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Doctor Who: una stagione in bilico

“It was sad. And it was beautiful. And it is over.”
Con le parole di Me possiamo riassumere ciò che è stata questa nona stagione di Doctor Who. Una stagione, la seconda con il Dodicesimo Dottore alla guida del TARDIS, che ci ha portato di nuovo Missy, ha fatto nascere il nuovo personaggio di Me, ma soprattutto ha definito la relazione fra Clara e il Dottore, e la sua fine. Forse.
La voce che Clara avrebbe lasciato il TARDIS girava già da un po’, e tutti ci aspettavamo che da un momento all’altro girasse l’angolo colei o colui che l’avrebbe sostituita. Missy? Nah, improbabile. Ashildr/Me? Sembrava un personaggio papabile ma non è successo (ancora). Osgood? Tutti se l’aspettavano da quando è stata inserita ma sembra avere altro da fare. Niente è andato secondo i piani, nemmeno l’addio di Clara. O meglio, l’addio c’è stato, un addio da manuale: morta con coraggio per la sua bontà d’animo, chiedendo al Dottore di non vendicarla, discorso finale, goccioloni a fiumi e chi più ne ha più ne metta. Era stato bello. Retorico, scontato per alcuni, ma aveva dato quel senso di chiusura e completezza ad una companion di così vecchia data. Il racconto era andato avanti, tutti ci eravamo messi il cuore in pace, due settimane di lutto, la ferita faceva ancora male ma si era cicatrizzata bene. E invece no.  
Proprio come il Dottore è stato incapace di ascoltare Clara e lasciarla morire senza rovesciare il mondo nel tentativo di impedirlo, Steven Moffat non ce l’ha proprio fatta a lasciare lo spettatore con quell'addio. Ed ecco che il Dottore rivela il suo piano: ripescare Clara al momento della sua morte e rischiare di distruggere lo spazio-tempo pur di portarla via da quell'istante. Il piano fallisce ma la magia è spezzata, quell'addio così toccante, quel momento prezioso, è come se non fosse mai successo. Era stato triste, ma era stato bello, e ora è rovinato. E come se non bastasse il Dottore vuole cancellare la memoria a Clara. Lei protesta, giustamente sente di avere il diritto di preservare ciò che è stato, i bei momenti, e quelli tristi. Alla fine è il Dottore a dimenticare, ma l’effetto per lo spettatore non cambia, di nuovo ci sentiamo come Clara: tutto ciò che è successo nelle ultime tre stagioni perde un po’ di significato ora che il Dottore non lo ricorda più.
In due episodi tutto è cambiato, ci troviamo con una ferita ancora aperta e l’amaro in bocca, ma soprattutto senza uno straccio di conclusione, che è la cosa peggiore. Clara non ha più battiti, deve tornare a Gallifrey al momento della sua morte, ma alla conclusione dell’episodio ci fa intuire che prima di tornare al suo destino farà un bel giretto nel tempo e nello spazio con Ashildr. Non c’è niente di male, anzi, sarebbe davvero interessante vedere qualcuna delle loro avventure, ma quando in Doctor Who una questione rimane aperta a noi vengono sempre un po’ i brividi. Capita ogni tanto che queste situazioni inconcluse rimangano tali, o che vengano grossolanamente ricucite quando non possono più essere sfruttate ulteriormente, e davvero, non vorremmo vedere il personaggio di Clara fare questa fine. 
Lo speciale di Natale è imminente, e ci aspettiamo momenti di grande gioia e divertimento fra il Dottore e River, che saranno fantastici ma stoneranno con questo senso di incompiutezza lasciato dalla nona stagione. Una stagione che non stiamo mettendo al rogo, anzi, che ci è piaciuta davvero,  ci ha portato episodi di grande qualità, momenti toccanti recitati impeccabilmente, un nuovo personaggio di cui siamo già innamorati interpretato da Maisie Williams, ma con una conclusione che ci fa molta paura, perché lascia troppi fili penzolanti che devono essere ricuciti con grande maestria perché non finiscano per rovinare la visione d’insieme. 
Infine un ultimo aspetto che crediamo meriti una menzione: Gallifrey. Quando, alla fine di Heaven Sent, abbiamo visto che l’ultimo episodio sarebbe stato ambientato a Gallifrey non stavamo più nella pelle. In fin dei conti di questo fantomatico pianeta si è visto ben poco, più che altro scorci, brevi scene, personaggi. Nemmeno dopo The Day of the Doctor è stata sciolta questa aura di mistero che lo circondava. In Hell Bent tuttavia Gallifrey è stato trattato circa come qualsiasi altro pianeta, pochi preamboli e poche spiegazioni: c’è un governo, c’è una capsula per andare in punti dello spazio-tempo e prelevare la gente, c’è una cripta col database dei Time Lords. Il tempo stringeva e probabilmente non c’era tempo per le presentazioni, ma a noi sarebbe piaciuto un approccio più lento ad un ambiente di cui tanto si è parlato ma poco si era visto. E voi cosa ne pensate? 

Giada Rossi

Laureata in Astronomia, aspirante Astrofisica. Curiosa di natura. Scrivo soprattutto di scienza, ma preferisco parlare di cani buffi.

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Un commento

  1. Non concordo quasi per nulla, mi spiace.
    L’unica cosa su cui sono d’accordo è che Clara avrebbe dovuto morire in quell’episodio, punto e stop.
    Affrontare “frettolosamente” Gallifrey per me è stata una scelta indovinata…sono anni che aspettiamo questo momento, ma rendere proprio tale momento lento e pieno di spiegazioni avrebbe, sempre secondo me, rovinato tutto. E’ giusto che si veda quel che basta e che rimangano molti misteri aperti.
    A mio giudizio una delle migliori stagioni di Doctor Who, con uno dei migliori finali.
    Tranne che per Clara, ma esattamente per il motivo contrario riportato dall’autrice dell’articolo: a me Clara stava sonoramente sulle balle, soprattutto in coppia con Capaldi, e nonostante abbia trovato la scena della sua morte un po’ affrettata (seppure molto bella), il sollievo di essercela levata di torno era enorme, proprio per questo Moffat avrebbe dovuto lasciarla nella tomba e stop.

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