di Dune è chiaramente destinata a porre le basi della storia, fornendo allo spettatore una mole eccezionale di informazioni.

Tuttavia, questo lavoro è fatto con raffinatezza, portato avanti minuto dopo minuto con piccoli passi. Dune si prende il proprio tempo, riuscendo a farci entrare lentamente nella narrazione, senza mai davvero fermarla. Gli autori scelgono di non prendere la strada più scontata (e probabilmente più semplice ma anche meno efficace) di un prologo che raccontasse tutto, scaricandoci addosso una pletora di nomi e dettagli.

Viceversa, puntano a costruire tutto piano piano. Resta sempre piuttosto ovvio individuare quali sequenze sono state concepite con lo scopo principale di dare al pubblico un modo per conoscere il grande universo di Dune, ma non si tratta praticamente mai di mera esposizione. Con un espediente intelligente, anche nelle scene più didascaliche c’è sempre un qualcosa che faccia avanzare il racconto.

E così per gran parte della pellicola, la sensazione è la stessa che si ha quando si entra in acqua. Un passo alla volta, guardandosi intorno e abituandosi senza fretta di tuffarcisi. Nonostante i tantissimi nomi e concetti da conoscere raramente ci troveremo spaesati o confusi e arrivati alla fine del primo atto saremo davvero pronti all’inizio più della storia. Insomma, saremo completamente immersi nel mare di sabbia di Arrakis.

Recensione Dune: semplicemente maestoso

© 2020 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Un altro aspetto che colpisce di Dune è quanto sia imponente. Abbiamo cercato di giocarci nel titolo di questa recensione, ma bisogna vederlo per potersene rendere conto. Questa storia è incredibilmente ambiziosa ed estesa: il racconto nei libri copre un arco temporale immenso, non semplici anni ma interi millenni. Già la stessa ambientazione in un futuro davvero distante (ben oltre la prospettiva di un secolo o meno a cui siamo abituati) rende l’idea dell’enormità dell’opera.

A questo si accompagna il complessissimo lavoro di design e regia portato avanti da Villeneuve. Ogni inquadratura, ogni set serve a restituirci l’ampiezza eccezionale degli spazi di Arrakis e delle altre location del film. Ci sentiamo piccoli davanti a questi ambienti che appaiono sconfinati anche quando sono al chiuso, ma non sono mai davvero spogli. Guardare Dune è come osservare una montagna dal basso o gettare l’occhio su un precipizio: quella sensazione di immensità ci travolge in ogni sequenza, uno dei motivi principali per cui non lasciarsi sfuggire il passaggio in sala.

Per quanto la maggior parte della storia si svolga sul pianeta Arrakis, con le sue dune e i suoi vermi delle sabbie, possiamo già iniziare a vedere anche altri luoghi del grandissimo universo di Herbert. Ciascuno di questi è profondamente caratterizzato e gioca con la nostra immaginazione, sfruttando il design per trasmetterci sensazioni e guidando il racconto. Tutto è curato, con un impegno e una scala che vanno ben oltre lo standard. Siamo davanti a un’opera che è guidata da un desiderio di trascendere, andare oltre e creare qualcosa di superiore a ciò a cui siamo abituati.

Un film serio, ma non freddo

dune recensione villeneuve
© 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

C’è poi un altro aspetto che vale la pena evidenziare in questa recensione di Dune, cioè quanto sia capace di creare profonde connessioni con i personaggi senza per questo dover alleggerire i toni. In un ambiente cinematografico che sembra dividere nettamente i blockbuster tra quelli ricchi di momenti comici e quelli estremamente cupi, Dune ci mostra una ‘terza via’. Pur senza avere praticamente nessuna scena leggera, ma mantenendo invece costante la gravitas, riusciamo comunque a scorgere degli attimi di luce, legandoci a tutte le figure che incontriamo lungo la strada.

In questo un aiuto arriva sicuramente la fotografia di Greig Fraser, che riesce a restituire perfettamente l’epicità e l’importanza della narrazione anche da un punto di vista visivo. Parallelamente il lavoro fatto da Hans Zimmer alle musiche è ancora una volta eccezionale. Sarà appassionante riscoprire nel prossimo futuro questa colonna sonora, ripercorrendone i temi principali.

Ovviamente poi gran parte del contributo va all’eccezionale cast. Anche questo è stato un elemento ampiamente discusso nei mesi che hanno condotto a questa uscita. Il film è disseminato di nomi celebri, dalle parti più secondarie che vedono avvicendarsi Dave Bautista, Javier Bardem e Charlotte Rampling, via via salendo passando per Oscar Isaac, Jason Momoa, Stellan Skarsgård per arrivare al protagonista Timothée Chalamet.

Ciascuno di loro regala performance eccezionali, incredibilmente in parte. Ancora una volta vale la pena di dar credito a Villeneuve per essere riuscito a estrarre da ciascuno di questi interpreti il meglio. Quando il nome meno convincente del cast (in senso non assoluto ma solamente relativo, sia chiaro) è quello di un talento come Rebecca Ferguson sai di avere davanti un’opera sconvolgente.

Recensione Dune, cosa state aspettando?

dune recensione villeneuve
© 2021 Warner Bros. Entertainment Inc. All Rights Reserved.

Non c’è niente da aggiungere su questo Dune, la nostra recensione è indubbiamente positiva ed entusiasta. Ci troviamo davanti a un’opera mastodontica che punta a far avanzare il genere, per lasciare un segno memorabile nella storia. Molto della capacità di portare a termine questo obiettivo dipenderà naturalmente da come procederà il progetto.

Questo è infatti solo il primo passo nel grande universo di Dune, che apre delle porte su una storia fantastica. È un lavoro che non nega la propria natura introduttiva, sebbene troviamo che l’impressione di un’opera che ha uno sguardo interamente proiettato sul futuro, con un finale troncato, che sembrava emergere dalle prime reazioni alla Mostra di Venezia sia fin troppo dura.

Resta il fatto che questo universo ha ancora molto da mostrarci e il film non ha paura di dirlo esplicitamente. Per questo la nostra recensione di Dune non può che concludersi con un invito a correre in sala a scoprire l’ultimo lavoro di Villeneuve. Da una parte perché i risultati al box office avranno chiaramente un ruolo di rilievo nel definire se e come questo progetto potrà proseguire (soprattutto considerato che il nostro Paese non è ancora coperto da HBO Max).

Soprattutto però, possiamo assicurarvi che è un’esperienza che vale la pena vivere sul grande, grandissimo schermo. Se tutto andrà bene, fra anni ricorderete ancora questa visione e la possibilità di averla sperimentata in quel momento, a quei livelli. Quando, incrociando le dita, avremo esplorato ogni angolo di questa storia, sarà importante potersi guardare indietro e dire: “Io c’ero“.

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  • Herbert, Frank (Author)

Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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